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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27630/2022 del 15/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione per vizio di motivazione in relazione al riconoscimento dell'aggravante della destrezza (art. 625 n.4 c.p.) e censura del mancato riconoscimento dell'attenuante della speciale tenuità del danno (art. 62 n.4 c.p.). Il ricorrente sosteneva di essersi limitato ad approfittare della disattenzione della vittima senza porre in essere espedienti idonei a eludere la sorveglianza e richiamava il principio delle Sezioni Unite n. 34090/2017 (Quarticelli) che esclude l'aggravante quando il furto sia il semplice sfruttamento di una situazione di distrazione non provocata dall'agente; inoltre lamentava che il valore del profitto (circa 800 euro più documenti e bancomat) fosse tale da integrare l'attenuante per particolare tenuità del danno.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondata la censura sulla destrezza: ha annullato la statuizione sul riconoscimento dell'aggravante di cui all'art. 625 n.4 c.p., disponendo la sua eliminazione e rinviando ad altra sezione della Corte d'Appello di Torino per la rideterminazione del trattamento sanzionatorio. Quanto al mancato riconoscimento dell'attenuante di cui all'art. 62 n.4 c.p., la Cassazione ha invece ritenuto infondata la doglianza: ha confermato che il valore complessivo del bene sottratto (e degli ulteriori effetti pregiudizievoli, considerati complessivamente) non è irrilevante e quindi l'attenuante non spetta.

Norme richiamate

  • art. 624 c.p.

    Norma richiamata come fattispecie di furto contestata all'imputato; la sentenza conferma la responsabilità per il reato di furto.

  • art. 625 co.1 n.4 c.p. (aggravante della destrezza)

    "la circostanza aggravante della destrezza ... richiede un comportamento dell'agente ... caratterizzato da particolare abilità, astuzia o avvedutezza, idoneo a sorprendere, attenuare o eludere la sorveglianza sul bene stesso"

    La Corte ricorda l'orientamento delle Sezioni Unite secondo cui l'aggravante richiede una condotta attiva e abile che crei o sfrutti condizioni per eludere la sorveglianza; il semplice approfittare di una distrazione non provocata non è sufficiente. Sul punto la Cassazione annulla la qualificazione come destrezza operata dalla Corte d'Appello.

  • art. 625 co.1 n.7 c.p.

    Richiamata tra le aggravanti contestate in primo grado; non oggetto principale del ricorso di cassazione qui descritto.

  • art. 62 n.4 c.p. (attenuante per tenuità del danno)

    La Corte conferma che il riconoscimento dell'attenuante presuppone un danno 'lievissimo' valutato non solo sul valore nominale ma anche sugli effetti pregiudizievoli complessivi; nel caso concreto il valore e le conseguenze non sono considerate irrisorie e l'attenuante è stata correttamente negata.

  • art. 99 co.4 c.p. (recidiva)

    La recidiva era stata contestata in sede di merito; citata negli atti come elemento aggravante considerato dal giudice di merito.

  • SSUU n. 34090/2017 (Quarticelli)

    "se il furto ... si realizza a fronte della distrazione del detentore ... il fatto manifesta la sola ordinaria modalità furtiva ... è privo dell'ulteriore disvalore preteso per realizzare la circostanza aggravante"

    La pronuncia delle Sezioni Unite è stata richiamata e applicata dalla Cassazione per affermare che l'aggravante della destrezza richiede modalità ulteriori e non la semplice prontezza nell'approfittare di una situazione favorevole; sulla base di questo principio la Corte annulla il riconoscimento della destrezza nel caso concreto.

  • art. 173 co.1 disp. att. cod. proc. pen.

    Norma richiamata in tema di limiti e modalità di enunciazione dei motivi di ricorso in Cassazione; il ricorso è stato ammesso e valutato nei limiti consentiti.

  • art. 25 Cost.

    "menzionando il fatto commesso, esclude che il reato possa essere considerato in termini di sola rimproverabilità soggettiva"

    Citata nella motivazione delle Sezioni Unite per sostenere che la qualificazione aggravante non può fondarsi unicamente sulla pericolosità soggettiva dell'agente ma deve avere un riscontro oggettivo nella modalità del fatto.

Massime di principio

  • Per integrare l'aggravante della destrezza (art. 625 n.4 c.p.) non è sufficiente la mera prontezza o l'approfittare di una momentanea distrazione della vittima: è necessaria una condotta attiva, astuta o ingegnosa che crei o sfrutti condizioni per eludere la sorveglianza sul bene.
  • La giurisprudenza delle Sezioni Unite (Quarticelli, n.34090/2017) è vincolante nell'interpretazione restrittiva della destrezza: i giudici di merito devono motivare in concreto come l'azione dell'agente abbia modificato lo stato delle cose o determinato l'attenzione della vittima.
  • L'attenuante per tenuità del danno (art. 62 n.4 c.p.) richiede che il pregiudizio sia 'lievissimo' valutato non solo sul valore economico della cosa sottratta ma anche sugli ulteriori effetti pregiudizievoli subiti dalla vittima (es. perdita di documenti, accesso a conti bancari).
  • In casi di contestazione su gravità/attenuanti, la Corte di Cassazione può annullare parzialmente la sentenza impugnata eliminando qualifiche aggravanti errate e rimandare per la riformulazione del trattamento sanzionatorio senza rimettere in discussione l'intera condanna.
  • Le prove filmate (telecamere di sorveglianza) devono essere interpretate con attenzione: per ritenere la destrezza occorre che le immagini documentino non solo la sottrazione rapida ma anche atti idonei a eludere o ostacolare la vigilanza della vittima.

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