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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 46364/2023 del 16/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugnava la sentenza della Corte d'appello che aveva confermato la condanna per sottrazione e vendita di autovetture pignorate, deducendo: (a) violazione dell'art. 388 c.p. per mancata prova dell'elemento psicologico (sosteneva di essere anziana e mera rappresentante della società e di non essere a conoscenza del vincolo sulle auto); (b) violazione dell'art. 133 c.p. per eccessiva determinazione della pena e mancata considerazione dei parametri normativi.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che la Corte d'appello avesse motivato adeguatamente l'esistenza del dolo generico, rilevando che la ricorrente era stata regolarmente informata del pignoramento e della sua nomina a custode e che l'alienazione delle auto (iscritte al PRA) implicava il suo coinvolgimento, sufficiente a provare la conoscenza del vincolo e la volontà di trasferire i beni. Sul punto della pena, la Cassazione ha condiviso che la motivazione aveva applicato una misura prossima al minimo edittale tenendo conto del numero e del valore delle autovetture e dei precedenti penali. Per l'inammissibilità del ricorso è stata disposta la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 81, comma 2 c.p.

    Norma richiamata nell'imputazione insieme all'art. 388 c.p.; nel testo non è sviluppata un'interpretazione specifica da parte della Corte di Cassazione

  • art. 388 c.p.

    Interpretata dalla Corte come norma che richiede il dolo (anche generico) per la sottrazione di beni pignorati; la conoscenza del vincolo e la volontà di trasferire i beni sono elementi ritenuti provati dall'imputata essendo formalmente nominata custode e informata del pignoramento

  • art. 133 c.p.

    Richiamata dalla ricorrente in rapporto alla determinazione della pena; la Corte ha ritenuto la scelta della pena conforme ai parametri normativi, vicino al minimo edittale, giustificata dal valore delle cose sottratte e dai precedenti dell'imputata

  • art. 616 c.p.p.

    Applicata per imporre alla ricorrente, a seguito dell'inammissibilità del ricorso, il pagamento delle spese processuali e di una somma a titolo di ammenda (quantificata in euro 3.000) in favore della Cassa delle ammende

Massime di principio

  • La nomina a custode giudiziario e la formale comunicazione del pignoramento possono costituire prova significativa della conoscenza del vincolo e del conseguente dolo quando il bene è iscritt o in pubblici registri che richiedono l'intervento del custode per l'alienazione
  • L'onere difensivo di provare l'assenza del dolo grava su chi sostiene che si è trattato di mera negligenza: è necessario indicare elementi positivi a sostegno della mancanza di coscienza e volontà nello specifico inadempimento
  • Le critiche alla determinazione della pena devono confrontarsi direttamente con la motivazione di merito; una pena prossima al minimo può essere ritenuta congrua se giustificata dal numero/valore dei beni sottratti e da precedenti penali
  • La Corte di Cassazione può dichiarare inammissibile il ricorso quando questo non si confronta con la motivazione della sentenza impugnata o non svolge un adeguato contraddittorio sulle deduzioni mosse
  • In caso di inammissibilità del ricorso, è possibile la condanna del ricorrente alle spese processuali e al pagamento di una somma alla Cassa delle ammende (art. 616 c.p.p.)

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