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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35246/2022 del 21/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso denunciava principalmente la nullità della sentenza per difformità tra il fatto contestato e quello per cui è stata pronunciata la condanna (violazione del principio di correlazione fra imputazione e sentenza e del diritto di difesa). In particolare si sosteneva che il Tribunale di Aosta aveva condannato l'imputato per aver minacciato con un coltello Lorenzo Lazzari, fatto non indicato nel capo di imputazione (che parlava invece di un lancio di bottiglia verso Lazzari), e che la Corte territoriale avrebbe comunque ritenuto che la condotta minatoria fosse indirizzata ad entrambi gli offesi (Laurent Berlier e Lorenzo Lazzari), utilizzando sia il coltello sia la bottiglia. Inoltre si censurava l'utilizzo, a fini probatori, del contenuto della denuncia-querela e si contestava la valutazione della attendibilità delle dichiarazioni delle persone offese.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che non sussista una difformità tale da integrare un "fatto diverso" o una trasformazione radicale della fattispecie; il nucleo comune tra contestazione e accertamento è individuabile e l'imputato, attraverso il processo e il gravame, ha avuto la concreta possibilità di difendersi. Le questioni sulla attendibilità dei testi e sul dettaglio delle dichiarazioni sono valutazioni di merito che non possono essere rimesse alla Corte di legittimità. La contestazione originaria riguardava la minaccia (con coltello) nei confronti di Berlier e il lancio di una bottiglia verso Lazzari, e la condanna per minaccia aggravata è ritenuta compatibile con l'imputazione. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

Massime di principio

  • La correlazione tra imputazione e sentenza è violata solo se il fatto accertato è eterogeneo o incompatibile in modo sostanziale rispetto a quello contestato, determinando un reale pregiudizio della difesa; differenze formali o di dettaglio non sono sufficienti.
  • La trasformazione della ricostruzione dei fatti in sede di giudizio è consentita nella misura in cui il "nucleo comune" dell'imputazione rimane identificabile e l'imputato ha potuto esercitare concretamente il diritto di difesa sull'oggetto del processo.
  • Le valutazioni sull'attendibilità delle dichiarazioni di testi e persone offese (contrasti, imprecisioni, rapporti di interesse) sono questioni di merito riservate ai giudici di merito e non sono normalmente sindacabili in cassazione se la censura è generica o volta a un diverso apprezzamento probatorio.
  • L'uso, ai fini probatori, del contenuto della denuncia-querela necessita di specifica e motivata censura procedurale: una semplice affermazione apodittica nel ricorso non basta a fondare l'annullamento.
  • Un'imputazione formulata in modo non perfetto può comunque soddisfare il principio di correlazione se, nel corso del processo, l'imputato è stato messo nelle condizioni di conoscere l'accusa e difendersi sulle questioni essenziali.
  • In cassazione i motivi che si limitano a contestazioni di fatto o ad un riesame del materiale probatorio senza prospettare profili giuridici rilevanti sono di regola inammissibili o destinati a soccombere.
  • Quando si contesta la compatibilità tra capo di imputazione e condanna, è utile indicare con precisione in che cosa consista la difformità essenziale (elementi materiali o soggettivi mutati) e dimostrare il concreto pregiudizio alla difesa.

Testo integrale

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