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Cassazione Penale, Ordinanza n. 08450/2025 del 28/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (giudice esecuzione)

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza del Tribunale di Monza che, in sede esecutiva, aveva negato l'applicazione del vincolo della continuazione ex art. 81, secondo comma, c.p. tra reati oggetto di più sentenze di condanna emesse da diversi giudici (Tribunale di Verbania, Tribunale di Biella, G.i.p. del Tribunale di Busto Arsizio e Tribunale di Milano). La difesa chiedeva di riconoscere l'unicità del disegno criminoso tra tali reati ai fini del cumulo giuridico. Il giudice dell'esecuzione aveva invece ritenuto mancante la prova che, al momento del primo reato, l'agente avesse già programmato anche gli altri fatti, evidenziando la distanza temporale e spaziale tra alcune condotte e l'assenza di elementi sintomatici sufficienti. Il ricorso è stato ritenuto inammissibile perché mirava a sovvertire una valutazione di merito già logicamente e congruamente motivata, senza evidenziare vizi censurabili in cassazione.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, ritenendo corretta la motivazione del giudice dell'esecuzione sulla mancata dimostrazione dell'unicità del disegno criminoso e sulla conseguente esclusione della continuazione tra i reati indicati nell'istanza ex art. 671 c.p.p. Ha quindi condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 alla Cassa delle ammende, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., escludendo l'assenza di colpa nella causa di inammissibilità.

Norme richiamate

  • art. 671 c.p.p.

    Norma che disciplina la richiesta in sede esecutiva di applicazione del vincolo della continuazione tra reati già giudicati; nel caso concreto la relativa istanza è stata rigettata per difetto di prova dell'unicità del disegno criminoso.

  • art. 81, secondo comma, c.p.

    unico programma deliberato fin dall'origine nelle linee essenziali

    La continuazione richiede che i singoli reati siano espressione di un medesimo disegno criminoso, cioè di un programma unitario già delineato nelle sue linee essenziali al momento del primo reato.

  • art. 616 c.p.p.

    In caso di inammissibilità del ricorso, comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende, salvo assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

  • Corte cost. n. 186 del 13/06/2000

    la parte abbia proposto ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità

    È richiamata per il criterio che consente di escludere la sanzione pecuniaria solo se il ricorrente non abbia versato in colpa nella causa di inammissibilità.

Massime di principio

  • Ai fini del riconoscimento della continuazione, il medesimo disegno criminoso deve risultare da elementi concreti che dimostrino che, sin dall'origine, l'agente avesse programmato in linea essenziale anche i reati successivi.
  • La mera omogeneità tra reati non basta a integrare la continuazione se mancano indici significativi di unità programmatica, specie quando i fatti sono distanziati nel tempo e commessi in luoghi diversi.
  • La valutazione del giudice dell'esecuzione sulla sussistenza del vincolo della continuazione è censurabile in cassazione solo se affetta da manifesta illogicità o apoditticità, non quando sia sorretta da motivazione coerente e plausibile.
  • In sede di legittimità, la declaratoria di inammissibilità comporta normalmente la condanna alle spese processuali e al pagamento di una somma alla Cassa delle ammende, salvo che risulti l'assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniReati ostativiPena e commisurazione
RamiProcesso penaleEsecuzione penaleParte generale
IstitutiContinuazione

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