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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11806/2022 del 30/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 01/12/2020 con cui il Tribunale di sorveglianza di Trieste aveva rigettato le istanze di affidamento in prova al servizio sociale e di detenzione domiciliare presentate per Carlo Albini, condannato a mesi tre di reclusione. Il ricorso per cassazione denunciava violazioni di legge e vizi di motivazione (art. 606, comma 1, lett. b) ed e), cod. proc. pen.), sostenendo che il Tribunale si fosse limitato a richiamare precedenti penali e pendenze e la mancanza di redditi, senza valutare adeguatamente elementi favorevoli e gli indici personali previsti dalle norme per le misure alternative (art. 47 e 47-ter ord. pen.).

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato l'ordinanza impugnata, disponendo il rinvio al Tribunale di sorveglianza di Trieste per un nuovo giudizio. La Corte ha rilevato che la motivazione del Tribunale non ha effettuato un'analisi adeguata e completa della personalità del condannato e non ha valutato in modo esaustivo gli indici previsti dagli artt. 47 e 47-ter ord. pen.; le considerazioni del Tribunale, basate su generiche affermazioni circa la mancanza di redditi e il rischio di recidiva, non bastano a giustificare il rigetto delle misure alternative.

Norme richiamate

  • art. 606, comma 1, lett. b) ed e), cod. proc. pen.

    Articola i motivi per cui è possibile proporre ricorso per cassazione; nel caso la Corte ha ritenuto ammissibili e fondati i motivi di vizio di motivazione dedotti con riferimento a tali lett. in relazione al mancato rispetto dei canoni di motivazione.

  • art. 47 ord. pen.

    Individua i criteri e gli indici da considerare per l'affidamento in prova al servizio sociale; la Corte ha rilevato che il Tribunale doveva valutare compiutamente tali elementi nella decisione.

  • art. 47‑ter ord. pen.

    Regola la detenzione domiciliare e i relativi criteri di valutazione; anche per questa misura la Corte ha richiesto una valutazione approfondita degli indici personali e delle circostanze concrete del caso.

Massime di principio

  • Il tribunale che rigetta misure alternative (affidamento in prova o detenzione domiciliare) deve motivare in modo puntuale e individualizzato, esaminando la personalità del condannato e gli indici previsti dalle norme (art. 47 e 47‑ter), non limitandosi a riferimenti generici a precedenti penali o assenza di reddito.
  • La semplice enunciazione di un 'rischio di recidiva' fondata genericamente su precedenti o carenza di mezzi di sussistenza non è sufficiente: è necessario spiegare il nesso causale tra gli elementi di fatto e l'impossibilità di contenere il rischio mediante misure alternative.
  • Se la motivazione è lacunosa o generica la Corte di Cassazione può annullare l'ordinanza e rinviare per un nuovo giudizio, senza entrare nel merito della valutazione se gli indici, adeguatamente considerati, avrebbero dovuto portare all'accoglimento.
  • In casi analoghi il difensore dovrebbe puntare a dimostrare e documentare elementi favorevoli (tappe di risocializzazione, rapporti familiari, risorse lavorative o sociali, valutazioni peritali sulla personalità) al fine di costringere il giudice a un'analisi approfondita.
  • Il giudice di merito deve sempre esplicitare perché determinati elementi ostativi (precedenti, pendenze, situazione economica) prevalgono sugli elementi favorevoli e perché non siano mitigabili tramite le misure alternative.

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