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Cassazione Civile, Ordinanza n. 18791/2023 del 04/07/2023

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (datore di lavoro)

La controversia

La controversia nasce dalla stipulazione, tra dicembre 2013 e gennaio 2014, di tre contratti di lavoro subordinato a tempo determinato part-time. I lavoratori hanno chiesto l'accertamento della nullità del termine apposto ai contratti, la declaratoria di sussistenza di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato sin dall'inizio del rapporto e la corresponsione dell'indennità prevista dall'art. 32 l. n. 183/2010. La Corte d'appello ha respinto l'impugnazione dei lavoratori su due rationes: da un lato ha ritenuto che, essendo la datrice una società a totale partecipazione pubblica, si applicasse l'art. 18 d.l. n. 112/2008, con conseguente impossibilità di conversione del rapporto a termine in rapporto a tempo indeterminato; dall'altro, per completezza, ha considerato specifica e provata la causale del picco di lavoro invernale. In cassazione i ricorrenti hanno dedotto: violazione dell'art. 18 d.l. n. 112/2008 e dell'art. 11 disp. prel. c.c.; violazione dell'art. 1 d.lgs. n. 368/2001 sulla specificità e temporaneità della causale; violazione dell'art. 1 d.lgs. n. 368/2001 sul collegamento tra mansioni e ragione dell'assunzione; violazione dell'art. 2697 c.c. per errata valutazione dell'onere della prova circa la sussistenza delle ragioni giustificative del termine. Per uno dei ricorrenti è stato inoltre prodotto un verbale di conciliazione sindacale successivo al ricorso per cassazione, con transazione della lite.

La decisione

Per il ricorrente che ha definito la lite in sede sindacale, la Corte ha dichiarato cessata la materia del contendere, rilevando che l'accordo negoziale sopravvenuto ha sostituito la regolamentazione contenuta nella sentenza impugnata e ne ha travolto l'efficacia; le spese relative a tale posizione sono state compensate. Quanto agli altri due ricorrenti, la Corte ha rigettato il ricorso: ha ritenuto infondato il primo motivo, richiamando il principio per cui, nelle società a totale partecipazione pubblica, la violazione delle regole imperative sul reclutamento mediante procedure selettive impedisce la conversione del contratto a termine nullo in rapporto a tempo indeterminato. Una volta superata questa ratio autonoma e sufficiente a sorreggere il rigetto dell'appello, i restanti motivi, diretti contro le ulteriori rationes sulla legittimità del termine, sono stati dichiarati inammissibili perché non idonei a eliminare la decisione impugnata. Le spese del giudizio di legittimità sono state poste a carico dei due ricorrenti soccombenti, con ulteriore importo per il contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 18 d.l. n. 112/2008

    Per le società a totale partecipazione pubblica il reclutamento del personale deve avvenire mediante procedure selettive conformi alla regola del concorso pubblico; la violazione della disciplina imperativa impedisce la conversione del contratto a termine nullo in rapporto a tempo indeterminato.

  • l. n. 133/2008

    Norma di conversione del d.l. n. 112/2008 richiamata come base della disciplina sul reclutamento nelle società pubbliche.

  • l. n. 102/2009

    Intervento modificativo richiamato dalla Corte quale testo vigente dell'art. 18 sul reclutamento delle società a totale partecipazione pubblica.

  • art. 11 disp. prel. c.c.

    Richiamato nel motivo di ricorso senza che la Corte ne sviluppi un autonomo principio applicativo.

  • art. 1 d.lgs. n. 368/2001

    Richiamato dai ricorrenti in tema di specificità, temporaneità della causale e collegamento tra mansioni e ragione dell'assunzione a termine.

  • art. 32 l. n. 183/2010

    Domandata dai lavoratori come conseguenza della conversione; la sua operatività è stata esclusa dalla Corte d'appello in ragione dell'inconvertibilità del rapporto presso società pubblica.

  • art. 2697 c.c.

    Richiamato dai ricorrenti per contestare la valutazione della prova sulle ragioni giustificative del termine.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002

    Applicato per il raddoppio del contributo unificato nei confronti dei ricorrenti soccombenti; escluso per la posizione definita con cessazione della materia del contendere.

  • art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115/2002

    Parametro per la determinazione dell'ulteriore importo dovuto a titolo di contributo unificato.

Massime di principio

  • Nelle società a totale partecipazione pubblica il contratto di lavoro a termine nullo non può essere convertito in rapporto a tempo indeterminato quando l'assunzione sia soggetta a procedure selettive imperative assimilate alla regola del concorso pubblico.
  • Se la decisione impugnata è sorretta da più rationes decidendi autonome e una sola di esse resiste al ricorso, l'impugnazione non può essere accolta perché la decisione resta comunque fondata sulla ratio non censurata o non scalfita.
  • La definizione transattiva della controversia in pendenza del giudizio di cassazione comporta la cessazione della materia del contendere e la caducazione dell'efficacia della sentenza impugnata.
  • Il raddoppio del contributo unificato non opera quando il giudizio di cassazione si chiude con cessazione della materia del contendere, mentre opera in caso di rigetto, inammissibilità o improcedibilità del ricorso.

Come è indicizzato

MaterieLavoro a termineImpugnazioniSpese di lite
RamiLavoroProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaGiudicato

Testo integrale

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