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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 48315/2022 del 20/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza d'appello che lo ha condannato (riqualificando il fatto da tentata estorsione a tentato esercizio arbitrario delle proprie ragioni ai sensi dell'art. 393 c.p.), deducendo un'erronea applicazione della legge con riferimento agli artt. 129 e 529 c.p.p.: sostiene che la remissione di querela della persona offesa avrebbe dovuto determinare il proscioglimento, essendo la fattispecie riqualificata in un reato perseguibile a querela.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso perché dagli atti non risulta alcuna remissione della querela davanti al giudice del dibattimento o successivamente, né tale circostanza era stata dedotta in appello; quindi, non potendo accertare l'esistenza della causa di estinzione invocata, la requalificazione operata in sede d'appello non poteva dare luogo a una sentenza di proscioglimento. Ha inoltre condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende. Decisione resa il 25 ottobre 2022.

Norme richiamate

  • art. 129 cod. proc. pen.

    Rinvocato dal ricorrente in relazione alla remissione di querela come causa di estinzione dell'azione penale; la Corte ha ritenuto che detta causa non poteva essere applicata perché la remissione non risulta dagli atti e non era stata dedotta in sede d'appello

  • art. 529 cod. proc. pen.

    Richiamato dal ricorrente nell'errore di diritto denunciato; la Corte ha valutato la questione procedurale e dichiarato inammissibile il ricorso per mancata prova della remissione della querela, senza dar corso alla richiesta di proscioglimento

  • art. 393 cod. pen.

    La Corte d'appello ha riqualificato il fatto come tentato esercizio arbitrario delle proprie ragioni (art. 393 c.p.); la Cassazione osserva che tale riqualificazione non produce automaticamente l'estinzione dell'azione se manca la remissione di querela o altra causa estintiva documentata

Massime di principio

  • La remissione di querela, per avere efficacia estintiva dell'azione penale, deve risultare dagli atti processuali (deve essere depositata o manifestata davanti al giudice) e/o essere dedotta formalmente in appello: allegarla in Cassazione senza che emerga negli atti rende il motivo inammissibile
  • La riqualificazione giuridica del fatto da parte della Corte d'appello non comporta automaticamente la pronuncia di proscioglimento: occorre verificare se per la nuova fattispecie sussiste una causa di estinzione del reato (es. remissione di querela) e che tale causa sia provata nel processo
  • Chi deduce l'esistenza di una causa di estinzione (remissione, prescrizione, ecc.) ha l'onere di farla emergere chiaramente nel giudizio e di documentarla nei gradi di merito; l'omissione in tal senso può rendere il ricorso inammissibile
  • Se il reato è perseguibile a querela di parte, la remissione deve seguire le forme previste e risultare agli atti per impedire la prosecuzione dell'azione penale; in assenza di ciò, l'azione prosegue anche dopo riqualificazione del fatto
  • In cassazione il controllo è in gran parte formale: senza prova documentale di una causa estintiva già emersa nei precedenti gradi, la Corte tende a dichiarare inammissibili i ricorsi che si fondano su tali circostanze non provate

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