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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 46543/2024 del 18/12/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione della conferma della condanna per indebita percezione di reddito di cittadinanza: 1) censura per mancata motivazione rispetto alla questione dell'abrogazione del reato dal 1/01/2024; 2) censura sulla valutazione che la domanda di reddito di cittadinanza sia stata presentata personalmente e non tramite un CAF; 3) censura sulla determinazione della pena e, soprattutto, sulla data della prima condotta (21/03/2019) che, secondo il ricorrente, sarebbe anteriore alle modifiche normative contestate e quindi non punibile.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato i primi due motivi: non ha rilevato violazione di motivazione relativamente alla questione dell'abrogazione e ha ritenuto fondata la valutazione dei giudici di merito circa l'assenza di prova che la domanda fosse stata inoltrata da un CAF e l'insussistenza di necessità di accertamenti officiosi, anche alla luce della scelta del rito abbreviato e dei precedenti penali dell'imputato. Il terzo motivo è stato invece accolto limitatamente alla prima domanda del 21/03/2019: la condotta di quella data è stata dichiarata non prevista dalla legge come reato (perché, alla data del 21/03/2019, la norma non comprendeva ancora il collegamento con l'art. 416-bis) e la condanna riferibile a quella data è stata annullata senza rinvio. Per il residuo reato relativo alla domanda del 02/10/2020 la Corte ha rideterminato la pena rimuovendo l'aumento per continuazione: pena finale rideterminata in 1 anno e 4 mesi di reclusione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per la parte residua.

Norme richiamate

  • art. 7 d.l. 28 gennaio 2019, n. 4 (convertito dalla L. 28 marzo 2019, n. 26)

    Alla condanna in via definitiva per i reati di cui ai commi 1 e 2 e per quello previsto dall'articolo 640-bis del codice penale, nonché alla sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti per gli stessi reati, consegue di diritto l'immediata revoca del beneficio con efficacia retroattiva e il beneficiario è tenuto alla restituzione di quanto indebitamente percepito. La revoca è disposta dall'INPS ai sensi del comma 10. Il beneficio non può essere nuovamente richiesto prima che siano decorsi dieci anni dalla condanna.

    La norma disciplina la revoca automatica del reddito di cittadinanza in caso di condanna per determinati reati; la questione centrale è quali reati erano ricompresi alla data della presentazione della domanda (modifica in fase di conversione del d.l. ha ampliato l'elenco dei reati).

  • art. 1, comma 318, legge 29 dicembre 2022, n. 197

    disposizione di abrogazione, con efficacia dal 01/01/2024, del delitto in esame

    Ha disposto l'abrogazione del delitto collegato all'indebita percezione del reddito di cittadinanza a decorrere dal 1/1/2024; tuttavia la Corte osserva che tale abrogazione è stata coordinata con disposizioni che preservano la punibilità per fatti commessi entro la vigenza della norma e che non viola necessariamente il principio di retroattività della lex mitior per ragioni di raccordo normativo.

  • art. 8 d.l. 4 maggio 2023, n. 48 (convertito dalla L. 3 luglio 2023, n. 85)

    norma che introduce nuova fattispecie incriminatrice relativa a benefici analoghi successivi alla soppressione del reddito di cittadinanza

    La nuova norma disciplina profili di responsabilità penale per benefici analoghi che sostituiscono il reddito di cittadinanza, giustificando in parte la conservazione della tutela penale per i fatti anteriori alla soppressione.

  • art. 125, comma 3, cod. proc. pen.

    Richiama il dovere del giudice di motivare le decisioni interlocutorie e le scelte processuali; la Corte ha ritenuto assente, nel caso concreto, una violazione formale di tale disposizione.

  • art. 2, comma secondo, cod. pen.

    Principio della retroattività della legge penale più favorevole (lex mitior); la Corte discute i limiti alla sua applicazione alla luce di specifiche disposizioni abrogative e di coordinamento normativo.

  • art. 620, lett. I) cod. proc. pen.

    Consente alla Corte di Cassazione, in caso di annullamento parziale senza rinvio, di rideterminare la pena per le condanne residue: qui utilizzata per ricalcolare la pena relativa al reato del 02/10/2020.

Massime di principio

  • Se una fattispecie viene ampliata per includere determinati reati solo in una data successiva, le condotte anteriori a quella modifica non possono essere punite sulla base dell'ampliamento: verificare sempre la vigenza della fattispecie alla data del fatto.
  • L'abrogazione successiva di una norma non elimina automaticamente la punibilità dei fatti commessi durante la vigenza della norma, soprattutto se il legislatore ha disposto specifiche regole di raccordo o ha introdotto nuove fattispecie sostitutive.
  • La mera dichiarazione che la domanda di beneficio sia stata presentata tramite un intermediario (CAF) non esonera automaticamente l'interessato dalla responsabilità: è necessaria prova concreta che i dati inseriti siano errati indipendentemente dalla volontà del richiedente.
  • In rito abbreviato il carico probatorio per ottenere accertamenti officiosi è più stringente: chi invoca l'assenza di responsabilità deve fornire almeno un principio di prova per giustificare indagini supplementari.
  • Quando la Cassazione annulla parzialmente senza rinvio è possibile rideterminare la pena residua ai sensi dell'art. 620 c.p.p.; pertanto, anche un accoglimento parziale può comportare una ricalibrazione della sanzione custodiale.

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