Cassazione Penale, Sentenza n. 39988/2025 del 12/12/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugna la decisione che lo ha ritenuto responsabile per il reato di ricettazione di beni contraffatti recanti il marchio Louis Vuitton. Deduce: 1) violazione di legge e vizio di motivazione nella ricostruzione della responsabilità, sostenendo che i semilavorati e accessori rinvenuti erano parte integrante delle borse da lui confezionate e che si sarebbe trattato di un "falso grossolano" escludente la rilevanza penale della contraffazione ai sensi dell'art. 473 c.p. (capo A), dichiarato però prescritto; 2) violazione di legge e vizio di motivazione nel bilanciamento tra circostanze eterogenee ai fini della determinazione della pena (art. 133 c.p.).
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché proposto con motivi generici e manifestamente infondati. Ha ritenuto corretta la valutazione della Corte d'appello secondo cui: a) non risultava provato né sostenuto dal teste che si fosse trattato di un "falso grossolano"; b) gli oggetti contestati nel capo di ricettazione (1000 semilavorati, 3000 accessori metallici, fodere, etichette, tessuto) erano distinti dalle 82 borse e 200 sacchetti contraffatti del capo A, e non risultava che il ricorrente fosse in possesso dei macchinari necessari a produrli, quindi sussiste la ricettazione per quei beni; c) il giudizio di bilanciamento delle circostanze (attenuanti generiche equivalenti vs. recidiva e modalità del fatto) è stato adeguatamente motivato dalla Corte d'appello. Conseguentemente il ricorso è stato rigettato, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare euro 3.000 alla Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
art. 473 cod. pen.
Riferita alla contraffazione: la Corte ha ritenuto che non fosse provato il carattere di "falso grossolano" e ha distinto gli oggetti contraffatti (borse e sacchetti) dai semilavorati e accessori, per i quali è stata affermata la ricettazione; il reato contestato al capo A è stato inoltre dichiarato prescritto
art. 133 cod. pen.
Applicata nella fase di bilanciamento delle circostanze eterogenee: la Corte d'appello ha considerato e motivato gli elementi richiesti (circostanze attenuanti generiche, recidiva, modalità del fatto e precedenti), fornendo motivazione adeguata che la Cassazione ritiene immune da censure
Massime di principio
- La distinzione tra oggetto del reato di contraffazione e oggetto del reato di ricettazione è cruciale: beni autonomi rispetto ad articoli effettivamente prodotti possono integrare ricettazione anche se con lo stesso marchio contraffatto
- L'allegazione generica di "falso grossolano" senza elementi probatori concreti non è sufficiente a delegittimare la qualificazione penale della condotta; la valutazione della gravità del falso richiede accertamenti di fatto e prova in processo
- In sede di bilanciamento delle circostanze eterogenee (art. 133 c.p.) il giudice di merito deve esporre i ragionamenti e gli elementi considerati; se lo fa, la valutazione difficilmente è sindacabile in Cassazione salvo vizio di motivazione manifesto
- Motivi di ricorso generici e non specificamente fondati su elementi di fatto o di diritto possono determinare l'inammissibilità della cassazione; è necessario formulare censure precise e supportate
- La prescrizione di un reato presupposto non impedisce di condannare per reati autonomi (es. ricettazione) se sussistono elementi che dimostrano la natura differente degli oggetti o della condotta
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