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Cassazione Civile, Ordinanza n. 27761/2023 del 02/10/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (ente locale)

La controversia

La controversia riguarda quattro dinieghi di rimborso IMU per gli anni 2012, 2013, 2014 e 2015 relativi a immobili di proprietà dell'Università degli Studi di Padova, concessi in comodato gratuito all'ESU di Padova in base a due convenzioni. Gli immobili erano destinati ad attività ricettiva, di ristorazione e, per uno di essi, a servizio biblioteca. Il Comune ha impugnato la decisione della CTR che aveva riconosciuto l'esenzione IMU ritenendo: (i) sufficiente, ai fini del requisito soggettivo/oggettivo, la stretta strumentalità tra Università ed ESU; (ii) non commerciale l'utilizzo degli immobili sulla base della natura pubblica e non lucrativa dell'ESU e della legge regionale istitutiva; (iii) non decisiva la mancata contestazione della consulenza tecnica di parte. Con il ricorso per cassazione il Comune ha dedotto tre violazioni di legge: primo motivo, erroneo riconoscimento dell'esenzione nonostante l'utilizzo indiretto da parte del comodataro e quindi la mancanza del requisito della utilizzazione diretta da parte dell'ente possessore; secondo motivo, erroneo riconoscimento del requisito dell'utilizzo non commerciale basato solo sulla natura giuridica dell'ESU; terzo motivo, analoga censura per avere ritenuto provata la non commercialità delle attività svolte dall'ESU senza verifica concreta delle modalità di svolgimento.

La decisione

La Corte ha accolto solo in parte il ricorso. Ha respinto il primo motivo, ritenendo che, nella peculiare fattispecie, la stretta strumentalità tra Università ed ESU e la loro compenetrazione organizzativa consentissero di ritenere sussistente il profilo soggettivo/oggettivo dell'esenzione, in quanto le attività dell'ESU potevano essere considerate funzionalmente svolte nell'ambito dei compiti istituzionali dell'Università. Ha invece accolto il secondo e il terzo motivo, rilevando che la CTR aveva riconosciuto il requisito dell'utilizzo non commerciale degli immobili senza compiere l'accertamento in concreto richiesto dalla disciplina IMU e dal d.m. 19 novembre 2012, n. 200, limitandosi a valorizzare la natura non commerciale dell'ESU e la legge regionale istitutiva. La sentenza impugnata è stata quindi cassata in relazione ai motivi accolti, con rinvio alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado del Veneto, in diversa composizione, anche per le spese.

Norme richiamate

  • art. 7, comma 1, lett. i), d.lgs. 30 dicembre 1992, n. 504

    L'esenzione richiede, di regola, l'utilizzazione diretta dell'immobile da parte dell'ente possessore e l'esclusiva destinazione ad attività meritevoli; tuttavia, nella particolare relazione funzionale tra ente concedente ed ente comodatario, la Corte ha ritenuto possibile valorizzare la stretta strumentalità tra i due enti ai fini del requisito esentativo.

  • art. 9, comma 8, d.lgs. 14 marzo 2011, n. 23

    Ha richiamato, ai fini IMU, le esenzioni previste per l'ICI dall'art. 7 del d.lgs. n. 504/1992.

  • art. 91-bis, d.l. 24 gennaio 2012, n. 1, conv. in L. 24 marzo 2012, n. 27

    Ha introdotto, per il beneficio IMU, il requisito dello svolgimento delle attività con modalità non commerciali.

  • art. 9, comma 6, d.l. 10 ottobre 2012, n. 174

    Ha aggiunto che con decreto ministeriale dovevano essere stabiliti i requisiti, generali e di settore, per qualificare le attività come svolte con modalità non commerciali.

  • d.m. 19 novembre 2012, n. 200

    Costituisce il parametro indefettibile per verificare in concreto se le attività rientranti tra quelle agevolate siano svolte con modalità non commerciali; per le attività ricettive richiede gratuità oppure corrispettivi simbolici e comunque non superiori alla metà dei prezzi medi di mercato.

  • L.R. Veneto 7 aprile 1998, n. 8

    Dalla disciplina regionale emerge un forte collegamento funzionale tra Università ed ESU, ma ciò non esonera dall'accertamento concreto delle modalità non commerciali delle attività svolte.

  • art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ.

    È stato utilizzato come paradigma delle censure per violazione e falsa applicazione di legge.

  • art. 380-bis.1, cod. proc. civ.

    Richiamato per la trattazione camerale e per le memorie depositate.

Massime di principio

  • L'esenzione IMU per gli immobili destinati ad attività agevolate non può essere riconosciuta sulla sola base della natura non commerciale dell'ente utilizzatore o della previsione normativa astratta: occorre un accertamento concreto che l'attività sia svolta con modalità non commerciali secondo i criteri normativi applicabili.
  • Per le esenzioni tributarie riferite a immobili concessi in comodato a un ente diverso dal possessore, il principio di utilizzazione diretta può essere attenuato solo in presenza di una stretta e qualificata strumentalità tra ente concedente ed ente comodatario, tale da inserire l'uso del bene nell'attuazione dei compiti istituzionali del concedente.
  • La valutazione della non commercialità delle attività ricettive e di ristorazione richiede il confronto con i parametri del d.m. n. 200/2012, non essendo sufficiente richiamare la finalità pubblica del servizio o la natura pubblica dell'ente.
  • Un passaggio motivazionale che si limiti a valorizzare una consulenza tecnica di parte non contestata, senza farne effettivamente il fondamento logico della decisione, integra un obiter dictum e non una autonoma ratio decidendi.
  • Nelle controversie sulle esenzioni fiscali degli enti non commerciali, la verifica della destinazione del bene e delle modalità di svolgimento dell'attività deve essere rigorosa e aderente ai criteri normativi, trattandosi di norme agevolative di stretta interpretazione.

Come è indicizzato

MaterieContenzioso tributarioAccertamento
RamiTributi
IstitutiOnere della provaNullità

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