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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34929/2025 del 27/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso riguarda la riforma operata dalla Corte di Appello di Bari che, su appello della Procura, dopo che il giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Bari aveva assolto Bentivoglio per la particolare tenuità del fatto, ha condannato l'imputato per il reato di cui all'art. 640 cod. pen. sostenendo la sussistenza dell'aggravante della 'minorata difesa' e, altresì, escludendo la causa di non punibilità per particolare tenuità (art. 131-bis). In Cassazione l'imputato ha lamentato: 1) errata applicazione delle norme sulle aggravanti (art. 61 n.5 e art. 640, comma 2, n.2-bis) e violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato relativamente alla motivazione sull'aggravante; 2) inosservanza/erronea applicazione dell'art. 131-bis e carenza di motivazione sull'esclusione della causa di non punibilità; 3) violazione delle norme sulla contestazione della recidiva (art. 99 cod. pen. e art. 522 cod. proc. pen.); 4) errata valutazione sulla conversione della pena e sulla presunta impossibilità di pagare (art. 133 cod. pen., artt. 53 e 58 legge 689/1981).

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso ritenendo che la Corte di Appello abbia travalicato il limite della devoluzione dell'appello: l'appello proposto dal Pubblico ministero riguardava esclusivamente la riconoscibilità dell'aggravante della 'minorata difesa', mentre la Corte territoriale, senza gravame sul punto, ha invece deciso in riforma sulla non riconoscibilità della causa di non punibilità ex art. 131-bis. Tale decisione è stata dichiarata viziata per violazione del principio di devoluzione; conseguentemente la sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio e assorbiti gli altri motivi. È stato ribadito che l'imputato è non punibile per la particolare tenuità del fatto come stabilito dal giudice di primo grado.

Norme richiamate

  • art. 640 cod. pen.

    art. 640, comma secondo, n. 2-bis

    Riferimento al reato contestato (truffa) e alla particolare aggravante della minorata difesa che fu oggetto dell'appello proposto dalla Procura

  • art. 61 cod. pen.

    Richiamato nel motivo di impugnazione in relazione alle circostanze aggravanti ritenute dalla Corte d'appello

  • art. 131-bis cod. pen.

    La Corte ha ritenuto che la valutazione della causa di non punibilità per particolare tenuità non potesse essere svolta dalla Corte d'appello in assenza di gravame sul punto: la questione è estranea alla devoluzione operata dall'appello della Procura e quindi non poteva essere decisa d'ufficio in secondo grado

  • art. 62 cod. pen.

    Riferimento all'attenuante contestata/esclusa dai giudici di appello; la sua valutazione rientra nel quadro delle censure mosse dall'imputato

  • art. 99 cod. pen.

    Citando le norme relative alla recidiva: il ricorrente ha contestato la valutazione della recidiva operata in appello, sostenendo che non fosse stata contestata negli atti iniziali

  • art. 522 cod. proc. pen.

    Norma citata rispetto alle formalità di imputazione/contestazione della recidiva e alla necessità che certe circostanze siano adeguatamente menzionate negli atti processuali

  • art. 133 cod. pen.

    Richiamato in relazione alla conversione della pena detentiva in pecuniaria e alla valutazione della concreta capacità di pagamento dell'imputato

  • legge 689/1981

    Riferimento alle norme sulla conversione delle pene pecuniarie e alla determinazione delle modalità di esecuzione

  • artt. 581 lett. c e 591, comma 1, lett. c, cod. proc. pen.

    Richiamate le regole formali sull'impugnazione che richiedono specificità dei motivi: da ciò deriva il principio che l'appello devolve al giudice solamente le questioni specificamente dedotte dall'appellante

  • principio di devoluzione

    Principio costituzionalmente e processualmente rilevante affermato dalla Corte: il giudice d'appello non può decidere su questioni non comprese nel gravame, salvo nullità assolute rilevabili d'ufficio

  • precedente Sezioni Unite (richiamato dalla difesa)

    Invocato dalla difesa il principio secondo cui l'esistenza di precedenti penali non preclude automaticamente il riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità; tale principio è stato richiamato come argomento difensivo nella controversia

Massime di principio

  • Il giudice d'appello è vincolato al rispetto del principio di devoluzione: può decidere solo sulle questioni e sui motivi espressamente sollevati nell'atto di impugnazione; decisioni su punti non oggetto di gravame possono determinare la nullità della sentenza di secondo grado
  • La causa di non punibilità per particolare tenuità (art. 131-bis) non può essere valutata in sede d'appello se nessuna delle parti ha tempestivamente impugnato o sollevato la questione nel gravame; l'appello deve essere specifico e circoscritto
  • La presenza di precedenti penali dell'imputato non impedisce di per sé il riconoscimento della particolare tenuità del fatto: tale principio, garantito dalla giurisprudenza di legittimità, va valutato caso per caso
  • Le aggravanti o circostanze favorevoli/sfavorevoli (es. recidiva, aggravante della minorata difesa) devono essere contestate e annotate negli atti processuali previsti; l'introduzione di nuovi elementi aggravanti in appello senza gravame formale è vietata
  • Chi impugna in appello deve formulare motivi specifici conformemente agli artt. 581 e 591 c.p.p.: la mancanza di specificità può precludere la devoluzione di questioni rilevanti e rendere la decisione di secondo grado invalida

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