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Cassazione Penale, Ordinanza n. 01548/2025 del 14/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di appello di Ancona del 21/05/2024 articolando quattro motivi: (1) vizio di motivazione sull'affermazione di responsabilità, lamentando una non corretta valutazione delle risultanze istruttorie; (2) violazione dell'art. 649 c.p.p. e vizio di motivazione, deducendo il ne bis in idem in relazione a una condotta di cessione di sostanza stupefacente; (3) violazione degli artt. 23-bis e 23-ter del d.l. n. 137/2020, contestando la declaratoria di tardività della richiesta di partecipare all'udienza per rendere dichiarazioni spontanee; (4) violazione di legge e vizio di motivazione sul trattamento sanzionatorio, chiedendo sostanzialmente una nuova valutazione della pena e del giudizio di bilanciamento.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto il primo motivo non consentito in sede di legittimità perché diretto a ottenere una nuova valutazione del fatto e delle prove; il secondo manifestamente infondato, poiché la condotta contestata non era coperta dalla sentenza irrevocabile e quindi non vi era violazione del ne bis in idem; il terzo manifestamente infondato, perché la richiesta di partecipazione all'udienza era stata formulata oltre il termine perentorio di quindici giorni liberi prima dell'udienza previsto dall'art. 23-bis, comma 4, d.l. n. 137/2020; il quarto inammissibile perché mirava a una rivalutazione del trattamento punitivo non consentita in cassazione, in presenza di motivazione congrua e non illogica. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 649 c.p.p.

    è stato escluso il ne bis in idem perché la condotta di cessione esaminata nel nuovo processo non coincideva con quella già coperta da sentenza irrevocabile.

  • art. 23-bis, comma 4, d.l. n. 137/2020

    La richiesta di discussione orale è formulata per iscritto dal pubblico ministero o dal difensore entro il termine perentorio di quindici giorni liberi prima dell'udienza ... Entro lo stesso termine perentorio e con le medesime modalità l'imputato formula, a mezzo del difensore, la richiesta di partecipare all'udienza

    la richiesta dell'imputato di partecipare all'udienza per rendere dichiarazioni spontanee deve essere formulata dal difensore entro il termine perentorio di quindici giorni liberi prima dell'udienza; la tardività comporta il rigetto della richiesta.

  • art. 23-ter d.l. n. 137/2020

    richiamato nel motivo di ricorso, ma la Corte non sviluppa una specifica interpretazione autonoma nel testo fornito.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non è consentito dedurre un vizio di motivazione che si risolva nella richiesta di una nuova valutazione delle risultanze istruttorie e di fatto.
  • Il ne bis in idem ex art. 649 c.p.p. opera solo quando la nuova imputazione riguardi il medesimo fatto già definitivamente giudicato; se la condotta contestata non coincide con quella oggetto della precedente sentenza irrevocabile, l'eccezione è infondata.
  • Nei procedimenti disciplinati dall'art. 23-bis, comma 4, d.l. n. 137/2020, la richiesta dell'imputato di partecipare all'udienza deve essere presentata per iscritto dal difensore entro il termine perentorio previsto; la sua tardività legittima la declaratoria di inammissibilità o irricevibilità della richiesta.
  • La censura sul trattamento sanzionatorio è inammissibile in cassazione quando mira soltanto a sollecitare una rivalutazione della pena e del bilanciamento delle circostanze, in presenza di motivazione congrua e non manifestamente illogica.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso penale
IstitutiNe bis in idemNullità processuale

Testo integrale

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