Cassazione Penale, Sentenza n. 17025/2024 del 23/04/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugna la sentenza della Corte d'appello di Brescia dell'11/01/2023 che lo ha riconosciuto responsabile, quale socio di maggioranza e amministratore di fatto della Ekoline s.r.l., di plurimi reati di bancarotta (distrazione/dissipazione di beni e contratti di leasing, distrazione di beni strumentali, sottrazione/occultamento di autovettura, distruzione/occultamento di scritture contabili) e di prelievi personali per circa Euro 40.500. Il ricorso in Cassazione articolava 14 motivi: contestazione della qualifica di amministratore di fatto (si censurava l'uso della procura come prova), mancanza di prova del contributo causale del Gatta nelle singole condotte distrattive/dissipative, carenza della prova del dolo specifico per la bancarotta documentale, contestazioni sul valore e sull'antieconomicità delle cessioni dei leasing (Porsche, Iveco, Fiat), sulla esistenza e sottrazione dei beni strumentali e dell'Audi A3, e infine censura della determinazione della pena e del diniego delle attenuanti generiche.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso nell'insieme infondato e lo ha respinto. Ha ritenuto corretta la valutazione dei giudici di merito: la procura "ad negotia" di ampia portata unita a concreti atti gestori (bonifici in favore del ricorrente, uso personale di beni societari, gestione dei conti) era indicativa della qualifica di amministratore di fatto; l'imputato, quale amministratore di fatto, è equiparato per doveri e responsabilità all'amministratore formale e può rispondere sia di atti commissivi che omissivi. La Corte ha ritenuto adeguatamente provate le distrazioni/dissipazioni e il dolo specifico per la bancarotta documentale (anche per la frammentarietà/assenza delle scritture presso gli organi fallimentari), ha giudicato inammissibili o manifestamente infondati alcuni motivi nuovi non sollevati in appello, e ha confermato la motivazione dei giudici di merito circa la quantificazione della pena e il diniego delle attenuanti generiche. Pertanto restano ferme le statuizioni di merito (compresa la rideterminazione della pena a 3 anni e 10 mesi con le pene accessorie come disposto dalla Corte d'appello).
Norme richiamate
La nozione di amministratore di fatto richiede esercizio continuativo e significativo dei poteri gestori; non è necessario esercitare tutti i poteri dell'organo, ma un'apprezzabile attività gestoria non occasionale
art. 216 comma 1 legge fallimentare (bancarotta fraudolenta)
Ricondotte alla fattispecie sia le condotte patrimoniali (distrazione/dissipazione di beni e somme) sia la bancarotta documentale; il dolo specifico per la documentale può desumersi logicamente dalla sussistenza di atti patrimoniali fraudolenti e dalla sottrazione o mancata produzione delle scritture
art. 219 comma 2 legge fallimentare
Riguarda la continuazione o l'aumento di pena per specifiche ipotesi di bancarotta; la Corte ha valutato la correlazione tra reati e l'incidenza sulla pena
Concorso di persone nel reato: applicato per valutare la responsabilità concorrente dell'amministratore di fatto con l'altro amministratore
Obbligo dell'amministratore di fatto di impedire o prevenire i comportamenti illeciti dell'amministratore formale; rilevanza per la responsabilità anche omissiva
Principi generali su responsabilità e forme del reato utilizzati come riferimenti per la valutazione del concorso e del dolo
art. 133 comma 2 n. 2 cod. pen.
Criteri per il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche: richiede elementi positivi e attuali per ridurre la pena; la Corte ha ritenuto non sussistenti tali elementi
Massime di principio
- Il conferimento di una procura generale "ad negotia" di ampia portata può essere indice della qualifica di amministratore di fatto se è accompagnato da comportamenti concreti coerenti (gestione di conti, bonifici a sé, uso personale di beni societari).
- Una volta riconosciuta la qualità di amministratore di fatto, il soggetto è equiparato all'amministratore formale e risponde sia per azioni (distrazioni/dissipazioni) sia per omissioni (mancata impedizione di atti illeciti).
- Per la bancarotta patrimoniale è rilevante non solo la cessione a prezzo non congruo, ma anche l'assenza di tracce sul destino del prezzo incassato e l'eventuale collegamento delle operazioni a soggetti riconducibili all'imputato.
- Il dolo specifico per la bancarotta documentale può essere ricavato per presunzione logica dalla combinazione di condotte patrimoniali fraudolente e dalla frammentarietà/occultamento delle scritture contabili (vale a dire l'assenza delle documentazioni necessarie alla ricostruzione patrimoniale).
- Le argomentazioni nuove o non sollevate in sede di merito (appello) sono, di regola, inammissibili in Cassazione; la Suprema Corte verifica la legittimità e la correttezza logico-giuridica della motivazione di merito, non riesamina i fatti ove adeguatamente motivati.
- Per ottenere le attenuanti generiche occorrono elementi positivi concreti: la semplice richiesta non è sufficiente e precedenti penali rilevanti possono escluderle.
- Operazioni apparentemente "antieconomiche" (es. cessioni di leasing quando la società è ormai in decozione) vanno valutate alla luce della possibilità che abbiano comunque depauperato l'attivo o reso irriconoscibile il destino delle somme; la mera argomentazione difensiva che l'operazione avrebbe evitato spese non esclude automaticamente l'offensività penale.
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