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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28889/2025 del 05/08/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente ha chiesto la concessione della detenzione domiciliare speciale ex art. 47-quinquies Ord. pen. per ricongiungersi ai figli (un minore di 6 anni e un figlio sedicenne con grave handicap), evidenziando la positiva fruizione di permessi ex art. 21-ter, l'abbandono del lavoro del padre per accudire i figli e la necessità del figlio disabile del supporto materno. In sede di impugnazione si è dedotta la violazione dell'art. 47-quinquies comma 1-bis e di principi costituzionali e sovranazionali (interesse del minore), sostenendo che il Tribunale avrebbe dato eccessivo rilievo alla perizia di cognizione senza considerare il comportamento successivo e l'inizio di resipiscenza.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto infondato il motivo, confermando che il Tribunale di sorveglianza ha correttamente escluso la detenzione domiciliare speciale alla luce della gravità del delitto, della condizione psicopatologica e dell'elevata pericolosità sociale accertate in sede di cognizione, nonché dell'assenza di segni di rielaborazione critica della condotta. La Corte ha richiamato il necessario bilanciamento tra interesse del minore e esigenze di difesa sociale e l'onere di verificare l'assenza di concreto pericolo di commissione di ulteriori delitti e la possibilità di reinserimento sociale. La ricorrente è stata condannata alle spese processuali e disposta l'oscurazione dei dati identificativi in caso di diffusione.

Norme richiamate

  • Art. 47-quinquies, Ordinamento penitenziario (Legge 26 luglio 1975, n. 354)

    Disciplina la detenzione domiciliare speciale; richiede la verifica, oltre ai presupposti formali e all'assenza di rischio di nuovi reati, della possibilità di reinserimento sociale del condannato e dell'effettivo esercizio delle cure parentali (circostanza che giustifica l'estensione della misura).

  • Art. 21-ter, Ordinamento penitenziario

    Norma sui permessi di necessità; rilevata dalla ricorrente come elemento favorevole (positiva fruizione dei permessi) ma non sufficiente a superare i profili di pericolosità accertati.

  • Art. 30 Cost.

    Richiamato dalla ricorrente in relazione alla tutela della famiglia; la Corte ricorda che l'interesse familiare è rilevante ma soggetto a bilanciamento con esigenze di difesa sociale.

  • Art. 31 Cost.

    Richiesto come fonte di tutela del rapporto familiare; non impedisce il bilanciamento coi doveri di esecuzione della pena e la protezione sociale.

  • Convenzione sui diritti del fanciullo, art. 3 co. 1

    Principio del superiore interesse del minore richiamato dalla ricorrente; la Corte osserva che tale principio non è assoluto e deve essere bilanciato con altri interessi costituzionalmente rilevanti.

  • Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, art. 24 co. 2 (Carta di Nizza)

    Ulteriore richiamo al superiore interesse del minore; anch'esso soggetto a bilanciamento con esigenze di tutela sociale e di esecuzione della pena.

  • Giurisprudenza di legittimità (Sez. 1, Sent. n. 47092 del 19/07/2018)

    Indica che per l'accesso alla detenzione domiciliare speciale il giudice deve accertare l'assenza di concreto pericolo di commissione di ulteriori reati e verificare reinserimento sociale e capacità di esercitare le cure parentali (per figli di età non superiore a dieci anni o in casi di grave handicap).

  • Corte costituzionale, sentenze nn. 239 del 2014, 76 del 2017, 177 del 2009

    Affermano che l'interesse del minore è prioritario ma non assoluto; la disciplina dell'art. 47-quinquies risponde a un bilanciamento tra interesse del minore e esigenze di difesa sociale e di esecuzione della pena.

  • Corte costituzionale, sent. n. 30 del 2020

    Richiamata dalla difesa per sostenere un'estensione della tutela in favore di figli ultradecennni portatori di grave handicap; la Corte di legittimità nel caso concreto ha però confermato il bilanciamento e l'esigenza di verifiche concrete sul pericolo di recidiva e sul reinserimento.

  • Art. 616 c.p.p. (codice di procedura penale)

    Norma invocata per la condanna alle spese processuali della ricorrente.

  • D.lgs. 30 giugno 2003, n. 196, art. 52 co. 1

    Disposizione sulla protezione dei dati personali; la Corte dispone l'oscuramento delle generalità e dei dati identificativi in caso di diffusione del provvedimento.

Massime di principio

  • La concessione della detenzione domiciliare speciale richiede sempre un bilanciamento tra l'interesse del minore e le esigenze di difesa sociale; l'interesse del minore non è assoluto.
  • Il giudice deve verificare l'assenza di concreto pericolo di commissione di ulteriori delitti: la pericolosità sociale e lo stato psicopatologico accertati possono legittimamente escludere la misura.
  • La valutazione della capacità di reinserimento sociale e di esercizio delle cure parentali è essenziale; per i figli molto piccoli o affetti da grave handicap il requisito di cura parentale è particolarmente rilevante ma deve essere provato concretamente.
  • Le perizie effettuate in sede di cognizione hanno rilievo significativo e possono essere decisive se non confutate da elementi successivi di segno contrario (es. osservazione intramuraria che evidenzi cambiamento).
  • Il comportamento post-condanna e i segni di resipiscenza sono rilevanti ma devono emergere in maniera chiara e documentabile per prevalere su perizie precedenti che abbiano rilevato pericolosità.
  • Il ricorrente ha l'onere di fornire elementi concreti che dimostrino la riduzione della pericolosità e la reale possibilità di reinserimento e cura del minore; mere allegazioni non sono sufficienti.
  • In caso di reati di particolare gravità, commessi in ambito domestico, la soglia per l'ammissione alla detenzione domiciliare speciale è più rigorosa, considerata l'incidenza sulla sicurezza e il rischio per terzi.
  • Le norme costituzionali e sovranazionali sul superiore interesse del minore orientano ma non determinano automaticamente l'accoglimento della domanda: il principio va applicato nel quadro del bilanciamento con la tutela della collettività.

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