Cassazione Penale, Sentenza n. 38576/2022 del 13/10/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione, con motivo ex art. 606 comma 1 lett. b) c.p.p., avverso l'ordinanza che aveva rigettato la richiesta di dissequestro di opere edilizie. Il ricorrente contestava la valutazione del tribunale secondo cui, anche quando la sentenza di primo grado non abbia disposto la confisca, non sarebbe automaticamente legittima la restituzione delle cose sequestrate dopo una pronuncia di condanna non definitiva; sosteneva che, se non è disposta la confisca, la sentenza di condanna di primo grado debba consentire il dissequestro ed il rilascio dell'opera prima del passaggio in giudicato.
La decisione
Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto corretta la motivazione del tribunale del riesame: la sentenza di condanna non irrevocabile non comporta di per sé la restituzione immediata dei beni sequestrati se permangono esigenze cautelari; l'art. 323 c.p.p. riconosce immediata esecutività solo alle sentenze di proscioglimento o non luogo a procedere, mentre per le sentenze di condanna non definitive resta applicabile il criterio generale dell'art. 321 c.p.p. (restituzione delle cose quando siano venute meno le esigenze cautelari). La Corte ha quindi confermato il mantenimento del sequestro fino a che non sia dimostrata la cessazione delle esigenze cautelari e ha condannato il ricorrente alle spese ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 606 comma 1 lett. b) c.p.p.
Fondamento del motivo di nullità/violazione di norme processuali invocato in Cassazione: il ricorso ha prospettato vizio di diritto individuato in tale comma; la Corte ha esaminato la questione secondo i criteri di legge rilevanti e ha ritenuto il motivo infondato
Norma che disciplina l'impugnazione dinanzi al tribunale del riesame in materia di misure cautelari reali; richiamata come base procedurale per l'appello che era stato proposto in favore del ricorrente
Principio generale secondo cui le cose sequestrate a fini cautelari devono essere restituite quando siano venute meno le esigenze che hanno determinato il vincolo; applicato dalla Corte per affermare che la restituzione dopo sentenza di condanna non definitiva dipende dalla sussistenza o meno di tali esigenze
Disciplina gli effetti del sequestro in relazione alle pronunce di merito: la Corte interpreta che l'immediata esecutività per la restituzione riguarda le sole sentenze di proscioglimento o non luogo a procedere; per le condanne non definitive l'assenza di confisca non impone automaticamente la restituzione, essendo necessario verificare le esigenze cautelari
Richiamato nel collegamento con l'art. 323 c.p.p. in ordine all'ipotesi di confisca: la disposizione sulla confisca è rilevante per decidere se il sequestro debba permanere dopo una condanna definitiva
Norma che disciplina le spese in Cassazione: la Corte, rigettando il ricorso, ha condannato il ricorrente a sostenere le spese del procedimento ai sensi di questa norma
Massime di principio
- La sentenza di condanna di primo grado non definitiva non determina automaticamente la restituzione dei beni sequestrati: occorre verificare se le esigenze cautelari che giustificarono il sequestro siano venute meno
- L'immediata esecutività della restituzione riguarda principalmente le sentenze di proscioglimento o di non luogo a procedere, anche se tali pronunce sono impugnabili; per le condanne la regola è diversa
- L'assenza di una disposizione di confisca nella sentenza di condanna non implica automaticamente che il sequestro debba cessare prima del passaggio in giudicato
- Il soggetto che richiede il dissequestro deve fornire elementi concreti che dimostrino la cessazione delle esigenze cautelari (es. impossibilità di reiterazione, garanzie che escludano il pericolo di agevolazione di altri reati)
- In caso di dubbi sulla permanenza del vincolo cautelare è necessario proporre tempestivamente le impugnazioni o istanze davanti agli organi competenti, documentando la mancanza di esigenze cautelari o offrendo misure alternative idonee
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