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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17591/2026 del 15/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugna la sentenza della Corte d'Appello di Milano che l'ha riconosciuta, alla stregua delle intercettazioni e delle altre emergenze probatorie, in posizione apicale e co-gestionale rispetto al compagno Belcamino Giangiacomo nell'organizzazione dedita all'importazione, trasporto, detenzione e successiva rivendita di cocaina dalla Spagna. La difesa ha dedotto sette motivi: errata e contraddittoria attribuzione del ruolo di "organizzatrice" (confondendo apicalità e mera partecipazione), travisamento delle intercettazioni telefoniche (linguaggio criptico), mancata adeguata valorizzazione del ruolo principale del Belcamino divenuto collaboratore di giustizia, erronea qualificazione della condotta come associazione quand'anche fosse escluso che la ricorrente avesse capacità decisionale (asserita subordinazione familiare), la configurabilità della condotta come favoreggiamento personale per motivi affettivi, e infine l'apparenza argomentativa fondata solo su richiamo di massime giurisprudenziali.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile nel suo complesso. Ha ritenuto che la Corte di Appello avesse formulato una motivazione autonoma, adeguata e congrua, specificando le fonti di prova (intercettazioni e sequestri) dalle quali è emersa l'autonomia decisionale della Machado Alturo nel disbrigo di trattative per rilevanti importazioni e nel dare direttive organizzative (anche logistiche e telefoniche). Ha confermato che l'interpretazione del linguaggio criptico nelle intercettazioni è questione di fatto rimessa al giudice di merito e non viziabile in sede di legittimità, salvo manifesta illogicità, che non è stata dimostrata. Ha inoltre escluso la configurabilità del reato di favoreggiamento personale in costanza di reato associativo permanente, ritenendo che le condotte di agevolazione poste in tale fase si inquadrino come partecipazione al reato associativo. Conseguentemente la Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso, ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art.616 c.p.p.

Norme richiamate

  • D.P.R. 309/1990 (Testo unico sugli stupefacenti)

    Norme richiamate per la contestazione dei reati di importazione, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. La Corte ha ritenuto che le condotte e le modalità organizzative documentate rientrassero nelle fattispecie previste da tali articoli.

  • Codice di procedura penale

    Articolo richiamato per la previsione del versamento in favore della Cassa delle ammende a seguito di inammissibilità del ricorso; la Corte ha ordinato il pagamento di euro 3.000,00 ai sensi di tale norma.

  • Giurisprudenza di legittimità citata nella sentenza

    es. Sez.4 Sent. n.52137/2017 (Talbi); Sez.4 n.53568/2017; Sez.2 n.20098/2020 (Buono); Sez.6 n.42980/03.10.2024 (Rv.287264) e altre pronunce richiamate in motivazione

    La Corte ha applicato i principi giurisprudenziali secondo i quali il ruolo di "organizzatore" può consistere nel coordinamento anche di articolazioni parziali/territoriali dell'associazione e non richiede necessariamente una posizione unica e precedente alla formazione del sodalizio; inoltre la giurisprudenza ha chiarito che il favoreggiamento personale non è configurabile durante la consumazione di un reato associativo permanente e che l'interpretazione delle intercettazioni, anche criptiche, è questione di fatto riservata al giudice di merito salvo manifesta illogicità.

Massime di principio

  • Il ruolo di "organizzatore" può essere riconosciuto anche quando l'apporto di coordinamento riguardi solo specifiche articolazioni operative o trattative; non è necessario che la funzione sia unica o antecedente alla formazione dell'associazione.
  • La mera intensità o frequenza dell'apporto non è di per sé sufficiente a qualificare l'apporto come apicale: è necessario dimostrare elementi di autonomia decisionale, direzione o coordinamento; conversazioni intercettate che impartiscono direttive, definiscono termini e modalità operative possono costituire tale prova.
  • Le intercettazioni telefoniche, anche se criptiche o allusive, possono essere valutate come prova diretta se risultano gravi, precise, concordanti e corroborate da riscontri (sequestri, riscontri materiali). La loro interpretazione è questione di fatto rimessa al giudice di merito e sindacabile in Cassazione solo per manifesta illogicità.
  • La condizione di convivenza o vincolo familiare non esclude di per sé la responsabilità autonoma: occorre provare la sussistenza di una effettiva subalternità decisionale. Viceversa, elementi che mostrano autonomie operative e direttive possono escludere la tesi della mera complicità familiare.
  • Le condotte poste in essere durante la consumazione di un reato associativo permanente non si ricomprendono nella fattispecie del favoreggiamento personale, ma vanno valutate nell'ambito della partecipazione al reato associativo.
  • I motivi di ricorso alla Cassazione devono essere specifici: censure generiche, prive di indicazione puntuale degli elementi di fatto travisati o dei passaggi motivazionali contestati, sono frequentemente dichiarate inammissibili.
  • In caso di inammissibilità del ricorso possono essere disposte condanne alle spese processuali e al pagamento di somme in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art.616 c.p.p.

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