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Cassazione Penale, Ordinanza n. 07505/2026 del 25/02/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La persona sottoposta a giudizio ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello che lo aveva condannato per i delitti di cui agli artt. 340 e 341-bis c.p. Il ricorso censurava, in modo generico, la mancata concessione di un termine a difesa nel corso del giudizio di appello, deducendo che tale termine avrebbe consentito di formulare istanza per l'applicazione delle pene sostitutive. La Corte ha ritenuto la doglianza inammissibile perché il termine per chiedere le sanzioni sostitutive non era ancora spirato: la richiesta poteva essere formulata non necessariamente nell'atto di impugnazione o con motivi nuovi, ma comunque non oltre l'udienza di discussione del gravame. Poiché il ricorso non indicava una effettiva preclusione definitiva alla richiesta, la censura è stata reputata generica e quindi inidonea a scalfire la decisione impugnata.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e, per l'effetto, ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende, ai sensi dell'art. 616 c.p.p. La declaratoria di inammissibilità è stata fondata sulla genericità della censura relativa al termine a difesa e sulla constatazione che il termine per chiedere le pene sostitutive non era ancora decorso secondo il regime transitorio applicabile.

Norme richiamate

  • art. 340 c.p.

    È richiamato come uno dei reati per i quali è intervenuta la condanna oggetto di ricorso, ma la sentenza non affronta nel merito la fattispecie incriminatrice.

  • art. 341-bis c.p.

    È richiamato come uno dei reati contestati e oggetto della condanna impugnata, senza ulteriore scrutinio di merito.

  • art. 95 d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150

    Nel regime transitorio sulle pene sostitutive, la Corte afferma che è necessaria una richiesta dell'imputato perché il giudice di appello debba pronunciarsi sulla loro applicabilità; la richiesta può essere formulata non solo nell'atto di impugnazione o con motivi nuovi, ma comunque entro l'udienza di discussione del gravame.

  • art. 585, comma 4, cod. proc. pen.

    È citato per precisare che la richiesta di applicazione delle pene sostitutive non deve necessariamente essere veicolata con i motivi nuovi, potendo essere proposta anche successivamente, purché entro l'udienza di discussione.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    È richiamato per le conseguenze economiche dell'inammissibilità del ricorso, con condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • In materia di pene sostitutive delle pene detentive brevi, il giudice di appello è tenuto a pronunciarsi sulla loro applicabilità nel regime transitorio solo se vi sia una specifica richiesta dell'imputato.
  • La richiesta di applicazione delle pene sostitutive non è vincolata alla forma dell'atto di impugnazione o dei motivi nuovi, ma deve comunque essere proposta al più tardi nel corso dell'udienza di discussione del gravame.
  • La censura che deduca la mancata concessione di un termine a difesa è inammissibile se formulata in modo generico e se non dimostra che tale asserita omissione abbia concretamente impedito di esercitare tempestivamente la facoltà di chiedere le pene sostitutive.
  • Quando il ricorso è dichiarato inammissibile, seguono le statuizioni accessorie previste dall'art. 616 c.p.p., inclusa la condanna alle spese processuali e alla somma in favore della Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniPena e commisurazione
RamiProcesso penaleParte generale
IstitutiInutilizzabilità della prova

Testo integrale

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