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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40098/2025 del 12/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugnava la sentenza del Giudice di Pace di Pescara (4/12/2013) che l'aveva condannata a €200 per il delitto di danneggiamento semplice (art. 635 c.p.), lamentando: a) nullità per mancata motivazione circa la responsabilità; b) sopravvenuta depenalizzazione del reato in seguito al D.Lvo n.7/2016 (ius superveniens), chiedendo annullamento senza rinvio. Era stata ammessa la rimessione in termini (Tribunale di Pescara, 6/3/2025) per proporre impugnazione.

La decisione

La Corte ha respinto il ricorso. Sulla motivazione ha ritenuto la sentenza di merito adeguatamente motivata: descrizione del fatto, richiamo alle dichiarazioni della persona offesa e di testimoni e documentazione fotografica, con valutazione delle prove priva di incongruenze logiche. Sulla depenalizzazione ha ritenuto che il fatto contestato riguardasse danneggiamento su autovettura parcheggiata in pubblica via, configurando la circostanza aggravante di cui all'art. 625 n.7 c.p.; tale ipotesi, anche dopo le modifiche normative (D.Lvo 7/2016 e successivi d.lgs. 150/2022 e 31/2024), continua a costituire reato e resta perseguibile a querela di parte. Nel caso era acquisita la querela della persona offesa, per cui il fatto è tuttora punibile. Inoltre la rimessione in termini impedisce che il periodo tra la sentenza contumaciale e l'ordinanza di restituzione sia computato ai fini della prescrizione (art.175 c.p.p., comma 8), pertanto la prescrizione non è maturata. Conseguentemente la condanna è stata integralmente confermata e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 635 cod. pen.

    Il delitto di danneggiamento nella sua formulazione "semplice" è stato depenalizzato dal D.Lvo n.7/2016; tuttavia le ipotesi aggravate (es. art. 625 n.7) continuano a essere previste come reato nella normativa successiva e quindi non ricadono nella depenalizzazione.

  • art. 625 cod. pen. n.7

    art. 625, comma primo, n. 7

    La circostanza aggravante relativa a cose esposte alla pubblica fede (fra cui autovetture parcheggiate nella pubblica via) integra una fattispecie che, anche dopo le modifiche normative, resta punibile e può essere procedibile a querela di parte nei casi previsti.

  • D.Lvo n.7/2016

    Ha depenalizzato il danneggiamento semplice previsto dall'art. 635 c.p., ma non le ipotesi aggravate previste dall'art. 625 n.7; quindi non opera automaticamente l'annullamento per tutti i fatti originariamente qualificati come danneggiamento.

  • d.lgs. 150/2022 (art. 2, comma 2, lett. n))

    art. 2, comma 2, lett. n) d.lgs. 150/2022

    Ha introdotto il comma quinto all'art. 635 c.p. rendendo procedibile a querela l'ipotesi del comma primo in alcuni casi, con salvezza della procedibilità d'ufficio per specifiche situazioni (es. art. 331 c.p.p. o persona offesa incapace).

  • d.lgs. 19 marzo 2024, n.31 (art.1 comma1 lett. b))

    art. 1, comma 1, lettera b) d.lgs. 19/03/2024 n.31

    Ha esteso la procedibilità a querela a talune ipotesi del secondo comma dell'art. 635, limitatamente ai fatti commessi su cose esposte per necessità, consuetudine o destinazione alla pubblica fede; tuttavia ciò non ha depenalizzato le ipotesi aggravate già previste dall'art. 625 n.7 quando restano configurabili come reato perseguibile a querela.

  • art. 175 cod. proc. pen. (comma 8)

    Il termine intercorso tra la sentenza contumaciale e l'ordinanza che concede la restituzione in termini non si conteggia ai fini della prescrizione; conseguentemente la rimessione in termini evita che quel periodo faccia maturare la prescrizione.

  • Giurisprudenza: Cass. Sez. 2, n. 48552 del 10/09/2018 (Barsotti)

    Sez. 2, n. 48552 del 10/09/2018

    L'inammissibilità del ricorso per cassazione non impedisce che la Corte dichiari la depenalizzazione intervenuta nel frattempo; quindi il ius superveniens può essere fatto valere in sede di impugnazione anche se il ricorso è inammissibile.

Massime di principio

  • La sopravvenuta depenalizzazione (ius superveniens) può essere fatta valere in sede di impugnazione se l'imputato è rimesso in termini; tuttavia occorre verificare se la fattispecie concreta rientri effettivamente nell'ambito della depenalizzazione o se rimangono ipotesi punibili (es. circostanze aggravanti).
  • La depenalizzazione dell'ipotesi "semplice" non comporta automaticamente l'estinzione della responsabilità quando il fatto integri una fattispecie aggravata ancora prevista come reato (es. art. 625 n.7 relativo a cose esposte alla pubblica fede).
  • Le modifiche normative sulla procedibilità (da d'ufficio a querela) richiedono di accertare se sia stata presentata querela valida: l'esistenza della querela rende perseguibile il fatto quando la normativa lo richiede.
  • In Cassazione non si rianalizzano i fatti ex novo: il controllo è sulla sufficienza e coerenza della motivazione e sulla presenza di idonei elementi probatori che sorreggano la decisione di merito.
  • La rimessione in termini per proporre impugnazione tutela la possibilità di sollevare nuovi motivi, compreso il ius superveniens; inoltre, ai fini della prescrizione, il periodo tra sentenza contumaciale e ordinanza di rimessione non si computa se previsto dall'art.175 c.p.p.
  • Quando si valuta la sopravvenuta normativa penale, occorre verificare sia il contenuto materiale della nuova disciplina sia il regime di procedibilità e gli eventuali profili aggravanti che mantengono la punibilità.

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