Cassazione Penale, Sentenza n. 31795/2024 del 05/08/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso per cassazione avverso la conferma della condanna per il reato di cui all'art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309/1990. Unico motivo: vizio di motivazione nella valutazione della recidiva infraquinquennale; si censura che la recidiva sia stata riconosciuta sulla base del solo riscontro formale del casellario (patteggiamento per tentato furto irrevocabile nel 2013), senza valutare concretamente, secondo i criteri dell'art. 133 c.p., se la ricaduta nel reato fosse espressione di un'incrementata e durevole pericolosità sociale dell'imputato, e rilevando che il precedente era per reato di specie diversa
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Ha ritenuto che la Corte territoriale avesse adeguatamente valutato la recidiva infraquinquennale, collegandola all'incrementata pericolosità sociale dell'imputato e considerando non solo il patteggiamento del 2013 ma anche altre condanne successive (condanna 12/2017 per furto e due decreti penali del 2015 per reati contravvenzionali). Ha sottolineato che la recidiva infraquinquennale non richiede omogeneità di specie tra i reati e che l'intervallo breve fra l'irrevocabilità del precedente (22/05/2013) e il reato del 03/09/2014 è indicativo di una propensione non estemporanea a delinquere. Il ricorso è dunque respinto; il ricorrente è condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende; restano conferite le sanzioni della sentenza di merito (pena di 8 mesi di reclusione e multa di euro 1.200, come deciso in primo grado e confermato).
Norme richiamate
art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309/1990
Norma che definisce il reato contestato (illecito in materia di stupefacenti) oggetto del giudizio di merito
Criteri per la valutazione delle circostanze e della pericolosità sociale: la Corte richiama l'obbligo di esaminare in concreto il rapporto tra precedente e fatto per appurare se la precedente condotta indichi una perdurante inclinazione al delitto
Norma che dispone l'onere delle spese del procedimento a carico del ricorrente in caso di inammissibilità del ricorso
Sentenza Corte Costituzionale n. 186 del 13/06/2000
Richiamata in relazione alla possibilità di disporre un pagamento alla Cassa delle ammende, compatibilmente con l'assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità
Giurisprudenza della Cassazione (es. Sez. 3, n. 33299 del 16/11/2016)
Principio secondo cui, per rilevare la recidiva come indice di aumentata pericolosità sociale, il giudice deve valutare concretamente, non limitandosi ai soli dati cronologici o alla gravità materiale dei fatti
Massime di principio
- La recidiva infraquinquennale può essere rilevata anche se i reati sono di specie diversa: non è necessaria la specificità del reato precedente
- Per contestare il riconoscimento della recidiva occorre dimostrare che il giudice di merito non ha applicato i criteri di cui all'art. 133 c.p. o che la motivazione è illogica o manifestamente carente; la semplice diversa valutazione del merito non è sufficiente in Cassazione
- La presenza di più precedenti, anche per reati contravvenzionali o differenti, rafforza la valutazione della perdurante pericolosità sociale
- Il breve intervallo temporale tra irrevocabilità del precedente e commissione del nuovo reato è un elemento che legittimamente viene ritenuto sintomatico di una ricaduta non estemporanea
- La valutazione della recidiva incide su pena e prescrizione e può precludere benefici come la sospensione condizionale: chi contesta la recidiva dovrebbe spiegare espressamente perché i precedenti non indicano pericolosità sociale
- In sede di legittimità la Corte verifica l'adeguatezza logica e giuridica della motivazione, ma non rientra nei suoi poteri riformare le valutazioni di fatto corrette e logicamente motivate
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