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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35495/2026 del 06/10/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il Tribunale di Prato, in funzione di giudice del riesame, con ordinanza del 23 febbraio 2026 aveva confermato il decreto dell’8 gennaio 2026 con cui il pubblico ministero aveva convalidato il sequestro, eseguito d’iniziativa dalla polizia giudiziaria, di beni rinvenuti presso l’attività commerciale dell’indagato. Il sequestro era relativo al reato di cui all’art. 473 c.p. e riguardava stencil e telai per stampa serigrafica recanti immagini e scritte riconducibili ai marchi “The Rolling Stones” e “Walt Disney”; l’indagato non aveva fornito documentazione comprovante la provenienza e l’originalità dei beni. Con un unico motivo, il ricorrente ha denunciato violazione dell’art. 325 c.p.p., lamentando motivazione apparente del decreto di convalida e indebita integrazione postuma da parte del Tribunale del riesame. Ha sostenuto che il decreto non descrivesse il fatto né il nesso di pertinenza tra fatto e beni sequestrati, limitandosi a formule di stile, e che il riesame avesse sanato tale carenza ritenendo la tipologia dei beni immediatamente riconducibile a finalità probatorie. Il Procuratore generale ha concluso per il rigetto.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso e condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali. Ha ritenuto che il decreto di convalida, letto anche alla luce degli atti richiamati, individuasse adeguatamente il fumus del reato, gli elementi essenziali del fatto e le finalità probatorie del sequestro, indicando gli accertamenti diretti a verificare la genuinità dei beni. La relazione tra i beni recanti immagini riconducibili ai marchi e il reato ipotizzato era immediata, sicché una motivazione sintetica era sufficiente. Non vi era stata, pertanto, un’indebita integrazione postuma del provvedimento da parte del Tribunale del riesame.

Norme richiamate

  • art. 473 c.p.

    Il Pubblico ministero ha individuato in modo adeguato, anche l’astratta configurabilità del reato di cui all’art. 473 cod. pen. con riguardo al rinvenimento di «stencil e telai per stampa serigrafica recanti immagini e scritte riconducibili ai marchi “The Rolling Stones” e “Walt Disney”», in relazione ai quali l’indagato non era stato in grado di fornire documentazione comprovante la provenienza e l’originalità.

    La configurabilità astratta del reato di contraffazione, alterazione o uso di marchi o segni distintivi può fondare il sequestro probatorio quando il provvedimento descriva beni recanti segni riconducibili a marchi e sussistano elementi che giustifichino gli accertamenti sulla loro genuinità.

  • art. 325 c.p.p.

    Alla luce di quanto finora esposto, emerge che il decreto di convalida del sequestro risultava adeguatamente motivato sia sotto il profilo della individuazione del fumus del reato, sia sotto quello delle specifiche finalità del sequestro, con la conseguenza che deve escludersi che – come sostenuto dal ricorrente – il Tribunale del riesame abbia proceduto ad una indebita integrazione del provvedimento ablatorio.

    Nel ricorso per cassazione contro l’ordinanza del riesame in materia di sequestro, la censura di violazione di legge non è fondata quando il decreto di convalida già espone in modo adeguato il fumus del reato e le finalità probatorie, senza che il giudice del riesame ne abbia integrato ex post la motivazione.

  • art. 42 Cost.

    L’essenzialità del ruolo che assume la motivazione discende dal fatto che la stessa è funzionale ad assicurare un giusto equilibrio tra i motivi di interesse generale che giustificano l’apposizione del vincolo e il sacrificio del diritto del singolo al rispetto dei suoi beni, tutelato dagli artt. 42 Cost. e 1 del Prot. n. 1 addizionale alla CEDU, garantendo che la misura, a fronte delle contestazioni difensive, sia soggetta al permanente controllo di legalità, anche sotto il profilo procedimentale, e di concreta idoneità in ordine all’an e alla sua durata, con particolare riferimento al rapporto di proporzionalità tra il mezzo impiegato – lo spossessamento del bene - ed il fine endoprocessuale perseguito (Sez. U., n. 5876 del 28/1/2004, Bevilacqua, cit. in motivazione).

    La motivazione del sequestro deve consentire il controllo sulla legalità, sulla concreta idoneità e sulla durata della misura, assicurando un equilibrio proporzionato tra l’interesse probatorio e il sacrificio del diritto del singolo sui propri beni.

  • art. 1 Prot. n. 1 addizionale alla CEDU

    Proprio perché destinato ad incidere sul diritto della persona di disporre liberamente dei propri beni, il sequestro probatorio deve essere proporzionale all’esigenza perseguita, in un corretto bilanciamento dei diversi interessi coinvolti.

    Il sequestro probatorio deve rispettare il principio di proporzionalità nel bilanciamento tra l’esigenza investigativa e il diritto della persona di disporre dei propri beni.

  • art. 253 c.p.p.

    Secondo l’ormai costante indirizzo della giurisprudenza di legittimità, il decreto di sequestro probatorio, così come il decreto di convalida di sequestro, anche ove abbia ad oggetto cose costituenti corpo di reato, deve contenere, a pena di nullità, una specifica motivazione sulla finalità perseguita per l’accertamento dei fatti.

    Il decreto di sequestro probatorio e quello di convalida devono motivare specificamente la finalità probatoria perseguita, anche quando il vincolo riguardi cose costituenti corpo di reato.

  • art. 125, comma 3, c.p.p.

    Tale motivazione, per quanto concisa, deve dare conto specificamente del reato di cui si ravvisa il fumus, delle ragioni per cui la cosa sequestrata sia configurabile come corpo di reato o cosa pertinente al reato, nonché della finalità probatoria perseguita attraverso l’apposizione del vincolo reale, essendo l’indicazione delle ragioni per cui il bene risulta strumentale rispetto all’accertamento del reato un requisito indispensabile.

    La motivazione del provvedimento deve indicare il reato ipotizzato, la relazione del bene con il reato e la specifica finalità probatoria; la sua concisione è compatibile con la validità se questi elementi risultano comunque esplicitati.

Massime di principio

  • Il decreto di sequestro probatorio e quello di convalida, anche quando abbiano ad oggetto cose costituenti corpo di reato, devono indicare specificamente la finalità perseguita per l’accertamento dei fatti, il reato di cui si ravvisa il fumus e le ragioni della relazione tra il bene e il reato.
  • La motivazione del sequestro può essere sintetica o contenuta in un modulo prestampato, purché, anche considerando gli atti richiamati, esponga concretamente le ragioni probatorie del vincolo; la sufficienza della motivazione va valutata in rapporto alla natura della relazione tra bene e reato, e può essere più concisa quando tale relazione è immediata o intuitiva.
  • Il sequestro probatorio non può avere funzione meramente esplorativa: devono sussistere elementi congruenti che rappresentino un fatto riconducibile a una fattispecie di reato, mentre non bastano meri sospetti. Il riesame verifica l’astratta configurabilità del reato e l’idoneità degli elementi a giustificare ulteriori indagini probatorie, senza anticipare il giudizio di merito sulla fondatezza dell’accusa.
  • Il sequestro probatorio deve essere proporzionato all’esigenza perseguita e può essere disposto solo quando il risultato probatorio non sia conseguibile con modalità meno afflittive, così da evitare un’inutile compressione dei diritti del singolo.

Come è indicizzato

MaterieSequestroImpugnazioni
RamiProcesso penale
IstitutiNullità processuale

Testo integrale

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