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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 27205/2023 del 25/09/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La ricorrente aveva versato €51.000 al resistente, asserendo che si trattava di un mutuo e chiedendone la restituzione dopo la vendita dell'immobile. In primo grado la domanda era stata respinta ritenendo che la somma fosse una mera operazione contabile collegata all'atto notarile; in appello si era confermato il rigetto perché la parte attrice non aveva dimostrato la causale del mutuo e non aveva riproposto espressamente le richieste di prova testimoniale non ammesse. In cassazione si deduceva che la Corte d'appello aveva erroneamente ritenuto abbandonata la prova testimoniale nonostante la ricorrente l'avesse reiterata nelle note autorizzate ex art. 183, sesto comma, e avesse chiesto la revoca dell'ordinanza di rigetto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso ritenendo fondati i motivi relativi alla presunzione di abbandono delle istanze istruttorie non riproposte. Ha cassato la sentenza della Corte d'appello e ha rinviato la causa alla Corte d'appello di Roma in diversa composizione, fissando il principio di diritto secondo cui la presunzione di abbandono delle istanze istruttorie rigettate e non riproposte in udienza di precisazione delle conclusioni può essere superata se tali istanze risultano specificamente reiterate nelle note autorizzate depositate in vista della discussione.

Norme richiamate

  • art. 281-sexies c.p.c.

    Regola la precisazione delle conclusioni in udienza di discussione; la Corte afferma che la presunzione di abbandono delle richieste istruttorie non riproposte in tale sede può essere superata se emerge una volontà inequivoca di insistere, ad esempio tramite reiterazione nelle note autorizzate.

  • art. 183, sesto comma, c.p.c.

    Consente il deposito di note autorizzate propedeutiche alla discussione; la Corte riconosce che richieste istruttorie reiterate in tali note, se connesse alla discussione, possono supplire alla mancata riproposizione verbale in udienza.

  • art. 2697 c.c.

    Stabilisce l'onere della prova: chi afferma fatti che determinano una situazione giuridica a proprio favore deve provarli. La Corte ha richiamato che spettava alla ricorrente provare la sussistenza della causale di mutuo per ottenere la restituzione.

  • art. 360, primo comma, n. 3 e n. 4 c.p.c.

    Norme che disciplinano i motivi di ricorso per cassazione per violazione di legge e nullità; la Corte ha ritenuto sussistente la violazione per non aver valutato correttamente la reiterazione della prova e ha accolto il ricorso per errore nell'applicazione del principio relativo all'abbandono delle istanze istruttorie.

Massime di principio

  • La mancata riproposizione verbale in udienza delle richieste istruttorie può determinare la presunzione di abbandono, ma tale presunzione è superabile se emerge una volontà inequivoca di insistere, valutabile anche dalle note autorizzate depositate in vista della discussione.
  • Chi invoca la sussistenza di un negozio (es. mutuo) ha l'onere di provarne la causale (art. 2697 c.c.); pertanto è fondamentale predisporre e conservare prove idonee (documentali e, se necessarie, testimoniali) e curarne la ammissione processuale.
  • Per evitare che una richiesta istruttoria venga considerata abbandonata, la parte deve: a) reiterarla espressamente nelle note autorizzate in vista della discussione e/o nelle conclusioni in udienza; b) se possibile, chiedere la fissazione di un'apposita udienza per l'assunzione della prova; c) far risultare in modo chiaro nel verbale l'insistenza sulla richiesta.
  • Il giudice d'appello, quando ritiene che una richiesta probatoria non sia stata riproposta, deve valutare e motivare se la condotta processuale e gli atti precedenti mostrino invece una volontà di insistenza; la mancata considerazione di elementi rilevanti può costituire motivo di cassazione.
  • In sede di difesa, è strategico collegare le richieste istruttorie alla linea difensiva in modo manifesto (esporre perché la prova è rilevante per il diritto dedotto) così da rendere chiaro al giudice che la prova è essenziale e non rinunciata.

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