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Sentenza

Sentenza n. 2686/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 5

per la riforma della sentenza del T.R.G.A. - DELLA PROVINCIA DI TRENTO n. 00013/2025, resa tra le parti.

Giustizia amministrativa202506584

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. VSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Sentenza del TRGA di Trento che aveva dichiarato inammissibile il ricorso contro la mancata ammissione alla graduatoria per la locazione di alloggi a canone sostenibile, le graduatorie provvisoria e definitiva e il rigetto del ricorso amministrativo

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (enti pubblici)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente aveva impugnato la mancata ammissione alla procedura per l'assegnazione di alloggi a canone sostenibile, deducendo la violazione degli artt. 2, 3, 27 e 117 Cost. da parte della disciplina provinciale che prevedeva, quale requisito di partecipazione, l'assenza di condanne per determinate fattispecie di reato. Il TRGA aveva dichiarato il ricorso inammissibile per omessa tempestiva impugnazione della deliberazione della Giunta provinciale che aveva avviato la procedura e della nota informativa della Comunità, ritenute atti di indizione e lex specialis contenenti la clausola escludente. In appello, il ricorrente ha sostenuto che la deliberazione provinciale si limitasse a fissare il periodo di raccolta delle domande, che la Comunità fosse incaricata della sola raccolta e non potesse introdurre requisiti, che la nota informativa fosse un atto meramente endoprocedimentale e non autonomamente lesivo e che la mancata compilazione del campo relativo al requisito dipendesse dalla convinzione che esso non fosse applicabile. Ha inoltre riproposto la questione di legittimità costituzionale della norma provinciale, non esaminata in primo grado.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha respinto l'appello e confermato la dichiarazione di inammissibilità del ricorso di primo grado. Ha ritenuto che la procedura per l'assegnazione degli alloggi costituisse una procedura concorsuale pubblica e che la deliberazione della Giunta provinciale, integrata dalla nota informativa della Comunità, costituisse l'atto di indizione della procedura. La deliberazione, mediante il richiamo alla disciplina provinciale vigente, recepiva anche i requisiti legali di partecipazione, mentre la nota informativa li esplicitava e rendeva conoscibili, assumendo la funzione sostanziale di avviso pubblico e lex specialis, pur essendo denominata nota informativa. La clausola relativa all'assenza di condanne era quindi immediatamente lesiva per il richiedente, che ne era privo, e doveva essere impugnata tempestivamente, sin dalla pubblicazione degli atti di indizione o, comunque, unitamente agli atti consequenziali di esclusione e alle graduatorie. La mancata impugnazione degli atti presupposti comportava l'insussistenza dell'interesse all'impugnazione degli atti successivi consequenziali. Il giudice ha inoltre chiarito che l'applicazione di una norma di legge sospettata di incostituzionalità integra ordinariamente un vizio di violazione di legge dell'atto amministrativo, non una nullità ex art. 21-septies l. 241/1990; pertanto, l'atto amministrativo deve essere tempestivamente impugnato. La questione di legittimità costituzionale è rimasta assorbita e comunque priva del requisito della rilevanza, poiché gli atti amministrativi che avevano recepito la disciplina legislativa non erano stati impugnati. Le spese di entrambi i gradi sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 5, comma 2, lett. c-ter), l.p. 7 novembre 2005, n. 15

    assenza di condanna, anche non definitiva, o di applicazione della pena su richiesta delle parti nei casi previsti dall’articolo 3 bis del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93

    La disposizione stabilisce un requisito di partecipazione per ottenere in locazione gli alloggi a canone sostenibile; la sua riproduzione negli atti di indizione rende immediatamente lesiva la clausola nei confronti di chi non possiede il requisito.

