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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 31830/2024 del 05/08/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente, tramite difensore, impugnava per Cassazione la sentenza che aveva confermato la condanna per rapina impropria. I motivi principali erano: (1) travisamento del fatto e contraddittorietà della motivazione, con richiesta di valutare l'attendibilità della persona offesa a fronte di versioni discordanti (uso di bicicletta, formulazione delle minacce); (2) violazione di legge nella qualificazione come rapina per ritenuta insussistenza della minaccia ritenuta generica (espressione "vedi cosa ti faccio") e assenza del fine di assicurarsi il profitto del reato, considerato il mancato rinvenimento della refurtiva a carico dell'imputato; (3) violazione dell'art. 20‑bis c.p. (richiesta di sostituzione della pena detentiva in ragione della sospensione condizionale) contestando il rigetto della richiesta formulata in appello in seguito alla riforma del d.lgs. 150/2022.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla sanzione pecuniaria di euro 3.000 in favore della Cassa delle Ammende. In motivazione la Corte ha ritenuto infondati i rilievi: (1) sull'attendibilità della persona offesa e sul travisamento del fatto, rilevando i riconoscimenti della vittima e della zia, l'uso immediato delle carte di credito sottratte e la fuga in bicicletta dell'imputato; (2) sulla insufficienza della minaccia, richiamando il principio secondo cui la minaccia è reato formale di pericolo e che è sufficiente la attitudine intimidatoria della frase, senza necessità di specificazione del male minacciato (la frase "vedi cosa ti faccio" è stata ritenuta idonea a intimorire nella situazione concreta); (3) sulla presunta violazione procedurale relativa alle pene sostitutive, constatando che la sentenza di primo grado era stata pronunciata dopo l'entrata in vigore del d.lgs. 150/2022 e che la richiesta di sostituzione, avanzata in appello in forma generica e tardiva, avrebbe dovuto essere formulata già in primo grado ai sensi dell'art. 545‑bis c.p.p.; la valutazione dei fatti e dell'idoneità intimidatoria è stata ritenuta accertamento di merito insindacabile in Cassazione ove congruamente motivato.

Norme richiamate

  • D.L. n. 137/2020, art. 23, comma 8

    Richiamato per motivare la trattazione del ricorso secondo la procedura prevista; indicazione procedurale sulla trattazione

  • Art. 612 c.p. (minaccia) e art. 612 assorbito nella rapina

    La minaccia è reato formale di pericolo: è sufficiente l'attitudine della condotta ad intimidire; non è necessaria la determinazione del male minacciato né che la vittima subisca concretamente lo stato d'intimidazione. Nella rapina impropria la minaccia integra il passaggio da furto a rapina se idonea a costringere la vittima.

  • Art. 62 n.4 e art. 62‑bis c.p. (circostanze attenuanti)

    Le circostanze attenuanti sono state riconosciute dal giudice di merito e valorizzate nella determinazione della pena (pena sospesa e multa).

  • D.lgs. 150/2022

    Riforma normativa citata dalla difesa in relazione alla possibilità di richiedere misure alternative o sostitutive della pena; la Corte ha ritenuto che la richiesta fosse tardiva nel caso concreto perché la prima sentenza è stata pronunciata dopo l'entrata in vigore della riforma.

  • Art. 545‑bis c.p.p.

    Norma procedurale che disciplina il momento e le modalità in cui devono essere prospettate richieste sulle pene sostitutive; la Corte ha ritenuto che la richiesta dovesse essere avanzata già in primo grado e che la domanda tardiva in appello fosse improcedibile

Massime di principio

  • In reati come la rapina impropria, la valutazione dell'esistenza di una minaccia è basata sull'attitudine intimidatoria della condotta nel contesto concreto: non è necessaria l'indicazione dettagliata del male minacciato.
  • Le valutazioni di fatto del giudice di merito (identificazione del colpevole, ricostruzione dei fatti, attendibilità delle dichiarazioni delle parti) sono difficilmente sindacabili in Cassazione se adeguatamente motivate; il ricorso per 'travisamento del fatto' richiede specifici profili di illogicità o contraddittorietà nella motivazione.
  • L'assenza di refurtiva sulla persona dell'arrestato non esclude la responsabilità se vi sono elementi colleganti (riconoscimenti, uso immediato di carte sottratte, fuga con complice sconosciuto, tempistica degli eventi).
  • Le questioni procedurali relative a benefici o sostituzioni di pena dipendono dai termini e dalle modalità di proposizione previste dalla legge (es. art. 545‑bis c.p.p.); richieste tardive o formulate in modo generico possono essere rigettate.
  • Un ricorso manifestamente infondato può essere dichiarato inammissibile e comportare condanne alle spese e sanzioni pecuniarie a carico del proponente quando sussistono profili di colpa nella scelta delle doglianze.

Testo integrale

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