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Cassazione Penale, Ordinanza n. 01615/2025 del 14/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (giudice)

La controversia

Il ricorrente ha impugnato in cassazione l'ordinanza della Corte d'assise d'appello che, in sede esecutiva, aveva negato il riconoscimento della continuazione tra nove reati oggetto della sua istanza. Deduceva, in sintesi, che il giudice dell'esecuzione aveva escluso la continuazione in modo illogico: secondo il ricorrente, la distanza temporale tra alcuni reati non sarebbe stata così ampia se i fatti fossero stati valutati non in blocco ma a coppie; inoltre, la ripetizione seriale di reati della stessa specie, tutti contro il patrimonio, avrebbe dovuto far emergere un disegno criminoso unitario. Richiamava anche il fatto che un'altra precedente decisione di esecuzione aveva già riconosciuto la continuazione per ulteriori sette reati dello stesso tipo, sostenendo che ciò rendesse incoerente il diniego opposto nell'ordinanza impugnata.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto manifestamente infondati gli argomenti difensivi, osservando che il giudice dell'esecuzione aveva correttamente applicato i criteri elaborati dalla giurisprudenza di legittimità per accertare la volizione unitaria ai fini della continuazione. In particolare, la distanza temporale e spaziale tra i fatti costituiva indice idoneo a escludere che, al momento del primo reato, i successivi fossero già programmati nelle loro linee essenziali. La serialità criminosa è stata inoltre qualificata come indice di abitualità delittuosa e non di progetto unitario; la mera circostanza che si trattasse sempre di reati contro il patrimonio non è stata ritenuta sufficiente a provare un fine specifico unitario. Infine, la precedente ordinanza che aveva riconosciuto la continuazione per altri reati non sovrapposti, e collocati in un diverso arco temporale, non rendeva illogico il diniego nel caso esaminato. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 81 c.p.

    La continuazione presuppone una volizione unitaria e la preventiva programmazione, almeno nelle linee essenziali, dei reati successivi al momento del primo fatto.

  • art. 616 c.p.p.

    In caso di inammissibilità del ricorso, il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Il riconoscimento della continuazione, anche in sede esecutiva, richiede una verifica concreta e approfondita di indici sintomatici della volizione unitaria, tra cui omogeneità delle violazioni, contiguità spazio-temporale, singole causali, modalità della condotta, sistematicità e programmazione dei fatti successivi già al momento del primo reato.
  • La mera serialità di reati della stessa specie non è di per sé indice di continuazione: può invece rivelare un'abitualità criminosa o una scelta di vita delittuosa, incompatibile con un unico disegno criminoso.
  • La circostanza che i reati siano tutti della medesima categoria, ad esempio contro il patrimonio, non basta a dimostrare la continuazione, perché il movente comune o la tendenza soggettiva a delinquere non coincidono con il progetto unitario richiesto dall'art. 81 c.p.
  • Una precedente decisione che abbia riconosciuto la continuazione per altri reati non vincola automaticamente il giudice dell'esecuzione quando i fatti oggetto della nuova istanza non si sovrappongono con quelli già esaminati o ricadono in un diverso arco temporale.
  • Nel giudizio di legittimità è insindacabile la motivazione del giudice di merito se non è manifestamente illogica: la distanza temporale e spaziale tra i fatti può legittimamente escludere la preordinazione dei reati successivi.

Come è indicizzato

MaterieCircostanze del reatoImpugnazioni
RamiParte generaleProcesso penale
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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