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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17676/2025 del 09/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso contestava in primo luogo la conferma, da parte della Corte di appello, della condanna per il reato di associazione di tipo mafioso (capo 1) ex art. 416-bis c.p.), denunciando difetto dei requisiti normativi, motivazione illogica e uso di argomentazioni fondate sulla sola reputazione familiare e sul richiamo al procedimento "Caronte". Si censurava altresì la riqualificazione e la prova dell'associazione finalizzata al narcotraffico (capo 2) ex art. 74 d.P.R. 309/90, nonché la valutazione delle aggravanti e l'apprezzamento delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e delle prove (sequestri, intercettazioni).

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto parzialmente il ricorso: ha annullato la sentenza di appello limitatamente all'affermazione di responsabilità per il reato previsto al capo 1) (associazione di tipo mafioso ex art. 416-bis c.p.) e ha disposto il rinvio ad altra Sezione della Corte di appello di Roma per nuovo esame su quel capo, evidenziando carenze motivazionali e mancata dimostrazione del vincolo associativo permanente e dell'esteriorizzazione del metodo mafioso. Per il resto il ricorso è stato dichiarato inammissibile o rigettato: la Corte ha confermato la sussistenza dell'associazione finalizzata al narcotraffico (capo 2) ex art. 74 d.P.R. 309/90 e le relative valutazioni su prove, ruoli e aggravanti risultavano, nella sede di legittimità, non censurabili.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    La Corte richiede, anche per le 'mafie atipiche', prova della struttura associativa autonoma e della concreta esteriorizzazione del metodo mafioso (fama/potere intimidatorio, omertà, assoggettamento). Non è sufficiente la mera reputazione familiare o la sovrapposizione con fatti di altro procedimento; occorre motivazione sul vincolo permanente e sull'organizzazione minima.

  • art. 416 cod. pen.

    Differenziazione tra associazione per delinquere generale e quella di tipo mafioso: il discrimine è la capacità di avvalersi della forza intimidatrice del vincolo associativo.

  • art. 74, comma 6, d.P.R. n. 309/90

    Richiamata per la riqualificazione di fatti connessi al narcotraffico; la Corte ha ritenuto provata l'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti sulla base di elementi investigativi (intercettazioni, attività organizzativa, ruoli, spedizioni punitive) e ha ritenuto sufficiente un arco temporale anche breve se emerge un sistema collaudato.

  • art. 73 d.P.R. n. 309/90

    Indica i reati-scopo per l'associazione di cui all'art. 74; la Corte ha ritenuto che i reati fine accertati, insieme ad altri elementi, suffragassero la sussistenza del sodalizio dedito al narcotraffico.

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Citato nella censura sulla corretta applicazione dell'art. 416-bis (vizi di motivazione e istruttoria); la Corte di cassazione ha esaminato la motivazione del giudice di merito e riscontrato carenze nel provare il vincolo associativo.

  • art. 81 cpv., art. 110 cod. pen.

    Richiamati rispetto alla riqualificazione dei fatti e al concorso di persone nelle condotte (censure difensive relative a riqualificazioni e compiute valutazioni aggregate). La Corte ha ritenuto non specifiche alcune censure su tali profili.

Massime di principio

  • Per integrare l'art. 416-bis c.p. (anche in caso di 'mafie atipiche') non basta la reputazione familiare o la sovrapposizione con vicende pregresse: è necessaria una motivazione specifica che dimostri il vincolo associativo permanente, l'organizzazione (anche minima) e l'esteriorizzazione del metodo mafioso (fama, intimidazione, omertà) nel territorio di riferimento.
  • Nel giudizio su associazioni finalizzate al narcotraffico (art. 74 d.P.R. 309/90) i tre elementi essenziali sono: (1) gruppo con consapevole aggregazione per reati in materia di stupefacenti; (2) organizzazione di risorse personali/economiche; (3) apporto stabile e non episodico dei partecipi. Un periodo temporale breve può essere sufficiente se emerge un sistema operativo collaudato.
  • La valutazione dei collaboratori di giustizia e delle intercettazioni va motivata chiaramente: contraddizioni o riferimenti indiretti richiedono che il giudice spieghi l'incidenza sul compendio probatorio; tuttavia la Corte di cassazione non riesamina ex novo la prova se il giudice di merito ha adeguatamente motivato il convincimento.
  • Non si può fondare la qualificazione mafiosa esclusivamente sul legame di parentela o su fatti accertati in procedimenti distinti (soprattutto se in quelli è stata esclusa la mafiosità): tali elementi possono concorrere ma devono essere collegati a riscontri concreti che attestino la capacità intimidatrice autonoma e percepita dalla collettività.
  • In caso di carenze motivazionali sulla sussistenza dell'associazione mafiosa, la decisione può essere annullata con rinvio; le statuizioni civili collegate (parti civili costituite rispetto a specifico reato) saranno rivalutate dalla Corte di merito in funzione dell'esito sul capo annullato.
  • L'aggravante dell'associazione armata è valutata differentemente a seconda della fattispecie: per l'art. 74 d.P.R. 309/90 la disponibilità di armi non deve essere necessariamente correlata allo scopo associativo purché le armi non siano d'uso personale esclusivo.

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