Cassazione Penale, Sentenza n. 37221/2022 del 03/10/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Zeschi impugna l'ordinanza della Corte d'Appello di Roma che aveva rigettato la sua istanza di riparazione per ingiusta detenzione successiva all'assoluzione dal reato (contestato come concorso ex art.56 e concussione ex art.317 c.p.). L'accusa era che, abusando delle funzioni di ispettore di polizia, Zeschi avesse costretto Kobzili Alì a consegnare 1.500 euro minacciando di ostacolare il rilascio del permesso di soggiorno. Il ricorrente deduceva vizio di motivazione e violazione di legge sostenendo che le sue dichiarazioni (urgente accertamento, assenza di contatti con terzi rilevanti, fornitura di numeri telefonici da altra persona, ritardi fisiologici nell'ufficio) erano coerenti e avrebbero dovuto escludere ogni colpa rilevante e l'apparenza di responsabilità penale.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto la motivazione dei giudici di merito puntuale e coerente: erano emersi contatti e rapporti poco trasparenti tra Zeschi e terzi (in particolare Bendami), omissioni nella relazione di servizio, ritardo nella sua presentazione e altre circostanze tali da integrare una condotta di grave negligenza che aveva creato l'apparenza di partecipazione all'attività delittuosa e aveva determinato la misura restrittiva. Perciò non è stata accolta la richiesta di riparazione. Il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e a rimborsare le spese in favore del Ministero per euro 1.000.
Norme richiamate
Norma sostanziale contestata (concussione). Nel caso era il capo d'accusa originario: la Cassazione non rivede la fondatezza dell'assoluzione, ma i giudici di merito hanno valutato che, pur nell'assoluzione, la condotta del pubblico ufficiale aveva creato l'apparenza di illecito rilevante ai fini della misura cautelare.
Richiamato come norma che disciplina il concorso di persone nel reato (elemento dell'imputazione). La sentenza si sofferma sull'apparenza di partecipazione anche in tale contesto.
Codice di procedura penale, art. 314
Rilevata la rilevanza della 'colpa grave' ai fini della riparazione per ingiusta detenzione: se la condotta dell'imputato manifesta macroscopica negligenza o imprudenza tale da generare un'apparenza di illecito che giustifica l'intervento dell'autorità giudiziaria, tale colpa esclude o limita il diritto alla riparazione.
Codice di procedura penale, art. 606, comma 1, lett. e)
art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.
Principio sul controllo di legittimità: la Corte di Cassazione verifica la coerenza logico-argomentativa della motivazione dei giudici di merito, senza poter rimettere in discussione la valutazione dei fatti né adottare nuovi parametri di valutazione.
Decreto-legge n. 137 del 2020, art. 23 comma 8
art. 23, comma 8, d.l. n. 137/2020
Norma richiamata come base procedurale per la requisitoria scritta del Procuratore Generale presso la Corte; usata dal PG per chiedere il rigetto del ricorso.
Massime di principio
- La Cassazione non rivede i fatti: verifica solo la coerenza logico-argomentativa della motivazione dei giudici di merito; non è luogo per una nuova valutazione delle prove.
- In sede di richiesta di riparazione per ingiusta detenzione, l'esistenza di una condotta del richiedente caratterizzata da 'colpa grave' (macroscopica negligenza o imprudenza) che abbia creato l'apparenza di responsabilità penale è idonea a escludere o ridurre il diritto alla riparazione.
- Omissioni documentali, ritardi nella redazione di atti e rapporti poco trasparenti con terzi possono essere valutati come elementi sintomatici di negligenza rilevante ai fini della misura cautelare.
- Anche se si consegue un'accertamento assolutorio, ciò non garantisce automaticamente il diritto alla riparazione se è dimostrabile che il comportamento dell'interessato ha contribuito a ingenerare nell'autorità l'apparenza di illiceità.
- Per difendersi efficacemente in casi simili è importante produrre documentazione contemporanea, giustificazioni tempestive delle scelte operative, prove che attestino l'urgenza e la legittimità dell'intervento e chiarimenti sui contatti con terzi.
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