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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17578/2026 del 15/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La ricorrente lamenta la mancata effettuazione dell'attività istruttoria sia in primo grado sia in appello. Il Tribunale di Torre Annunziata aveva assolto per intervenuta depenalizzazione del fatto; la Corte d'appello, accogliendo l'appello del PM, ha riformato l'assoluzione e condannato l'imputata ai sensi dell'art. 7 d.l. n. 4/2019 senza disporre o rinnovare alcuna attività istruttoria e senza valutare o acquisire prove, violando il diritto dell'imputata a conoscere le prove a suo carico e a contro dedurre.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha constatato che in nessuno dei due gradi di giudizio era stata svolta attività istruttoria e che la Corte d'appello aveva implicitamente ritenuto provata la responsabilità penale senza effettuare accertamenti o valutazioni probatorie. Di conseguenza la sentenza impugnata è stata annullata e il procedimento rinviato per nuovo giudizio ad altra Sezione della Corte d'appello di Napoli. Si segnala che il Procuratore generale aveva chiesto l'inammissibilità del ricorso, richiesta non accolta dalla Corte.

Norme richiamate

  • art. 7 d.l. n. 4/2019

    La norma era il riferimento normativo del reato contestato; nel primo grado il Tribunale aveva assolto per depenalizzazione sopravvenuta, mentre la Corte d'appello ha ritenuto la norma applicabile per il periodo contestato (novembre 2020 - gennaio 2022). La Corte di cassazione però rileva che la valutazione sulla continuità normativa non può supplire all'assenza di accertamenti probatori.

  • Disciplina concernente l'assegno di inclusione (richiamata dalla Corte d'appello)

    La Corte d'appello ha richiamato la continuità normativa con la disciplina dell'assegno di inclusione per affermare l'insussistenza della depenalizzazione applicabile al periodo contestato; la Cassazione osserva che anche questa valutazione normativa non legittima la riforma in assenza di istruttoria e di accertamenti sui fatti.

Massime di principio

  • La Corte d'appello non può riformare una sentenza assolutoria e condannare l'imputato senza aver proceduto a una reale attività istruttoria e senza valutare le prove: l'accertamento della responsabilità penale richiede elementi probatori specifici e motivati.
  • La semplice valutazione di continuità normativa o di interpretazione di una norma (es. depenalizzazione) non può sostituire l'espletamento dell'istruttoria e degli accertamenti sui fatti concreti.
  • Il diritto dell'imputato a conoscere le prove a suo carico e a contro dedurre è fondamentale: la mancata acquisizione o rinnovazione dell'istruttoria ingenera vizio tale da comportare annullamento e rinvio.
  • Quando in primo grado si pronuncia un'assoluzione per depenalizzazione sopravvenuta, il giudice di appello che intenda riformare la decisione deve procedere con attenzione sia sugli aspetti di diritto (esistenza della depenalizzazione/continuità normativa) sia sull'istruttoria, eventualmente disponendo integrazioni probatorie.
  • La Cassazione può annullare e disporre il rinvio ad altra sezione quando riscontra che la decisione di merito è fondata su valutazioni prive di qualunque istruttoria o accertamento materiale.

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