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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 47357/2022 del 14/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Di Lena aveva chiesto la restituzione delle somme pagate in esecuzione di una prima sentenza di condanna (Tribunale di Taranto 6/6/2008, irrevocabile 29/3/2011) che prevedeva pena detentiva e multa. Successivamente la Corte d'appello di Lecce ha riconosciuto la continuazione con altri reati e ha rideterminato la pena complessiva. Di Lena deduceva di avere in sostanza scontato due volte la stessa pena e chiedeva la restituzione della somma pagata in forza della prima condanna. Il GIP aveva respinto la richiesta e Di Lena ha impugnato per vizio della motivazione della decisione di rigetto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. Ha ritenuto che: a) il giudice dell'esecuzione non ha competenza generale per disporre la restituzione di somme diverse dai provvedimenti espressamente indicati dalla legge; b) il pagamento della multa era valido ed esecutivo al momento dell'esazione (la prima sentenza era irrevocabile), quindi non risultava "indebito" al momento del pagamento; c) l'esecuzione del primo titolo si era estinta con l'espiazione della pena detentiva e con il pagamento della pena pecuniaria, per cui non vi era rapporto esecutivo residuo sul quale il giudice dell'esecuzione potesse intervenire per disporre restituzione; d) gli strumenti di computo delle pene previsti dall'art. 657 c.p.p. non consentono l'operazione contraria (cioè il computo del pagamento di una pena pecuniaria già estinta a favore di una successiva esecuzione diversa). Pertanto il rigetto dell'istanza di restituzione da parte del GIP è confermato.

Norme richiamate

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 73 e art. 74

    Gli articoli definiscono i delitti per stupefacenti e le relative sanzioni; la Corte ha richiamato che la prima condanna riguardava tali reati e che la successiva sentenza d'appello ha riconosciuto la continuazione tra i reati.

  • codice di procedura penale, artt. 667 e ss.

    Indicano le materie di competenza del giudice dell'esecuzione: la Cassazione osserva che la competenza del giudice dell'esecuzione non è generale e si limita ai provvedimenti espressamente previsti da queste norme.

  • codice di procedura penale, art. 657

    La norma impone al pubblico ministero, nel determinare la pena detentiva da eseguire, di computare la custodia cautelare e le pene espiate per reati diversi nei casi previsti; la Corte sottolinea che l'art. 657 prevede il computo di periodi detentivi per la determinazione della pena pecuniaria, ma non l'operazione inversa richiesta dal ricorrente.

  • legge 11 marzo 1953, n. 87, art. 30, comma 4

    La norma riguarda la cessazione dell'esecuzione e degli effetti penali di una sentenza irrevocabile in seguito a pronunce di incostituzionalità; la Corte richiama la giurisprudenza secondo cui, se il rapporto esecutivo si è esaurito (pena pecuniaria pagata), la mera successiva rideterminazione non comporta automaticamente restituzione.

  • Sentenze della Corte Costituzionale n. 32/2014 e n. 40/2019

    Richiamate come fattispecie che hanno inciso sul trattamento sanzionatorio in materia di stupefacenti e sono rilevanti per valutare se e quando sia possibile una rideterminazione o restituzione "in executivis"; la Cassazione distingue i casi in cui il rapporto esecutivo è già estinto da quelli in cui la pena pecuniaria non è ancora eseguita.

  • Giurisprudenza della Cassazione (es. Sez.1 n. 39237/2017 Malorgio; Sez.5 n. 370/2021 Pipicella; Sez.1 n.13072/2020 Candido)

    La Corte richiama precedenti secondo cui: se la pena pecuniaria è stata estinta con il pagamento anteriore alla pronuncia di incostituzionalità la restituzione non si configura perché il rapporto esecutivo è terminato; diversamente, ove la pena pecuniaria non sia stata eseguita, può sussistere interesse alla rideterminazione "in executivis".

Massime di principio

  • Il giudice dell'esecuzione ha competenza limitata ai provvedimenti espressamente previsti dalla legge (artt. 667 e ss. c.p.p.) e non può disporre una restituzione generica di somme se non previsto da norma o titolo.
  • Il pagamento di una multa eseguito in forza di una sentenza irrevocabile non è "indebito" se effettuato prima di un successivo accertamento che ridetermini la pena; il rapporto esecutivo si esaurisce con l'espiazione della pena detentiva e il pagamento della pena pecuniaria.
  • Per ottenere la restituzione dopo una successiva rideterminazione della pena bisogna dimostrare che il pagamento era effettivamente indebito (es. duplicato errore di pagamento) o che il rapporto esecutivo non si era ancora esaurito (ad esempio la pena pecuniaria non era stata pagata).
  • L'art. 657 c.p.p. consente il computo di periodi detentivi e pene già espiate per la determinazione della pena detentiva o pecuniaria, ma non impone l'operazione inversa richiesta per compensare pagamenti già estinti.
  • Le pronunce di incostituzionalità possono dar luogo a rideterminazione "in executivis" quando il rapporto esecutivo non sia esaurito; se invece la pena pecuniaria è già stata eseguita, la strada della restituzione è preclusa salvo casi specifici di indebito evidente.
  • Prassi consigliata: chi contesta una duplicazione di esecuzione o ritiene il pagamento indebito deve definire chiaramente il titolo giuridico della richiesta (per esempio indebito, pagamento duplicato, inesatto ordine di esecuzione) e sollevare la questione tempestivamente presso il pubblico ministero e/o il giudice dell'esecuzione prima che il rapporto esecutivo si esaurisca.

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