Cassazione Penale, Ordinanza n. 12484/2026 del 02/04/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
Nel procedimento definito con patteggiamento, l'imputato è stato condannato a tre anni di reclusione ed euro 14.000 di multa per detenzione di cocaina in forma di crack, suddivisa in involucri, per un quantitativo complessivo pari a 1.399 dosi. La sentenza di merito ha inoltre disposto la confisca di euro 460 rinvenuti nella disponibilità dell'imputato. Con il ricorso per cassazione, proposto tramite difensore, veniva dedotto un vizio di motivazione limitatamente alla confisca del denaro, sostenendo in sostanza l'assenza di adeguata motivazione sulla misura ablativa. La Corte rileva che il ricorso non si confronta con la motivazione della sentenza impugnata, la quale aveva valorizzato le dichiarazioni dell'imputato sulla propria condizione economica e abitativa, ritenendo sproporzionata la somma rispetto alle capacità reddituali e di risparmio dichiarate, e aveva disposto la confisca in applicazione della disciplina della confisca allargata.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e quindi inammissibile. Ha ritenuto che la confisca del denaro non fosse stata disposta come confisca ordinaria collegata al reato di mera detenzione di stupefacenti, ma come confisca allargata per sproporzione, ai sensi dell'art. 85-bis d.P.R. n. 309/1990, in rinvio all'art. 240-bis c.p., essendo mancata una giustificazione credibile della provenienza lecita della somma o della sua proporzione rispetto ai redditi leciti. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 73, comma 1-bis, d.P.R. n. 309/1990
norma incriminatrice richiamata per la detenzione di cocaina sotto forma di crack, oggetto della sentenza di patteggiamento
art. 85-bis d.P.R. n. 309/1990
consente, tramite rinvio, l'applicazione della confisca allargata in materia di stupefacenti quando il condannato non giustifichi la provenienza del denaro o la sua proporzione rispetto a fonti lecite
base normativa della confisca allargata, applicabile alla somma di denaro ritenuta sproporzionata rispetto ai redditi leciti
richiamato per escludere che, nel caso di mera detenzione di stupefacenti, il denaro possa essere confiscato come profitto o cosa pertinente al reato
norma posta a fondamento della condanna del ricorrente alle spese processuali e alla somma in favore della Cassa delle ammende a seguito dell'inammissibilità
Corte Cost., sent. n. 186/2000
richiamata per giustificare la condanna alla somma in favore della Cassa delle ammende in assenza di ragioni di esonero
Massime di principio
- Nel reato di illecita detenzione di sostanze stupefacenti non è legittima la confisca del denaro quale confisca ordinaria ai sensi dell'art. 240 c.p. o dell'art. 73, comma 7-bis, d.P.R. n. 309/1990, poiché manca il necessario nesso pertinenziale tra il denaro e il fatto di mera detenzione.
- È invece possibile disporre la confisca allargata del denaro, ai sensi dell'art. 240-bis c.p. in combinato con l'art. 85-bis d.P.R. n. 309/1990, quando il condannato non fornisca una spiegazione plausibile della provenienza lecita delle somme o della loro proporzione rispetto ai redditi leciti.
- La censura di vizio di motivazione sulla confisca è inammissibile se non si confronta specificamente con la ratio decidendi della sentenza di merito, specie quando il giudice abbia motivato sulla sproporzione patrimoniale e sulla mancata giustificazione delle disponibilità economiche.
- Ai fini della confisca allargata, il giudice può valorizzare le dichiarazioni dell'imputato sulle proprie condizioni di vita e di reddito per valutare la sproporzione del denaro detenuto rispetto alle capacità di accumulo lecite.
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