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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22828/2022 del 13/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza di secondo grado sostenendo, in sintesi: 1) vizio di motivazione e travisamento probatorio nella valutazione delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia (in particolare Raffaele Dello Iacolo, Salvatore Romano e Pasquale Esposito Junior), denunciando circolarità delle prove e mancanza di autonomia genetica delle loro propalazioni; 2) errata qualificazione delle dichiarazioni (chiamata in correità vs chiamata de relato) e uso acritico di verbali riassuntivi anziché trascrizioni integrali; 3) assenza di riscontri individualizzanti e debolezza degli elementi esterni posti a fondamento delle dichiarazioni; 4) carenza di prova della premeditazione e illegittima estensione dell'aggravante a Bellofiore, ritenuto partecipe solo in fase esecutiva; 5) vizio di motivazione nel diniego delle circostanze attenuanti generiche e nell'applicazione della recidiva reiterata specifica.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato entrambi i ricorsi. Ha ritenuto che la Corte d'assise d'appello avesse condotto un esame ampio e logico delle prove, motivando in modo coerente la qualificazione delle dichiarazioni dei collaboratori: Dello Iacolo qualificato in parte come chiamante in correità (fase organizzativa/preparatoria) e in parte come dichiarante de relato (fasi esecutive apprese da Mele), mentre Romano ed Esposito risultano avere fonti autonome (Anna Calone, Vincenzo Mele) e dunque idonee a costituire riscontro. La Corte ha escluso la circolarità della prova, ritenendo che i frammenti di conoscenza diretta del Dello Iacolo integrino e corroborino le dichiarazioni de relato degli altri collaboratori. Quanto alla premeditazione, la Corte ha confermato la sua sussistenza (organizzazione, reperimento di un'arma "pulita", convocazione della vittima, ripartizione dei compiti) e l'estensione dell'aggravante anche a Bellofiore in ragione della percezione, prima dell'esecuzione, del carattere premeditato dell'azione e dell'intervallo temporale non trascurabile tra incarico ed esecuzione. Infine, ha ritenuto corretta e adeguatamente motivata la esclusione delle attenuanti generiche e l'applicazione della recidiva reiterata specifica a Mele.

Norme richiamate

  • art. 416-bis.1 cod. pen.

    La Corte ha fatto riferimento al riconoscimento, in favore dei collaboratori, di attenuanti speciali previste dall'art. 416-bis.1; la circostanza è stata usata per valutare la loro qualità dichiarativa e la loro attendibilità, senza che ciò ne abbia sminuito il valore probatorio quando riscontrato

  • art. 59 cod. pen.

    Richiamato insieme all'art.118 per estendere agli esecutori la circostanza aggravante della premeditazione quando acquisiscono la consapevolezza della premeditazione altrui prima dell'esaurirsi del loro apporto

  • art. 118 cod. pen.

    Applicato in combinato disposto con l'art.59 per giustificare l'estensione della premeditazione al concorrente che abbia acquisito conoscenza dell'altrui deliberazione omicidiaria

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Riferimento ai parametri di gravità, precisione e concordanza dell'indizio probatorio che la Corte ha ritenuto soddisfatti dal complesso degli elementi acquisiti

  • art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.

    Ricordato come limite del sindacato di legittimità: la Cassazione controlla la presenza di un apparato argomentativo logico e non rivede il merito della valutazione delle prove

  • art. 133 cod. pen.

    Norma sulle attenuanti generiche: la Corte ha ritenuto legittimo il giudizio di merito che ha escluso le attenuanti per la gravità del reato e la personalità del colpevole

  • art. 62-bis cod. pen.

    Richiamata nella motivazione per precisare il criterio di valutazione delle attenuanti generiche e il potere discrezionale del giudice del merito nel valutarle

Massime di principio

  • La Corte di cassazione sindaca la presenza di un apparato argomentativo logico e coerente; non rientra nelle sue funzioni riesaminare in fatto la credibilità delle prove, salvo manifesta illogicità o contraddittorietà.
  • Le dichiarazioni di collaboratori di giustizia possono essere qualificate diversamente in relazione a segmenti differenti della loro deposizione: possono essere chiamata in correità (quando il dichiarante ha partecipato materialmente o operativamente) e de relato (quando riferiscono ciò che hanno appreso da terzi); entrambe le tipologie sono utilizzabili se esistono elementi che ne garantiscono l'autonomia e la attendibilità.
  • La cd. circolarità della prova è superabile quando emergono fonti autonome o frammenti di conoscenza diretta che svolgono funzione corroborativa e individualizzante rispetto alle dichiarazioni de relato.
  • L'aggravante della premeditazione può essere estesa anche al concorrente che non abbia partecipato all'ideazione originaria se, prima dell'esaurimento del suo apporto, ha acquisito consapevolezza della premeditazione altrui; rilevano elementi organizzativi, tempo intercorso e modo di assegnazione dei compiti.
  • Il diniego delle attenuanti generiche rientra nella valutazione di merito: il giudice può basare la decisione su uno o pochi elementi ritenuti prevalenti (gravità del fatto, efferatezza, personalità dell'imputato) purché la motivazione non sia contraddittoria.
  • Per ottenere successo in cassazione rispetto a contestazioni di valutazione probatoria occorre dimostrare vizi logici, contraddittorietà manifesta o omissione di elementi essenziali nella motivazione; la mera richiesta di diverso apprezzamento delle prove è insufficiente.

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