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Cassazione Penale, Ordinanza n. 30921/2025 del 16/09/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, ritenendo che le censure fossero meramente riproduttive di questioni già vagliate dai giudici di merito, con motivazione logica, coerente e immune da manifeste incongruenze. Conseguentemente ha applicato l'art. 616 c.p.p., condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il ricorso per cassazione è stato proposto nell'interesse dell'imputato contro la sentenza della Corte di appello che lo aveva ritenuto responsabile di più reati. Dal testo emerge che i motivi erano sostanzialmente riproduttivi di censure già formulate nei gradi di merito e già disattese: in particolare venivano contestate le ipotesi di reato punite dall'art. 424 c.p., la sussistenza dell'aggravante di cui all'art. 635, comma 2, c.p., gli elementi costitutivi anche soggettivi dei reati di cui agli artt. 336 e 341-bis c.p., nonché la configurabilità dell'interruzione del servizio di cui all'art. 340 c.p. La Corte rileva che tali doglianze non offrivano argomenti consentiti in sede di legittimità perché già esaminate e correttamente respinte dai giudici di merito.

Norme richiamate

  • art. 424 c.p.

    La Corte richiama la fattispecie incriminatrice tra quelle già correttamente valutate nel merito, senza ravvisare profili di legittimità idonei a superare il vaglio di cassazione.

  • art. 635, comma 2, c.p.

    È richiamata l'aggravante del danneggiamento come già ritenuta sussistente dai giudici di merito e non utilmente censurata in cassazione.

  • art. 336 c.p.

    La Corte considera già adeguatamente accertati gli elementi costitutivi, anche soggettivi, del delitto di resistenza o violenza a pubblico ufficiale oggetto di doglianza.

  • art. 341-bis c.p.

    È richiamato il reato di oltraggio a pubblico ufficiale, per il quale la Corte ritiene infondate le censure sugli elementi costitutivi anche soggettivi.

  • art. 340 c.p.

    La Corte richiama la configurabilità del reato di interruzione di pubblico servizio, ritenendo non sindacabile in sede di legittimità la valutazione già compiuta dal giudice di merito.

  • art. 616 c.p.p.

    In caso di inammissibilità del ricorso, dispone la condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non sono consentite censure che si limitino a riprodurre questioni di fatto o di merito già esaminate e disattese dai giudici di merito con motivazione congrua e priva di illogicità manifesta.
  • La declaratoria di inammissibilità del ricorso segue quando le doglianze non individuano reali vizi di legittimità, ma mirano a ottenere una nuova valutazione del materiale probatorio o della ricostruzione del fatto.
  • Quando il ricorso è inammissibile, la Corte applica le conseguenze economiche previste dall'art. 616 c.p.p., con condanna del ricorrente alle spese processuali e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende.
  • La verifica della Cassazione sulla motivazione dei giudici di merito resta limitata alla presenza di correttezza giuridica, puntualità rispetto alle doglianze e assenza di manifeste incongruenze logiche, non potendo trasformarsi in un terzo giudizio di merito.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniDanneggiamentoResistenza e oltraggio a pubblico ufficialeInterruzione di pubblico servizio
RamiProcesso penaleDelitti contro la personaDelitti contro il patrimonioReati contro la PAIncolumità pubblica
IstitutiOnere della prova

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