Cassazione Penale, Sentenza n. 37867/2024 del 15/10/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorso articolato in due motivi: 1) carenza di motivazione: la sentenza di appello non si sarebbe confrontata con nove specifici rilievi difensivi (tra cui la posizione della vittima rispetto all'auto, la presenza della mazza da baseball nella vettura del padre, fotografie scattate dal padre, dichiarazioni del vicino che avrebbero dato l'impressione che l'imputato volesse solo spaventare, il disarmo da parte della madre, presunte menzogne del padre su ferimento e su sputo, la consegna di un coltello diverso e l'incitamento di altra testimone ad aggravare la versione); 2) illogicità della qualificazione come tentato omicidio invece che come tentata lesione personale, dedotta dall'asserita dinamica (colpi che non sarebbero andati a segno, distanza tra i corpi, incapacità dell'imputato di avvicinarsi e di ferire in modo letale, nonché la qualità di ex pugile della vittima che avrebbe potuto neutralizzare facilmente l'aggressore).
La decisione
Il ricorso è stato respinto. Il primo motivo è stato dichiarato inammissibile: la Corte di legittimità ha ritenuto che la sentenza di appello non presenti lacune motivazionali e che la valutazione della testimonianza della persona offesa sia stata adeguatamente svolta, con analisi della coerenza, precisione e assenza di intenzioni calunniose. Il secondo motivo è stato ritenuto infondato: la qualificazione del fatto come tentato omicidio è stata confermata sulla base della prognosi postuma, della reiterazione e violenza dei fendenti, della pericolosità dell'arma e delle zone corporee minacciate. Il rigetto del ricorso è stato concluso con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.; pertanto resta confermata la condanna per tentato omicidio e reati connessi con pena complessiva rideterminata in sede di appello (cinque anni e sei mesi di reclusione).
Norme richiamate
art. 192 cod. proc. pen. (commi 3 e 4)
La sentenza ricorda che, pur essendo previste regole sulla necessità di riscontri esterni per alcune prove, la deposizione della parte offesa può da sola fondare la condanna se sottoposta a positivo vaglio di attendibilità; non è quindi necessario applicare i requisiti dei commi 3 e 4 quando il giudice ritenga la testimonianza pienamente credibile
Norma richiamata per la condanna alle spese processuali in sede di cassazione; la Corte ha imposto al ricorrente il pagamento delle spese secondo tale previsione
Massime di principio
- La Corte di cassazione non può riesaminare i fatti né sostituirsi al giudice di merito nella valutazione dell'attendibilità delle prove: le censure che chiedono una diversa valutazione dei fatti sono normalmente inammissibili.
- La testimonianza della persona offesa, se ritenuta precisa, coerente e priva di intenti calunniatori, può da sola essere determinante per la condanna, purché il giudice ne motivi positivamente l'attendibilità.
- Per distinguere tra tentato omicidio e lesioni tentate conta l'animus necandi desumibile ex post (prognosi postuma): rilevano la natura e pericolosità dell'arma, la reiterazione e violenza dei colpi, le parti del corpo colpite o minacciate e la concreta idoneità dell'azione a cagionare la morte.
- Le contraddizioni o elementi favorevoli all'imputato (es. distanza, mancato esito dei colpi, comportamento della vittima) devono essere valorizzati in sede di merito: in cassazione valgono solo se si dimostra un vizio motivazionale o una violazione di legge.
- In difesa, per ottenere una riconsiderazione della qualificazione giuridica del fatto, è utile puntare su elementi fattuali oggettivi (video, consulenze tecniche sulle distanze e dinamica dei colpi, coerenze/contraddizioni documentali) che possano porre un dubbio razionale sulla sussistenza dell'animus necandi.
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