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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 31688/2024 del 02/08/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la conferma della condanna per furto (ESPOSITO) e indebito utilizzo di carta bancomat (entrambe le posizioni). CALIANO deduce violazione di legge e carenza di motivazione per il diniego delle circostanze attenuanti generiche. ESPOSITO e CALIANO, con unico ricorso congiunto, censurano: (1) la responsabilità di ESPOSITO per il reato di furto sarebbe fondata solo sull'utilizzo della carta senza prova del possesso della stessa; (2) la responsabilità di CALIANO per l'art. 493-ter sarebbe basata soltanto sulla sua presenza fisica vicino al prelievo; (3) l'applicazione (o la valutazione) dell'aggravante "destrezza" ai sensi dell'art. 625, comma 2, n. 4 c.p.; (4) la mancata concessione delle attenuanti generiche e la rilevanza della lieve entità del fatto ai sensi degli artt. 133 e 62-bis c.p.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. Motivazioni principali: la Corte ha ritenuto adeguata la valutazione dei giudici di merito; per il furto di ESPOSITO la contiguità temporale tra sottrazione del borsello e immediato utilizzo della carta, le notifiche di prelievo ricevute dalla vittima mentre era ancora intenta a riparare la ruota, e le immagini delle telecamere che riprendevano un uomo identificato in ESPOSITO, costituiscono plurimi elementi probatori congruamente valutati. Quanto all'indebito utilizzo (art. 493-ter), la Corte ha richiamato le immagini che ritraggono entrambi gli imputati nell'esercizio commerciale dove sono stati acquistati profumi pagati con la carta sottratta e la testimonianza della commessa, ritenuti elementi idonei a fondare la responsabilità di entrambi. Sul diniego delle attenuanti generiche, la Corte ha ritenuto la motivazione della Corte territoriale logica e sufficiente: l'insidiosità delle modalità operative e l'intensità del dolo giustificano il rigetto. L'aggravante per "destrezza" era stata esclusa in primo grado e non ha inciso sulla determinazione della pena in appello. Conseguenze: confermate le condanne di merito (ESPOSITO: 2 anni di reclusione e €1.000 di multa; CALIANO: 1 anno e 6 mesi di reclusione e €1.000 di multa), entrambi dichiarati recidivi specifici ove rilevante; i ricorrenti sono condannati al pagamento delle spese processuali e, ex art. 616 c.p.p., al versamento equo alla Cassa delle ammende di complessivi €3.000,00 (suddivisi).

Norme richiamate

  • art. 625, comma 2, n. 4, cod. pen.

    L'aggravante per "aver agito con destrezza" richiede una valutazione delle modalità operative dell'agente; nel caso di specie tale aggravante era stata esclusa in primo grado e non ha inciso sul trattamento sanzionatorio confermato in appello. La Corte evidenzia che non è sufficiente l'aver semplicemente approfittato della distrazione della vittima per configurare automaticamente la destrezza

  • art. 493-ter, cod. pen.

    L'indebito utilizzo della carta è fondato quando vi sia prova dell'utilizzo illecito; la prova può derivare dalla combinazione di immagini di video-sorveglianza e dalla presenza degli imputati nell'esercizio commerciale subito dopo il furto, nonché dalle dichiarazioni di terzi

  • art. 133, cod. pen.

    Le attenuanti generiche richiedono elementi positivi che mostrino una minore offensività o meritevolezza dell'agente; il giudice deve motivare il riconoscimento delle attenuanti indicando gli elementi che giustificano la diminuzione della pena, mentre l'esclusione è sufficientemente motivata se il giudice indica plausibili ragioni di rigetto anche basandosi su uno solo degli elementi dell'art. 133

  • art. 62-bis, cod. pen.

    La rilevanza della 'lieve entità del fatto' va valutata concretamente; nel caso la Corte ha ritenuto prevalenti modalità insidiose e l'intensità del dolo tali da escludere la lieve entità

  • art. 616, cod. proc. pen.

    In caso di declaratoria di inammissibilità del ricorso per cassazione ai sensi della Corte, si applicano le conseguenze previste dall'art. 616 c.p.p.: condanna alle spese e possibili somme da versare alla Cassa delle ammende

Massime di principio

  • Il collegamento temporale immediato tra furto di un portafoglio/borsello e l'immediato utilizzo della carta sottratta costituisce un elemento probatorio rilevante e può legittimare la responsabilità del presunto autore del furto se supportato da elementi di riscontro (es. notifiche di prelievo, filmati)
  • Le immagini di videosorveglianza che mostrano soggetti compiuti acquisti con carta sottratta, unitamente a testimonianze che confermano la spesa, possono fondare la responsabilità per indebito utilizzo della carta anche se non tutti i prelievi risultano ripresi
  • Una ricostruzione difensiva meramente ipotetica o congetturale, non ancorata a elementi di fatto acquisiti, non è idonea a creare il dubbio ragionevole necessario a contrastare la decisione dei giudici di merito
  • Le attenuanti generiche richiedono elementi "in positivo" per il loro riconoscimento; il giudice non è obbligato ad esaminare tutte le circostanze favorevoli o sfavorevoli, ma deve motivare plausibilmente il rifiuto o il riconoscimento, anche sulla base di un solo elemento ritenuto decisivo
  • L'aggravante della 'destrezza' non si configura automaticamente quando la vittima è distratta: occorre valutare se l'agente abbia posto in essere comportamenti attivi di abilità per eludere la sorveglianza, non semplicemente aver beneficiato di una situazione di distrazione già esistente
  • In ipotesi di 'doppia conforme' (sentenze di primo e secondo grado con argomentazioni coincidenti), la Corte di Cassazione valuta congiuntamente l'ermeneutica dei due provvedimenti come un unico corpo di motivazione

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