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Cassazione Penale, Ordinanza n. 15779/2026 del 30/04/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La Corte di appello di Palermo aveva confermato la condanna pronunciata dal G.U.P. del Tribunale di Trapani per fatti commessi il 13 giugno 2021, qualificati come tentativo di rapina aggravata e lesioni personali aggravate. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione tramite il difensore deducendo cinque censure: 1) violazione di legge sulla ritenuta sussistenza dell'elemento oggettivo del fatto contestato al capo A; 2) violazione di legge e vizio di motivazione sulla ritenuta sussistenza dell'elemento soggettivo del capo A; 3) violazione di legge per il mancato inquadramento del fatto nella fattispecie di cui all'art. 669-bis cod. pen.; 4) violazione di legge per il riconoscimento dell'aggravante di cui all'art. 61 n. 2 cod. pen.; 5) violazione di legge per il mancato riconoscimento della circostanza attenuante della lieve entità del delitto di rapina, richiamando la sentenza della Corte costituzionale n. 86 del 2024.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che tutti i motivi fossero non consentiti in sede di legittimità perché consistevano nella pedissequa riproposizione delle doglianze già formulate in appello, senza una critica specifica e argomentata alla motivazione della sentenza impugnata. Ha richiamato il principio per cui sono inammissibili i motivi che riproducono le censure d'appello senza confrontarsi puntualmente con le ragioni del diniego. Ha inoltre applicato l'art. 591, comma 1, lett. c), c.p.p. per difetto di specificità, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 56 c.p.

    richiamato come base della contestazione di tentativo di rapina al capo A.

  • art. 628, commi 1 e 2, c.p.

    richiamato come norma incriminatrice della rapina contestata al capo A.

  • art. 582 c.p.

    richiamato per il reato di lesioni personali contestato al capo B.

  • art. 585 c.p.

    richiamato come aggravante riferita alle lesioni contestate al capo B.

  • art. 576, n. 1, c.p.

    richiamato quale aggravante connessa al capo B.

  • art. 61, n. 2, c.p.

    richiamato quale aggravante contestata e oggetto di specifica censura difensiva.

  • art. 669-bis c.p.

    norma invocata dal ricorrente per chiedere la riqualificazione del fatto, ma ritenuta non applicata dalla Corte.

  • art. 591, comma 1, lett. c), c.p.p.

    norma applicata per dichiarare l'inammissibilità del ricorso per difetto di specificità dei motivi.

  • Corte costituzionale n. 86 del 2024

    richiamata dal ricorrente a sostegno della richiesta di riconoscimento dell'attenuante della lieve entità del delitto di rapina.

Massime di principio

  • In sede di legittimità il ricorso è inammissibile quando si limita a riprodurre, anche solo formalmente rielaborate, le censure già dedotte in appello senza confrontarsi con la motivazione della sentenza impugnata.
  • La specificità del motivo di ricorso richiede una critica puntuale e argomentata delle ragioni poste a base della decisione di merito; non basta affermare in modo assertivo l'erroneità della sentenza.
  • La mancanza di correlazione tra le ragioni della decisione impugnata e quelle sviluppate nel ricorso integra difetto di specificità ai sensi dell'art. 591, comma 1, lett. c), c.p.p., con conseguente inammissibilità.
  • Le questioni attinenti alla sussistenza dell'elemento oggettivo e soggettivo del reato, alle aggravanti e alla qualificazione giuridica devono essere dedotte con un confronto effettivo con la motivazione di merito, altrimenti non sono scrutinabili in cassazione.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniRapinaLesioni
RamiProcesso penaleDelitti contro il patrimonioDelitti contro la persona
IstitutiInutilizzabilità della prova

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