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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38924/2025 del 02/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti impugnano il decreto della Corte d'appello di Catanzaro che, pur avendo revocato la confisca di due immobili intestati a Caterina Emanuele e di alcune somme derivanti da regalie, ha mantenuto il vincolo su numerosi altri beni e somme ritenendo sproporzione tra redditi dichiarati e acquisti. Le censure deducono: 1) omissione di valutazione della consulenza di parte (Muraca/Ruberto) che documentava provvista lecita, in particolare l'indennizzo di euro 103.291,37 del 2002; 2) omessa o insufficiente motivazione sulla provenienza lecita di singoli beni (es. ditta Cars Idà, immobili acquistati da figli e coniuge) e sui movimenti bancari degli intestatari; 3) illegittimità dell'uso esclusivo dei parametri ISTAT per determinare i consumi familiari e l'erronea esclusione di altre fonti di prova. I ricorrenti chiedevano la riforma delle statuizioni di mantenimento del vincolo patrimoniale e la considerazione delle prove addotte a giustificazione delle provviste lecite.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto infondato il terzo motivo (l'utilizzo degli indici ISTAT è legittimo e il nucleo familiare non era in condizione di 'povertà assoluta'), ma ha accolto i primi due motivi nella parte in cui la Corte territoriale ha omesso di valutare circostanze e prove decisive fornite dalla difesa. In particolare, la Cassazione ha rilevato che la consulenza di parte collocava l'accredito di euro 103.291,37 nel 2002 (indennizzo per ingiusta detenzione), data rilevante rispetto ad acquisti immobiliari del 2003, e che la Corte d'appello non ha valutato se tale provvista lecita potesse spiegare, anche parzialmente, gli acquisti contestati. Analogamente sono state ritenute non adeguatamente valorizzate le evidenze sulla provenienza lecita di somme e sulla concreta autonomia economica di alcuni familiari, nonché gli elementi relativi all'inizio dell'attività della ditta Cars Idà e alle date dei prestiti. Conseguentemente la sentenza impugnata è stata annullata nei punti in cui la motivazione risulta omissiva rispetto a circostanze decisive e il giudice è stato rimandato per un nuovo esame, con l'indicazione di valutare la consulenza di parte, gli ordini di pagamento, le date dei versamenti e la possibile derivazione lecita di parte delle provviste; è invece confermata la legittimità dell'uso degli indici ISTAT nel giudizio di sproporzione.

Norme richiamate

  • d.lgs. n. 159/2011 (Codice delle leggi antimafia)

    art. 4, comma 1, lett. a) e b.; art. 24; artt. 10 e 27

    L'art. 4 definisce la pericolosità sociale ai fini delle misure di prevenzione; l'art. 24 e le disposizioni richiamate disciplinano il rapporto tra redditi denunciati e acquisizioni patrimoniali nel giudizio di sproporzione. Gli artt. 10 e 27 limitano il ricorso in cassazione alle violazioni di legge, con conseguente impatto sul sindacato di motivazione.

  • codice di procedura penale

    Richiamato per delimitare il sindacato di legittimità sulla motivazione: la Cassazione non può sindacare l'illogicità manifesta ma può rilevare motivazione inesistente o apparente e l'ignoranza di circostanze decisive.

  • giurisprudenza della Corte di Cassazione

    Sez. 2, n. 36833/2021; Sez. U, n. 33451/2014; Sez. 6, n. 5778/2019; Sez. 6, n. 36421/2021

    La giurisprudenza conferma la legittimità dell'utilizzo degli indici ISTAT per stimare i consumi familiari nel giudizio di sproporzione e stabilisce i criteri per confiscare beni acquisiti dopo il periodo di pericolosità: occorre una pluralità di indici fattuali stringenti che colleghino direttamente le acquisizioni a provvista formata durante la pericolosità.

Massime di principio

  • La Corte può annullare un provvedimento di prevenzione se omette di considerare circostanze decisive fornite dalla difesa: consulenze tecniche, ordini di pagamento e prove documentali devono essere esaminate e motivate.
  • Un accredito di provenienza lecita antecedente agli acquisti (es. indennizzo per ingiusta detenzione) può incidere sul giudizio di sproporzione e, se adeguatamente documentato, può giustificare la non responsabilità patrimoniale per alcuni beni.
  • L'utilizzo dei parametri ISTAT per stimare i consumi familiari è considerato legittimo e non è di per sé motivo di annullamento, salvo che non risulti evidente e provato uno stato di povertà assoluta del nucleo.
  • Beni acquisiti dopo il termine del periodo di pericolosità possono essere confiscati solo se esiste una pluralità di indici altamente probativi che ne colleghino la provenienza a utili illeciti formatisi nel periodo di pericolosità; più è lungo l'intervallo temporale, più stringenti devono essere gli indizi.
  • La documentazione temporale (date di bonifici, ordini di pagamento, contratti di prestito) è cruciale: piccole ma precise prove antergative o congruenti possono rompere il nesso tra pericolosità accertata e acquisizioni patrimoniali.
  • In sede di impugnazione in Cassazione è fondamentale inquadrare i vizi come violazioni di legge o omissione di motivazione decisiva; l'allegazione di semplici errori valutativi del merito è generalmente inammissibile.

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