Cassazione Penale, Sentenza n. 46585/2024 del 18/12/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Richiesta di riparazione per ingiusta detenzione ex art. 314 c.p.p. per la custodia cautelare subita dall'1/8/2019 al 15/4/2022. Il ricorrente sosteneva carenza di indizi e chiedeva la valutazione degli elementi emersi nel dibattimento (assoluzione definitiva del 15/2/2023) non considerati dalla Corte di Appello, in particolare l'assenza di riscontri oggettivi alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e l'impossibilità materiale di spacciare durante la detenzione.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il ricorso fosse generico e non avesse esposto in modo critico e puntuale le ragioni di diritto e di fatto necessarie per impugnare l'ordinanza della Corte di Appello. Ha confermato che la Corte di Appello aveva adeguatamente valutato anche gli elementi emersi nel dibattimento: dalla sentenza di assoluzione risultava che la partecipazione del Magazzeno al narcotraffico era riferibile a fatti anteriori (soprattutto 2014-2015) e che persistono frequenti e significative connessioni con soggetti ritenuti parte del sodalizio (in particolare De Feo Vito). Tali elementi, unitamente alle dichiarazioni dei collaboratori e alle frequentazioni ambigue, sono stati ritenuti idonei a configurare colpa grave/connivenza ostativa al riconoscimento del diritto all'equa riparazione; di conseguenza la domanda era legittimamente respinta.
Norme richiamate
Stabilisce il diritto all'equa riparazione per chi sia stato prosciolto irrevocabilmente, salvo che abbia dato o concorso a darvi causa con dolo o colpa grave; la Corte ha applicato tale principio ritenendo ostativo il comportamento del ricorrente consistente in frequenti rapporti e dedizione ad attività illecite in epoca anteriore che hanno creato la situazione che ha determinato la misura cautelare.
art. 646 cod. proc. pen. (richiamato)
Richiama i limiti della cognizione in sede di Cassazione con riferimento al procedimento per riparazione: la Corte di legittimità è limitata al controllo di legittimità del provvedimento impugnato, anche sulla congruità e logicità della motivazione, senza sindacare il merito in modo esteso.
art. 35 cod. proc. pen. (richiamo normativo)
Utilizzato per collegare le regole di impugnazione tra gradi di giudizio; la cassazione sottolinea che il rimedio è soggetto ai limiti previsti per i motivi di ricorso.
art. 606 cod. proc. pen. (richiamato)
Limita i motivi di ricorso per cassazione e richiede specificità e rispetto dei limiti formali; la Corte ha ritenuto il ricorso generico e aspecifico, privo della necessaria critica puntuale.
art. 611 cod. proc. pen. (conclusioni del P.G.)
Richiesta del Pubblico Ministero (conclusioni ex art. 611) di annullamento dell'ordinanza con rinvio; la Corte ha esaminato le conclusioni ma ha dichiarato inammissibile il ricorso del difensore del ricorrente.
Definizione di colpa rimessa al codice penale: la Corte richiama la nozione per affermare che la condotta gravemente colposa (negligenza, imprudenza, inosservanza) può escludere il diritto all'indennizzo.
Giurisprudenza delle Sezioni Unite (richiami vari: es. Sez. U. n. 43/1995, n. 51779/2013, n. 32383/2010)
Richiami interpretativi consolidati sul tema: la colpa grave e la connivenza possono essere ostative all'indennizzo; il giudice della riparazione deve valutare autonomamente la condotta dell'interessato (prima e dopo la perdita della libertà) e la sussistenza di condotte che, pur non integrando reato in sede di merito, abbiano creato la situazione per l'intervento dell'autorità.
Massime di principio
- L'assoluzione penale non garantisce automaticamente il diritto all'equa riparazione: il giudice della riparazione valuta se il detenuto abbia contribuito alla instaurazione o al mantenimento della misura con dolo o colpa grave.
- La Cassazione, nel ricorso contro l'ordinanza di riparazione, ha cognizione limitata alla legittimità e alla logica della motivazione della decisione di merito; i motivi devono essere specifici e criticamente confrontati con la motivazione impugnata, altrimenti il ricorso è inammissibile.
- Frequentazioni ambigue, rapporti consolidati con soggetti notoriamente dediti a traffici illeciti e prove delle attività pregresse (anche se anteriori al periodo cautelare) possono configurare colpa grave o connivenza e ostare al riconoscimento dell'indennizzo.
- In procedimenti analoghi la difesa dovrebbe produrre elementi specifici e documentati (es. alibi verificabile, assenza di contatti, riscontri oggettivi contrari alle dichiarazioni dei collaboratori, prova dell'impossibilità materiale di svolgere l'attività contestata) e confezionare motivi di impugnazione mirati, non generici.
- Il giudizio di riparazione richiede una valutazione autonoma di tutti gli elementi probatori disponibili rispetto al nesso causale tra la condotta dell'interessato e la misura cautelare: pertanto è utile prospettare chiaramente l'assenza di causalità o di colpa grave nella domanda di riparazione.
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