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Cassazione Penale, Ordinanza n. 30983/2025 del 16/09/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La Corte di appello di Firenze aveva riformato la sentenza di primo grado del Tribunale di Livorno, rideterminando la pena in mesi quattro e giorni quindici di arresto ed euro 600 di ammenda per i reati di cui agli artt. 697 c.p. e 4 l. n. 110/1975. La difesa proponeva ricorso per cassazione deducendo, con un unico motivo, vizio di motivazione ed erronea determinazione della pena base, oltre a carenza di motivazione sul diniego delle circostanze attenuanti generiche. In particolare, sosteneva che il primo giudice avesse indicato come pena finale, e non come pena base, quella di mesi sei di arresto ed euro 1000 di ammenda, con conseguente errore nel calcolo degli aumenti per la continuazione e della riduzione per il rito; inoltre contestava la mancata concessione delle attenuanti generiche.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto il motivo generico e non specificamente confrontato con la motivazione della sentenza impugnata, osservando che la Corte territoriale aveva spiegato in modo esauriente come il primo giudice avesse correttamente individuato la pena base per il reato più grave, applicato l'aumento ex art. 81 c.p. e poi operato la riduzione per il rito. Quanto al diniego delle attenuanti generiche, la censura è stata ritenuta meramente assertiva, poiché non indicava le ragioni concrete che avrebbero imposto il riconoscimento di tali circostanze. Conseguentemente, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 697 c.p.

    Indicato come uno dei reati per cui vi è stata condanna e successiva rideterminazione della pena.

  • art. 4 l. n. 110/1975

    Indicato come uno dei reati contravvenzionali contestati e oggetto della rideterminazione sanzionatoria.

  • art. 81 c.p.

    Richiamato per l'aumento di pena per continuazione applicato alla pena base del reato più grave.

  • art. 62-bis c.p.

    Non è espressamente citato con numero, ma il testo si riferisce al diniego delle circostanze attenuanti generiche; la censura è stata reputata generica.

Massime di principio

  • Nel ricorso per cassazione contro la determinazione della pena, non è sufficiente una doglianza generica o meramente assertiva: occorre confrontarsi puntualmente con la motivazione della sentenza impugnata e indicare specificamente l'errore denunciato.
  • La censura sull'erronea individuazione della pena base è inammissibile se non si dimostra, alla luce della motivazione di merito, che il giudice abbia effettivamente confuso pena base e pena finale o abbia erroneamente applicato gli aumenti e le riduzioni.
  • Il diniego delle circostanze attenuanti generiche può essere censurato in cassazione solo deducendo in modo specifico quali elementi di fatto o di diritto, già devoluti al giudice di merito, avrebbero imposto il loro riconoscimento; la mera lamentela di omessa motivazione non è sufficiente.
  • Quando il ricorso è dichiarato inammissibile per genericità, il ricorrente è condannato alle spese processuali e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso penale
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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