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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 47023/2023 del 23/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza della Corte d'appello di Roma del 26/05/2017 che aveva dichiarato la responsabilità amministrativa dell'ente (Cooperativa Giornalistica Mediatel) e l'aveva condannata al pagamento di una sanzione pecuniaria e alla confisca. Deduce due motivi principali: (1) violazione del divieto di rappresentanza ex art. 39 d.lgs. 231/2001 e nullità delle sentenze per avere la cooperativa essere rappresentata, in entrambi i gradi, da un difensore nominato dall'amministratore (Umberto Lorenzini) che era indagato/imputato per il reato presupposto; richiamata anche l'incompatibilità di cui all'art. 106 c.p.p. e la nullità assoluta prevista dall'art. 178, lett. c) c.p.p.; (2) nullità per omessa notifica dell'appello del Pubblico Ministero al curatore della cooperativa quale suo unico legale rappresentante.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di interesse e per carenza di legittimazione del ricorrente. Ha ritenuto che, secondo l'art. 71 d.lgs. 231/2001 e la giurisprudenza consolidata, il soggetto legittimato ad impugnare la responsabilità amministrativa dell'ente è l'ente stesso e non un socio, neppure quando questi sia amministratore o possa subire effetti economici indiretti. Il ricorrente risultava essere solo socio e non ha dedotto un interesse personale autonomo. Conseguentemente è stata disposta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di Euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 39 d.lgs. 231/2001

    Citato dal ricorrente per sostenere il divieto di rappresentanza dell'ente da parte di soggetti coinvolti nel reato presupposto; la Corte non ha accolto la deduzione poiché il vizio proposto non poteva essere fatto valere da un socio privo di interesse autonomo.

  • art. 106 cod. proc. pen.

    Richiamato dal ricorrente in tema di incompatibilità di difesa di più imputati; la Corte non ha ritenuto che la questione potesse consentire al socio di impugnare la sentenza dell'ente, per mancanza di legittimazione personale all'impugnazione.

  • art. 178 lett. c) cod. proc. pen.

    Norma sulla nullità assoluta richiamata dal ricorrente per sostenere la nullità delle difese; la Corte ha ritenuto che l'eventuale nullità non potesse essere fatto valere dal socio se non era provato un interesse personale e distinto dell'interessato.

  • art. 71 d.lgs. 231/2001

    Richiamato dalla Cassazione per definire la disciplina della responsabilità degli enti e, in particolare, per affermare il principio che l'ente è il diretto destinatario delle impugnazioni in ordine alla sua responsabilità amministrativa; ne deriva che il socio non ha legittimazione autonoma ad impugnare la condanna dell'ente.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma utilizzata per l'effetto della dichiarazione di inammissibilità: la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese e ad una somma a favore della Cassa delle ammende, ritenendo possibile l'addebito delle spese per colpa del ricorrente.

  • Corte Costituzionale, sent. 7-13 giugno 2000, n. 186

    Citazione giurisprudenziale richiamata a supporto del principio che l'inammissibilità per difetto di interesse può comportare l'addebito delle spese per colpa.

  • Cass. pen., Sez. 2, n. 35442 del 23/05/2019 (Giovinazzo) e Cass. pen., Sez. 6, n. 41768 del 22/06/2017 (Fitto)

    Precedenti di legittimità richiamati per affermare che l'imputato persona fisica (anche se rappresentante legale o socio) non è legittimato ad impugnare i provvedimenti relativi alla responsabilità dell'ente; l'ente resta l'unico soggetto titolato all'impugnazione.

  • Cass. pen., Sez. 5, n. 50102 del 22/09/2025 (D'Errico) - citazione nel testo

    Ulteriore richiamo giurisprudenziale nel testo usato a sostegno del principio della non rilevanza delle conseguenze economiche indirette sul socio ai fini della legittimazione ad impugnare; la correttezza formale della data riportata nel testo non è rilevante per la ratio espressa dalla Corte.

Massime di principio

  • In materia di responsabilità degli enti ex d.lgs. 231/2001 la legittimazione ad impugnare la sentenza che afferma la responsabilità amministrativa spetta all'ente e non ai singoli soci; un socio non può esercitare un'autonoma impugnazione a tutela di interessi dell'ente.
  • Questioni processuali di nullità legate alla rappresentanza o a difensori incompatibili devono essere sollevate dall'ente o da chi abbia effettivo interesse processuale: la mera qualifica di socio non è sufficiente a conferire interesse all'impugnazione.
  • Il fatto che la condanna dell'ente possa avere effetti economici indiretti sul socio o sull'amministratore non basta a creare una legittimazione autonoma per impugnare la sentenza; occorre un interesse personale specifico e concreto.
  • L'omessa notifica o vizi formali nell'appello del Pubblico Ministero possono produrre nullità, ma la sussistenza di tale nullità e la possibilità di farla valere dipendono dalla legittimazione del soggetto che la deduce.
  • Proporre ricorsi infondati o da soggetti non legittimati può comportare l'addebito delle spese processuali e sanzioni pecuniarie (es. contributo alla Cassa delle ammende) ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; è consigliabile accertare preventivamente la legittimazione processuale prima di impugnare.

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