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Cassazione Penale, Ordinanza n. 13612/2026 del 14/04/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. Conseguentemente, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza d'appello che lo aveva ritenuto responsabile di rapina impropria in concorso, deducendo: 1) vizio di motivazione sulla riqualificazione del fatto come rapina ex artt. 110 e 628 c.p. anziché come truffa, sostenendo che la motivazione della Corte territoriale sarebbe stata erronea; 2) violazione di legge nella determinazione della pena, per non avere il giudice di merito applicato il minimo edittale. La Corte di cassazione ha ritenuto il primo motivo generico e privo di specificità, perché non confrontato con le argomentazioni della sentenza impugnata, e il secondo manifestamente infondato, poiché la Corte d'appello aveva esplicitato i criteri di commisurazione della pena (intensità del dolo, modalità della condotta, entità del danno e gravità complessiva del fatto) e la graduazione del trattamento sanzionatorio non era censurabile in legittimità se non per arbitrio o manifesta illogicità.

Norme richiamate

  • artt. 110 e 628 c.p.

    Richiamati come base della contestazione di rapina impropria in concorso; la Corte ribadisce che la rapina si consuma quando la cosa sottratta entra nel dominio esclusivo dell'agente, anche per breve tempo, e che la rapina impropria può presupporre qualsiasi sottrazione, non necessariamente un furto.

  • art. 628 c.p.

    La Corte richiama il principio per cui la rapina impropria è integrata anche se la violenza o minaccia servono ad assicurare il profitto di una sottrazione già realizzata, non solo di un furto.

  • art. 110 c.p.

    Richiamato per la contestazione del concorso di persone nel reato.

  • art. 616 c.p.p.

    Implicitamente applicato nella condanna al pagamento della somma in favore della Cassa delle ammende in caso di inammissibilità del ricorso.

Massime di principio

  • È inammissibile per genericità il motivo di ricorso per cassazione che si limiti a censure assertive o apodittiche, senza una critica argomentata alle specifiche ragioni poste a base della decisione impugnata e senza indicarne la decisività.
  • La rapina si consuma quando la cosa sottratta passa nel dominio esclusivo dell'agente, anche se solo per un tempo brevissimo e nello stesso luogo della sottrazione; l'abbandono immediato per intervento dell'avente diritto o della forza pubblica non esclude la consumazione.
  • La rapina impropria non richiede necessariamente un furto presupposto: può derivare da qualsiasi sottrazione che abbia trasferito la cosa dalla sfera della vittima a quella dell'agente, anche quando la sottrazione sia avvenuta nell'ambito di una truffa o di una frode informatica.
  • La determinazione della pena è censurabile in cassazione solo se frutto di arbitrio o di palese illogicità; se il giudice di merito indica criteri concreti di commisurazione, il motivo è infondato.
  • Non è sindacabile in sede di legittimità la mera richiesta di applicazione del minimo edittale quando la sentenza impugnata abbia motivato il discostamento sulla base degli elementi di cui all'art. 133 c.p.

Come è indicizzato

MaterieRapinaImpugnazioni
RamiDelitti contro il patrimonioProcesso penale
IstitutiConcorso di persone

Testo integrale

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