  • art. 5, comma 2, lett. c-quater), l.p. 7 novembre 2005, n. 15

    assenza di condanna, anche in riferimento ai componenti del nucleo familiare, nei dieci anni precedenti la data di presentazione della domanda, di condanne definitive per i delitti non colposi per i quali la legge prevede la pena della reclusione non inferiore nel minimo a 5 anni, nonché per i reati previsti dall’art. 380, comma 2, del codice di procedura penale

    La disposizione individua un ulteriore requisito ostativo alla partecipazione, richiamato nell'avviso della procedura.

  • art. 3 bis d.l. 14 agosto 2013, n. 93, convertito dalla l. 15 ottobre 2013, n. 119

    Decadenza dall’assegnazione dell’alloggio di edilizia residenziale pubblica per gli autori di delitti di violenza domestica

    La norma costituisce il riferimento nazionale della clausola relativa alle condanne per determinate fattispecie di violenza domestica, recepita dalla disciplina provinciale.

  • art. 21-septies l. 7 agosto 1990, n. 241

    nullità del provvedimento amministrativo

    Il vizio derivante dall'applicazione di una norma di legge ritenuta incostituzionale non rientra tra le ipotesi tassative di nullità; integra un ordinario vizio di legittimità, soggetto all'onere di tempestiva impugnazione.

  • art. 23, comma 2, l. 11 marzo 1953, n. 87

    rilevanza della questione di legittimità costituzionale nel giudizio a quo

    La mancata impugnazione degli atti amministrativi che hanno recepito la norma sospettata di incostituzionalità impedisce che la questione conservi rilevanza nel giudizio incidentale.

  • art. 3, comma 1, e art. 30, comma 1, D.P.P. 12 dicembre 2011, n. 17-75/Leg.

    Le disposizioni regolamentari fondano il potere della Giunta provinciale di fissare il periodo di presentazione delle domande e concorrono a qualificare la deliberazione come atto di avvio della procedura.

  • art. 99 c.p.a.

    Non applicato come norma decisoria; la sentenza richiama il principio giurisprudenziale sull'immediata impugnabilità delle clausole escludenti, anche alla luce dell'Adunanza plenaria n. 4 del 2018.

Massime di principio

  • In una procedura selettiva pubblica, l'interesse all'impugnazione di una clausola immediatamente escludente sorge già con la pubblicazione dell'atto di indizione o dell'avviso che la contiene, senza necessità di attendere il provvedimento individuale di esclusione.
  • Quando un atto amministrativo generale rinvia alla disciplina legislativa e regolamentare che governa una procedura selettiva, il rinvio può recepire anche i requisiti di partecipazione previsti dalla legge; la lesività della clausola non dipende dalla sua integrale riproduzione nell'atto di indizione.
  • Un avviso denominato "nota informativa" assume natura di lex specialis e di atto autonomamente impugnabile quando, in concreto, disciplina termini, modalità di presentazione e requisiti di partecipazione della procedura selettiva.
  • La mancata impugnazione tempestiva degli atti generali di indizione contenenti la clausola escludente o degli atti presupposti determina l'inammissibilità dell'impugnazione degli atti successivi consequenziali, anche quando questi ultimi richiamino direttamente la norma di legge anziché l'avviso.
  • L'applicazione di una norma di legge ritenuta incostituzionale determina, di regola, un vizio di violazione di legge dell'atto amministrativo e non la sua nullità ex art. 21-septies l. 241/1990; il vizio deve quindi essere fatto valere mediante tempestiva azione di annullamento.
  • La mancata tempestiva impugnazione dell'atto amministrativo che recepisce la norma sospettata di incostituzionalità può privare la questione del requisito della rilevanza nel giudizio incidentale di legittimità costituzionale.

Come è indicizzato

MaterieEdilizia residenziale pubblicaTermini e notificazione del ricorsoLegittimazione e interesse a ricorrere
RamiEdiliziaProcesso amministrativo
IstitutiLegittimazione e interesse a ricorrereDecadenza e tardivitàNullità del provvedimentoQuestione di legittimità costituzionale

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