Cassazione Penale, Sentenza n. 43412/2022 del 15/11/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione avverso l'ordinanza del Tribunale di Vercelli che aveva respinto la richiesta di riconoscimento della continuazione tra cinque condanne per truffa online commesse nell'arco di un anno. Il ricorrente deduceva violazione dell'art. 671 c.p.p. e dell'art. 81, comma 2, c.p. e vizio di motivazione, sostenendo che i reati erano del medesimo tipo, commessi con analoghe modalità e accomunati dalla stessa spinta a delinquere, elementi che avrebbero dovuto far riconoscere la continuazione.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che, per il riconoscimento della continuazione, è necessaria l'anticipata e unitaria ideazione dei reati nella mente dell'autore e la sua prova mediante indicatori esteriori significativi (omogeneità dei reati e del bene protetto, contiguità spazio-temporale, modalità, sistematicità, abitudini di vita programmate e la previsione dei reati successivi al momento del primo). Il Tribunale di Vercelli aveva valutato tali indici e ritenuto insufficiente dimostrare una programmazione unitaria già al momento della prima truffa; il ricorrente non ha indicato elementi specifici trascurati dal giudice. Perciò il ricorso è stato respinto e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende per profili di colpa nella presentazione del ricorso.
Norme richiamate
Norma processuale richiamata dal ricorrente quale base per il ricorso per cassazione avverso l'ordinanza; la Corte l'ha considerata nel quadro dell'esame di ammissibilità senza rilevare omissioni procedurali rilevanti nel provvedimento impugnato.
Disciplina la figura del reato continuato: si applica quando più delitti sono commessi con il medesimo disegno criminoso; la Corte ne interpreta i requisiti sottolineando la necessità dell'anticipata e unitaria ideazione dei reati.
Sez. U., n. 28659 del 18/05/2017 (Gargiulo)
Giurisprudenza di legittimità che chiarisce i criteri per riconoscere la continuazione anche in sede di esecuzione: occorrono indici concreti e significativi (omogeneità, contiguità spazio-temporale, modalità, sistematicità, previsione dei reati successivi al momento del primo), e non è sufficiente valorizzare isolatamente alcuni elementi quando i reati successivi risultino programmati solo in via estemporanea.
Massime di principio
- La continuazione richiede l'anticipata e unitaria ideazione dei reati: deve esistere nella mente dell'autore, già al momento del primo fatto, la previsione dei successivi almeno nelle linee essenziali.
- Gli indici utili per valutare la continuazione sono: omogeneità delle fattispecie e del bene giuridico protetto, contiguità spazio-temporale, identità o analogia nelle modalità di esecuzione, sistematicità e abitudini di vita programmate; nessun singolo indice è automaticamente decisivo.
- La mera ripetizione di reati dello stesso tipo o la semplice propensione a delinquere non bastano a dimostrare il medesimo disegno criminoso.
- In sede di cassazione non è possibile sostituire il giudizio di merito del tribunale con una rivalutazione globale dei fatti: il ricorrente deve indicare errori specifici o elementi omessi per configurare il vizio.
- Anche in fase di esecuzione si applicano i criteri di accertamento della continuazione equivalenti a quelli del giudizio di cognizione.
- Ricorsi manifestamente infondati o privi di elementi specifici possono essere dichiarati inammissibili e comportare condanna alle spese e sanzioni (es. somma alla Cassa delle ammende).
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