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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28448/2022 del 20/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Richiesta di riparazione per ingiusta detenzione relativa agli arresti domiciliari subiti dal 22/10/2015 al 31/12/2015 in relazione all'indagine per corruzione (artt. 110 e 321 cod. pen.), fondata su intercettazioni telefoniche e ambientali che avrebbero fatto apparire il Meduri quale mediatore tra imprenditori e funzionari ANAS. La misura fu poi sostituita con obbligo di firma dopo chiarimenti. Il ricorrente fu assolto con formula non avere commesso il fatto e per insussistenza.

La decisione

La Corte di cassazione ha annullato l'ordinanza della Corte di appello di Roma e ha disposto il rinvio per nuovo esame. La Corte territoriale aveva rigettato la domanda ritenendo che contatti, conversazioni e frequentazioni del Meduri avessero creato una falsa apparenza di responsabilità e che la sostituzione della misura fosse avvenuta senza ritardo. La Cassazione ha ritenuto però carente l'ordinanza impugnata perché non specificava quali elementi e in quale momento avessero determinato la cessazione della misura, cioè non ha esaminato adeguatamente il comportamento del ricorrente in rapporto causale con il mantenimento della misura fino al 31/12/2015. Per tali ragioni l'ordinanza è stata annullata e la causa rimessa alla Corte di appello di Roma per esaminare il profilo relativo al comportamento causale del richiedente concernente la protrazione della misura.

Norme richiamate

  • artt. 110 e 321 cod. pen.

    Norme sostanziali richiamate come capo di imputazione (concorso e corruzione); nella vicenda costituivano l'oggetto dell'indagine che aveva portato alla misura cautelare, poi seguita da assoluzione.

  • art. 314, comma 1, cod. proc. pen.

    Norma richiamata nel ricorso in Cassazione; il ricorrente ha dedotto che per escludere l'indennizzo sia necessario dimostrare che l'agente abbia volontariamente o prevedibilmente cagionato l'errore dell'autorità, contestazione che la Corte territoriale non avrebbe applicato correttamente.

Massime di principio

  • La domanda di riparazione per ingiusta detenzione richiede la verifica se il comportamento del richiedente abbia concorso, anche colposamente, a creare l'apparenza di responsabilità che ha indotto l'adozione della misura; l'assoluzione penale non garantisce automaticamente il diritto alla riparazione.
  • Il giudice della riparazione può valorizzare elementi indiziari (es. intercettazioni, contatti, incontri) nella valutazione della colpa causale del richiedente, purché tali elementi siano direttamente riferibili al suo comportamento.
  • Il ricorrente deve contestare in modo specifico e confrontarsi con l'elenco puntuale dei comportamenti ritenuti ostativi al diritto alla riparazione; deduzioni generiche o mere rivalutazioni difensive rischiano l'inammissibilità.
  • Il giudice che rigetta la domanda deve motivare anche in ordine al momento temporale in cui sono stati acquisiti i chiarimenti che hanno determinato la modifica o cessazione della misura: è necessario stabilire se la situazione fu chiarita tempestivamente e quale comportamento del richiedente abbia giustificato la protrazione della misura.
  • Nelle ipotesi in cui le dichiarazioni o chiarimenti degli indagati abbiano modificato il quadro indiziario, la tempestività della sostituzione della misura è un elemento decisivo ai fini della riparazione: se la cessazione poteva intervenire prima, potrebbe sussistere il diritto all'indennizzo.
  • In casi analoghi, è prudente produrre e indicare con precisione le date e gli atti dai quali emergono i chiarimenti che avrebbero dovuto determinare la revoca o la modifica della misura, per consentire al giudice della riparazione una valutazione chiara del nesso causale.

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