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Sentenza

Sentenza del 19/03/2018 n. 138 - Comm. Trib. Reg. per l'Umbria

Proventi da attività illecita - Usura - Tassabilità come "redditi diversi".

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il contribuente ha impugnato gli avvisi con cui l’Agenzia delle Entrate aveva accertato redditi non dichiarati, pari a 38.614 euro per il 2010 e 1.500 euro per il 2011, ritenendoli proventi derivanti da attività di usura. Ha dedotto il difetto di motivazione e di istruttoria, l’insufficienza degli elementi probatori e il loro carattere meramente indiziario, il ricorso a una doppia presunzione, nonché l’illegittimità della tassazione dei proventi illeciti come redditi diversi in assenza di una sentenza penale irrevocabile.

La decisione

La Commissione Tributaria Regionale ha respinto l’appello e confermato integralmente la sentenza di primo grado. Ha ritenuto gli avvisi adeguatamente motivati e fondati su presunzioni gravi, precise e concordanti: le dichiarazioni dei soggetti coinvolti erano corroborate dalla cointestazione e disponibilità dell’autovettura, dal possesso di orologi di terzi e dalla sproporzione tra le disponibilità economiche sequestrate e i redditi dichiarati. È stata ritenuta legittima anche la motivazione per relationem mediante rinvio al processo verbale, poiché l’Agenzia aveva esaminato la documentazione e svolto ulteriori verifiche. La Corte ha inoltre affermato che i proventi da attività illecita sono tassabili anche senza una sentenza penale irrevocabile e, se non riconducibili ad altra categoria dell’art. 6 TUIR, sono qualificabili come redditi diversi. Il contribuente è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio, liquidate in 3.000 euro oltre accessori.

Norme richiamate

  • Art. 14, comma 4, legge n. 537/1993

    Nelle categorie di reddito di cui all'art. 6 TUIR devono intendersi ricompresi, se in esse classificabili, i proventi derivanti da fatti, atti o attività qualificabili come illecito civile, penale o amministrativo.

    La norma consente di assoggettare a imposizione i proventi derivanti da attività illecite, senza subordinare la tassazione all’accertamento definitivo del reato mediante sentenza penale irrevocabile.

  • Art. 6, comma 1, TUIR

    I proventi illeciti devono essere ricondotti, quando possibile, a una delle categorie reddituali previste dal TUIR; quando ciò non è possibile, possono essere qualificati come redditi diversi.

  • Cassazione civile, sentenza n. 18111/2009

    I proventi derivanti da fatti illeciti, se non classificabili in una delle categorie reddituali dell’art. 6, comma 1, TUIR, devono comunque essere considerati redditi diversi e assoggettati a tassazione.

Massime di principio

  • La tassazione dei proventi illeciti opera sul piano fiscale autonomamente rispetto al procedimento penale: l’Amministrazione finanziaria può accertare il reddito anche prima di una sentenza penale definitiva.
  • Gli accertamenti fiscali possono fondarsi su presunzioni, purché siano gravi, precise e concordanti e siano sostenute da elementi oggettivi di riscontro.
  • Dichiarazioni di terzi, beni intestati o detenuti in modo anomalo, disponibilità patrimoniali sproporzionate rispetto ai redditi dichiarati e documentazione reperita durante le indagini possono costituire una base probatoria sufficiente, se valutati complessivamente.
  • La motivazione dell’avviso può essere effettuata per relationem mediante rinvio a un processo verbale di constatazione, quando il contribuente abbia accesso agli atti richiamati e questi contengano elementi istruttori completi e comprensibili.
  • In presenza di una ricostruzione presuntiva coerente, il contribuente deve fornire una spiegazione alternativa plausibile e documentata; la semplice contestazione degli indizi può non essere sufficiente.
  • I proventi derivanti da usura o da altre attività illecite possono essere tassati come redditi diversi quando non risultino riconducibili a un’altra categoria reddituale.

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