Cassazione Penale, Sentenza n. 34191/2025 del 20/10/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione della condanna per il reato previsto dall'art. 4 d.lgs. n. 74/2000 (dichiarazione infedele) in qualità di amministratore unico della ASCIFORM s.r.l. Motivi principali: (i) violazione del diritto di difesa e del contraddittorio per la mancata acquisizione in udienza di documenti richiamati dal teste dell'accusa (spesometro, questionario, verbali del contraddittorio, memoria, fatture estere via PEC), che avrebbero reso impossibile confutare la deposizione; (ii) vizio di motivazione circa l'elemento soggettivo (assenza del dolo), con la censura che l'AVOLIO fosse un mero prestanome del dominus FANANI, ignaro dell'inesistenza delle società emittenti fatture e delle scelte contabili predisposte dal commercialista; (iii) censura della statuizione di confisca per carenza probatoria nella quantificazione del profitto (basata su atti amministrativi non confrontati in contraddittorio) e per mancata motivazione sulla proporzionalità dell'ablazione, data la marginalità del ruolo del ricorrente.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato la maggior parte dei motivi e confermato la condanna, ritenendo infondate le doglianze relative al mancato utilizzo dei documenti 'tiapizzati' (negando la nullità), e condividendo la valutazione dei giudici di merito circa l'esistenza del dolo eventuale sulla base degli elementi fattuali (rapporto fiduciario con il dominus FANANI, accettazione della carica nonostante i 'rischi' dichiarati, funzioni operative rilevanti svolte in ASCIFORM). Tuttavia la Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso sul punto della confisca: ha rilevato carenza motivazionale della Corte d'Appello in ordine alla quantificazione del profitto e, soprattutto, al requisito della proporzionalità dell'intervento ablativo, tenuto conto della figura dominante del FANANI e del ruolo del ricorrente. Perciò la sentenza impugnata è stata annullata limitatamente alla statuizione concernente la quantificazione della confisca e rinviata ad altra Sezione della Corte d'Appello di Milano per nuovo giudizio su quel punto.
Norme richiamate
Norma che disciplina il reato ascritto (dichiarazione infedele); la Corte conferma che il dolo specifico può realizzarsi anche nella forma del dolo eventuale, quando il soggetto accetta il rischio evasivo derivante dall'uso di documenti o operazioni inesistenti.
art. 64, commi 3 e 4, disp. att. cod. proc. pen.
Norme sul sistema ministeriale Tiap: gli atti 'tiapizzati' comunicati secondo tali disposizioni sono utilizzabili dal giudice e fanno parte del corredo processuale se accessibili secondo i protocolli, quindi la loro mancata fisica produzione in udienza non impedisce l'utilizzo se sussistono le condizioni di accesso.
art. 22 d.lgs. 7 marzo 2005, n. 82 (Codice dell'amministrazione digitale)
Le copie digitali di atti rilasciate dai depositari pubblici autorizzati hanno la stessa efficacia dell'atto cartaceo se prodotte con procedure che ne garantiscono integrità e conformità; la Corte ha richiamato tale principio per ritenere utilizzabili documenti informatici presenti nel sistema ministeriale.
art. 182, comma 2, cod. proc. pen.
Norma che richiede l'eccezione immediata di nullità di atti processuali; la Corte ha ritenuto che la difesa avrebbe dovuto tempestivamente eccepire la nullità o sollecitare la produzione degli atti durante il primo grado anziché sollevare il rilievo tardivamente.
Massime di principio
- Se l'accusa fa riferimento a documenti 'tiapizzati' presenti nel sistema ministeriale, la loro mancata produzione cartacea in udienza non impedisce al giudice di utilizzarli: la difesa deve chiedere accesso al sistema Tiap e/o eccepire immediatamente la nullità ex art. 182 c.p.p. se ritiene violato il diritto di difesa.
- La mancata produzione materiale di documenti evocati in deposizione non vale automaticamente come vizio insormontabile se le copie digitali sono disponibili legalmente; la tempestività dell'azione difensiva (richiesta di accesso, istanza di integrazione istruttoria o richiesta di rinvio) è essenziale per preservare i rimedi processuali.
- In reati tributari il dolo specifico (finalità evasiva) può sussistere anche nella forma del dolo eventuale: l'accettazione consapevole del rischio evasivo è valutata sulla base di elementi fattuali (ruolo svolto, rapporto con il dominus, consapevolezza di 'rischi' comunicati, funzioni operative rilevanti).
- La quantificazione del profitto ai fini della confisca, se fondata su risultanze amministrative, richiede che il giudice effettui un autonomo e motivato esame delle risultanze e valuti la proporzionalità dell'ablazione rispetto al ruolo del condannato; il mancato esame di tali profili può determinare l'annullamento parziale e il rinvio.
- Quando il difensore ritiene che la confisca sia sproporzionata rispetto al ruolo marginale del cliente, è necessario sollevare con chiarezza la questione nei gradi di merito e richiedere espressa motivazione sulla proporzionalità perché la Corte di legittimità verifica l'esistenza della motivazione, non la miglior ricostruzione dei fatti.
- La strategia difensiva efficace in casi analoghi dovrebbe includere (i) immediata richiesta di accesso e copia dei documenti digitali; (ii) istanze per il confronto in contraddittorio delle risultanze amministrative; (iii) deduzioni argomentate sulla mancanza di consapevolezza o sulla marginalità del ruolo per contrastare il quadro indiziario che può fondare il dolo eventuale.
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