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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 47025/2023 del 23/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione della sentenza di secondo grado che aveva confermato la condanna a quattro mesi di reclusione per violazione dell'art. 167 d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196 (sostituzione di persona connessa all'attivazione di un'utenza telefonica). La ricorrente deduceva carenze e contraddittorieta' della motivazione, insufficienza degli elementi indiziari (si assumeva che l'utenza fosse stata attivata usando il nome della parte civile e i recapiti della stessa Pelosi ma ciò non dimostrerebbe la sua colpevolezza unica), e erronea applicazione della normativa rilevando altresi' che i disagi lamentati dalla parte civile dipenderebbero dalla condotta del gestore (Telecom) il quale non avrebbe verificato l'identità al momento dell'attivazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, constatando che la decisione della Corte di appello si era basata su elementi indiziari insufficienti (principalmente l'uso del nominativo della parte civile e i recapiti telefonici/email riconducibili alla Pelosi), senza elementi di gravità, precisione e concordanza tali da escludere ogni ragionevole dubbio. Ha inoltre richiamato l'incertezza derivante dall'attivazione telefonica senza documento d'identità e la mancata rinnovazione dell'istruttoria ex art. 603 c.p.p., come chiesto dalla difesa. Per questi motivi la sentenza impugnata e' stata annullata e la causa rinviata per nuovo giudizio alla Corte di appello di Perugia.

Norme richiamate

  • d. lgs. 30 giugno 2003, n. 196, art. 167

    La norma e' stata indicata come fattispecie materiale contestata (sostituzione di persona connessa all'uso illecito di dati per attivare un'utenza). La Cassazione ha ritenuto che l'applicazione di tale norma richieda una prova della responsabilita' fondata su elementi sufficientemente gravi, precisi e concordanti, non presente nel caso di specie.

  • art. 603 cod. proc. pen.

    La norma, relativa alla rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale su istanza delle parti, e' richiamata per evidenziare che la Corte di appello non ha disposto il rinnovo richiesto dalla difesa, circostanza che ha contribuito a mantenere dubbi rilevanti sulla prova.

  • principio del giudizio oltre ogni ragionevole dubbio

    Principio generale richiamato dalla Cassazione: la condanna penale deve fondarsi su prove o indizi che raggiungano il livello di gravità, precisione e concordanza necessari per escludere ragionevoli dubbi; in mancanza, la sentenza di condanna non puo' reggere.

Massime di principio

  • La presenza di dati collegabili all'imputato (es. numero di telefono, email) non e' di per se sufficiente a provare la responsabilita' penale se non corroborata da altri indizi gravi, precisi e concordanti.
  • Quando l'attivazione di un servizio avviene senza documentazione cartacea e senza verifica dell'identita', si genera un elemento di dubbio che deve essere valutato a favore dell'imputato.
  • Se la difesa chiede il rinnovo dell'istruttoria ai sensi dell'art. 603 c.p.p., i giudici di merito devono valutare adeguatamente tale richiesta: il mancato approfondimento puo' incidere sulla correttezza del giudizio di condanna.
  • La condotta o negligenza del gestore (es. mancata verifica dell'identita') puo' costituire elemento rilevante nella valutazione del nesso causale tra la sostituzione di persona e i danni lamentati, ma la sua presenza non esclude automaticamente la responsabilita' di terzi qualora vi siano altri elementi probatori solidi.
  • In presenza di alternative plausibili rispetto all'autore del reato (es. soggetto ignoto o piu' persone "vicine" alla vittima), deve prevalere il dubbio e non e' possibile fondare una condanna solo su indizi isolati.

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