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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21415/2022 del 01/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione per mancata e contraddittoria motivazione sulla qualificazione giuridica della condotta e sulla sua inidoneità a ledere il bene giuridico tutelato; censura relativa a presunta contraddittorietà rispetto a una annotazione di P.G. del 16/04/2019 circa l'idoneità dell'offerta; dedotta violazione di legge per ritenuta insussistenza del reato in considerazione della scarsa entità (euro 50) dell'offerta e per mancanza di un turbamento psichico idoneo a determinare il pericolo di accettazione da parte dei militari.

La decisione

Il ricorso per cassazione è stato dichiarato inammissibile per manifesta infondatezza e perché fondato su motivi non consentiti in sede di legittimità (ri-giudizio del fatto). La Corte ha ritenuto congrua e logica la motivazione dei giudici di merito che avevano confermato la condanna per il reato di istigazione alla corruzione (offerta di euro 50 ai Carabinieri per evitare contestazioni), richiamando la giurisprudenza che valuta l'idoneità dell'offerta ex ante e affermando che la tenuità della somma non esclude il reato salvo che risulti assolutamente risibile. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende. La decisione impugnata è di fatto confermata nella portata ostativa al ricorso (il motivo di cassazione non ha riformato la condanna).

Norme richiamate

  • art. 322 cod. pen.

    Richiamato quale norma relativa all'istigazione alla corruzione: la Corte ha ritenuto integrato il reato quando l'offerta, valutata ex ante, sia potenzialmente idonea ad indurre il pubblico ufficiale a compiere un atto contrario ai doveri d'ufficio.

  • art. 319 cod. pen.

    Riferimento connesso alla fattispecie di corruzione; la decisione richiama la relazione tra istigazione e reato di corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio.

  • art. 323-bis cod. pen.

    Norma richiamata in relazione al riconoscimento di una circostanza attenuante (come fatto in motivazione dai giudici di merito).

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma procedurale invocata per la condanna alle spese e al pagamento in favore della Cassa delle ammende a seguito della declaratoria di inammissibilità del ricorso.

  • Giurisprudenza (Sez. 6, n. 28311/2003; n. 46494/2019; n. 21095/2004; n. 2716/1995)

    Principi richiamati: l'idoneità dell'offerta va valutata ex ante; la tenuità della somma non esclude il reato salvo che la somma sia assolutamente risibile; non è necessaria la specificazione dell'utilità promessa purché emerga lo scambio illecito e la serietà della proposta.

Massime di principio

  • L'idoneità di un'offerta o promessa di denaro a integrare il reato di istigazione alla corruzione si valuta ex ante: non conta solo l'esito effettivo ma la potenziale capacità dell'offerta di indurre un pubblico ufficiale a violare i doveri d'ufficio.
  • La somma offerta, anche se modesta (es. euro 50), non esclude automaticamente la punibilità: va esclusa solo se assolutamente risibile o priva di qualsiasi potenziale efficacia.
  • In sede di legittimità non è consentito riesaminare i fatti e le valutazioni di merito purché la motivazione sia logica e coerente; i motivi che mirano a una rivalutazione probatoria sono inammissibili.
  • Per censurare la motivazione nei motivi di cassazione è necessario indicare con precisione l'omissione decisiva o l'illogicità concreta del ragionamento; obiezioni generiche o assertive sono inefficaci.
  • La prova della 'serietà' dell'offerta può desumersi dalle circostanze concrete (modalità dell'offerta, contesto della contestazione, comportamento dell'agente) e giustifica la ritenuta esistenza del rischio di accettazione anche se poi l'offerta non viene accolta.

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