Cassazione Civile, Sentenza n. 29424/2023 del 24/10/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza della Corte d'appello di Milano che, in procedimento ex art.29 d.lgs.150/2011, aveva determinato giudizialmente l'indennità di esproprio e di occupazione per aree nel Comune di Baranzate destinate a opere di riqualifica autostradale. ASPI contestava, tra l'altro: (i) la qualificazione urbanistica dei terreni e la corretta applicazione delle norme regionali (l.r. Lombardia n.3/2009 e l.r. n.12/2005) e del d.P.R. n.327/2001 (TUE) in materia di determinazione dell'indennità; (ii) la valutazione che aveva ritenuto rilevante la capacità del terreno di generare diritti edificatori perequativi nonostante vincoli; (iii) la qualificazione del vincolo come espropriativo e non conformativo; (iv) presunte omissioni di pronuncia e vizi nel procedimento peritale; (v) riparto delle spese di lite.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso di ASPI. Ha confermato che la Corte d'appello ha correttamente valorizzato, ai fini della stima indennitaria, la capacità del terreno di generare diritti edificatori di origine perequativa secondo la normativa urbanistica vigente e i criteri del d.P.R. n.327/2001 (art.32 e correlati). Ha ritenuto legittima la qualificazione del vincolo, nella fattispecie, come preordinato all'esproprio per la specifica localizzazione dell'opera e non come vincolo meramente conformativo; ha escluso l'inammissibilità per omessa pronuncia, qualificando le doglianze come questioni di motivazione e di fatto non sindacabili in questa sede; ha respinto i rilievi sul riparto spese ritenendo discrezionale la decisione della Corte d'appello. Ha altresì rilevato che il Ministero era stato considerato estraneo al giudizio di merito. Pertanto il provvedimento impugnato è stato confermato e il ricorso cassazionale è dichiarato rigettato; le spese seguono la soccombenza.
Norme richiamate
d.P.R. n. 327/2001 (Testo unico espropriazioni)
art.21, art.32, artt.37-40 (sezioni III-IV)
L'indennità si determina sulla base delle caratteristiche del bene alla data del decreto di esproprio senza considerare gli effetti del vincolo preordinato all'esproprio; l'art.32 consente di valorizzare sia l'edificabilità legale sia l'edificabilità di fatto e la capacità del fondo di generare diritti edificatori rilevanti sul valore venale.
Legge regionale Lombardia n. 3/2009
La ricorrente invocava l'inapplicabilità dell'art.17 per le opere di competenza statale; la Corte ha ritenuto che nel caso concreto non si è fatto ricorso a tale disposizione per motivare la stima, e che la valutazione della capacità di generare diritti edificatori deve avvenire in coerenza con il d.P.R. 327/2001 e la normativa urbanistica vigente.
Legge regionale Lombardia n. 12/2005
Richiamata dalla ricorrente come base del modello perequativo comunale; la Corte ha valutato la capacità edificatoria in base al PGT vigente al momento rilevante e alla natura perequativa dei diritti edificatori, non disapplicando ex professo la normativa regionale.
Costituzione della Repubblica Italiana
art.32 (citato in rapporto al d.P.R.), art.42, art.117, artt.24 e 111 (richiesti in alcune censure procedurali)
Principi costituzionali ribadiscono il diritto ad un indennizzo congruo per espropriazione (art.42) e il bilanciamento con l'interesse generale; art.117 rilevante nel riparto di competenze tra Stato e Regioni in materia urbanistica.
Convenzione europea dei diritti dell'uomo - Protocollo n. 1
Richiamata la giurisprudenza della Corte EDU sul rispetto dei beni e sul requisito di una riparazione in rapporto ragionevole al valore del bene espropriato; da ciò deriva la necessità di considerare il valore di mercato e la qualitas rei nella determinazione dell'indennizzo.
Prevede la trascrivibilità dei contratti che trasferiscono o costituiscono diritti edificatori previsti da normative statali o regionali; utile per qualificare la natura patrimoniale dei diritti edificatori.
Norma sul ricorso avverso le stime di indennità che ha dato avvio al procedimento; quadro procedurale rilevante per la contestazione giudiziale della stima.
Massime di principio
- Nella determinazione dell'indennità di esproprio si assume come riferimento il valore venale del bene alla data dell'esproprio, tenendo conto non solo dell'edificabilità tecnica ma anche della capacità del fondo di generare diritti edificatori riconosciuti dagli strumenti urbanistici (in particolare i diritti perequativi), che influenzano il valore di mercato.
- Deve essere distinta la natura del vincolo urbanistico: un vincolo conformativo generale incide sulla determinazione del valore e va considerato, mentre un vincolo preordinato all'esproprio, specificamente localizzante l'opera su beni determinati, va disregarded nella stima indennitaria.
- I diritti edificatori di origine perequativa hanno natura tale da costituire una qualitas intrinseca del suolo e pertanto devono essere valorizzati ai fini indennitari; i diritti compensativi, invece, hanno natura non reale e sono diversi quanto a rilevanza indennitaria.
- Le questioni di fatto e la valutazione tecnica del giudice di merito (es. qualificazione urbanistica, applicazione del PGT) non sono sindacabili in sede di cassazione salvo vizio di diritto; le censure che mirino a una rivalutazione dei fatti sono spesso inammissibili.
- L'applicazione delle normative regionali in materia urbanistica va interpretata alla luce dei principi costituzionali e della giurisprudenza CEDU; non ogni previsione regionale che attribuisca edificabilità a fini indennitari è automaticamente illegittima, va valutata la genesi del diritto edificatorio e la sua effettiva rilevanza economica.
- Il giudice di merito ha discrezionalità nella ripartizione delle spese processuali; la circostanza che una domanda sia accolta solo in parte non impone la compensazione automatica delle spese.
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