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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33387/2022 del 09/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente ha impugnato la sentenza di condanna per tentata rapina impropria aggravata sostenendo: (1) errore nella qualificazione giuridica dei fatti — la condotta consisterebbe in un tentato furto e, al più, violenza privata e/o percosse, non in rapina impropria, perché l'abbandono del vestiario indicherebbe una rinuncia e mancanza di continuità tra sottrazione e violenza; (2) vizio di motivazione nella quantificazione della pena in relazione alla recidiva, lamentando incongruenza tra il primo grado (che avrebbe bilanciato aggravante e attenuante) e la decisione di appello che riterrebbe invece decisiva la recidiva.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto manifestamente infondate le censure: sulla qualificazione ha richiamato la giurisprudenza che distingue il momento consumativo della rapina impropria dalla sua forma tentata in base al controllo della vittima sulla cosa e all'immediatezza della violenza per assicurarsi l'impunità; sulla pena ha confermato la congruità e coerenza della motivazione dei giudici di merito circa il bilanciamento aggravante/attenuante e l'incidenza della recidiva. Conseguentemente ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 a favore della cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • Codice penale, art. 56

    Disciplina del tentativo: il reato può essere punito nella forma tentata quando l'agente ha posto in essere atti idonei diretti in modo non equivoco a commettere il reato ma non lo consuma. Qui è diretto a distinguere tra rapina impropria consumata e tentata.

  • Codice penale, art. 628, comma secondo e terzo n. 1

    Norma sulla rapina e sulle circostanze aggravanti: la giurisprudenza applica questi criteri per qualificare come rapina impropria la condotta in cui, dopo la sottrazione, l'agente usa violenza o minaccia immediatamente per assicurarsi l'impunità o il possesso del bene sottratto.

  • Codice di procedura penale, art. 616

    Consente la condanna alle spese e, in presenza di profili di colpa nell'impugnazione, il versamento di somme alla cassa delle ammende; qui è stato applicato per irrogare la sanzione pecuniaria di euro 3.000.

  • Giurisprudenza: Sez. 2, n. 46412 del 16/10/2014 (Ruggiero)

    "il delitto di rapina impropria è consumato quando l'avente diritto ha perduto il proprio controllo sulla cosa..."

    Fornisce il parametro per distinguere rapina impropria consumata (perdita di controllo della vittima e immediata violenza per impunità) da rapina impropria tentata (la vittima mantiene il controllo). La Corte di merito ha applicato questo principio al caso di specie.

  • Giurisprudenza: Sez. 5, n. 33114 del 08/10/2020 (Martinenghi)

    Principio secondo cui la Corte di legittimità non sindaca la motivazione dei giudici di merito se essa è complessivamente coerente e non contraddittoria; qui ha giustificato il rifiuto di rimettere in discussione il bilanciamento delle circostanze e la quantificazione della pena.

Massime di principio

  • La distinzione tra rapina impropria consumata e tentata dipende dal controllo della vittima sulla cosa e dall'immediatezza della violenza o minaccia: se la vittima ha perso il controllo e l'agente usa subito violenza per assicurarsi l'impunità, si configura la rapina impropria consumata; se la vittima conserva il controllo al momento della reazione, può configurarsi tentativo.
  • La mera abbandono di un bene da parte dell'autore non esclude automaticamente la rapina impropria: va valutata la continuità temporale e la funzionalità degli atti di violenza rispetto alla sottrazione (se servono a procurare impunità o mantenere il possesso).
  • In sede di impugnazione la Corte di legittimità verifica la correttezza giuridica e la logicità della motivazione, ma non riforma valutazioni di merito coerenti e prive di contraddizioni tra primo e secondo grado.
  • La recidiva incide sulla quantificazione della pena e il suo effetto va valutato nel contesto del bilanciamento con eventuali attenuanti; la congruità della pena, se ben motivata congruentemente dai giudici di merito, è difficilmente rimovibile in Cassazione.
  • Ricorsi manifestamente infondati possono comportare, oltre al rigetto, l'obbligo di sostenere le spese processuali e il pagamento di somme alla cassa delle ammende quando emergano profili di colpa nell'impugnazione.
  • Nella ricostruzione dei reati contro il patrimonio è fondamentale documentare la sequenza temporale e causale degli atti (sottrazione, perdita di controllo, immediata violenza/minaccia) per ottenere la qualificazione favorevole (es. tentato furto) o per contrastare l'imputazione di rapina impropria.

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