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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 47131/2023 del 23/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza di appello per violazione di legge (anche con riferimento all'art. 533 c.p.) deducendo che i giudici di merito hanno erroneamente ritenuto provata la detenzione a fini di spaccio nonostante sussistessero ragionevoli dubbi. Si assume che gli elementi utilizzati per escludere la destinazione ad uso personale (posizione dellecce sottosedile, presenza di due tipi di stupefacente, luogo e orario, rinvenimento di 600 euro) siano generici, suscettibili di una diversa lettura e non idonei a dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio la finalità di cessione.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata. I giudici di legittimità hanno ritenuto che gli indizi valorizzati in appello non avessero il necessario carattere di gravità, precisione e concordanza per superare la soglia della prova "oltre ogni ragionevole dubbio": la collocazione della droga (in parte sotto il sedile e in parte nel portafogli di un terzo), la vicinanza a una nota piazza di spaccio, la presenza di 600 euro non sequestrati al ricorrente e il silenzio processuale non erano elementi univoci e idonei a dimostrare la detenzione a fini di spaccio. È stato inoltre rilevato dubbio circa la effettiva detenzione da parte del Derdouri, posto che una parte della sostanza era nella disponibilità del terzo imputato; mancava, quindi, prova convincente della partecipazione attiva del ricorrente al reato.

Norme richiamate

  • d.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 5

    Norma incriminatrice utilizzata per la contestazione (detenzione di sostanze stupefacenti a fini di cessione). La Corte ha esaminato se gli elementi di fatto dimostrassero la sussistenza dell'elemento materiale e della finalità di cessione richiesta dalla norma; ha ritenuto che tale prova mancasse nel caso concreto.

  • art. 533 cod. pen.

    Richiamato dal ricorrente come norma la cui ap-plicazione sarebbe stata erronea; nella motivazione la Corte di cassazione valuta la correttezza dell'apprezzamento degli elementi di fatto alla luce del necessario standard probatorio.

  • decreto-legge n. 137 del 2020, art. 23, comma 8, convertito in legge n. 176 del 2020

    Norma procedurale richiamata per giustificare lo svolgimento del giudizio di cassazione a trattazione scritta (possibilità di decidere senza udienza pubblica).

Massime di principio

  • La mera presenza di stupefacenti in un veicolo non determina automaticamente la detenzione da parte di ciascun passeggero: va accertata la riconducibilità materiale e l'effettiva disponibilità per chi è imputato.
  • Per condannare per detenzione a fini di spaccio è necessario che gli indizi siano gravi, precisi e concordanti; indizi generici (orario, luogo, occultamento non specifico, presenza di denaro su terzi) possono essere compatibili con alternative, come l'acquisto per uso personale.
  • La presenza di denaro non collegato direttamente all'imputato non prova di per sé la provenienza illecita o la destinazione alla cessione; occorrono elementi oggettivi integrativi (es. composizione delle banconote, rapporti economici, assenza di redditi leciti) per travalicare il semplice sospetto.
  • Il silenzio dell'imputato in sede processuale non è decisivo se le altre prove non risultano univoche; può corroborare l'accusa solo se i fatti materiali dimostrano chiaramente la responsabilità.
  • La distinzione tra connivenza non punibile e concorso richiede l'accertamento di un contributo partecipativo positivo: la semplice presenza in un luogo dove è nascosta droga non è sufficiente a integrare il concorso se non emergono elementi che attestino un ruolo attivo.

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