Cassazione Penale, Sentenza n. 29397/2026 del 03/08/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente (pubblico ministero)
La controversia
La vicenda riguarda un episodio avvenuto nell'abitazione in cui l'imputato era sottoposto agli arresti domiciliari con controllo mediante dispositivo elettronico. Secondo l'imputazione, durante il controllo effettuato da due militari dell'Arma, l'imputato avrebbe proferito frasi offensive e minacciose nei confronti dei Carabinieri. Il Tribunale di Siracusa ha assolto l'imputato dal reato di resistenza a pubblico ufficiale ex art. 337 c.p. perché il fatto non sussiste, ritenendo che l'espressione ricordata dal teste escusso ('mi avete rotto il cazzo venite sempre a controllarmi') non avesse concretamente interferito con l'attività degli operanti. La Procura generale ha ricorso deducendo violazione dell'art. 507 c.p.p., sostenendo che nel capo di imputazione era riportata anche un'ulteriore espressione dal contenuto minaccioso ('posso andare in galera, tanto prima o poi esco, come ne devo ammazzare 20 ne ammazzo 21, non ho paura di voi'), non ricordata dal solo teste escusso, e che il Tribunale avrebbe dovuto disporre d'ufficio l'esame dell'altro carabiniere intervenuto, già rinunciato dalle parti, perché utile a ricostruire compiutamente il fatto.
La decisione
La Corte di cassazione ha ritenuto fondato il ricorso del Pubblico ministero. Ha affermato che il giudice di merito, quando dagli atti emerga la possibile decisività di un'integrazione probatoria, deve motivare sull'eventuale mancato esercizio del potere-dovere di assumere prove d'ufficio ex art. 507 c.p.p., non potendo limitarsi a prendere atto della rinuncia delle parti all'esame di un testimone se dagli atti risulta che tale prova può essere necessaria per l'accertamento del fatto. Poiché il Tribunale non aveva adeguatamente giustificato il mancato ricorso all'integrazione probatoria, la sentenza assolutoria è stata annullata con rinvio per nuovo giudizio al Tribunale di Siracusa in diversa persona fisica.
Norme richiamate
norma incriminatrice contestata in imputazione, relativa alla resistenza a pubblico ufficiale; la sentenza di merito aveva escluso la sua integrazione, ma la Cassazione non entra nel merito della configurabilità del reato perché annulla per vizio processuale.
il giudice può disporre d'ufficio l'assunzione di prove decisive quando dagli atti emergano lacune probatorie rilevanti; il mancato esercizio del potere-dovere va adeguatamente motivato, non essendo rimesso a mera discrezionalità quando la prova appaia necessaria.
viene richiamato come fondamento del principio per cui il giudice può ammettere prove d'ufficio nei casi previsti dalla legge, anche se le parti vi hanno rinunciato, purché non si tratti di iniziative esplorative.
Massime di principio
- Nel processo penale, il principio della ricerca della verità materiale impone al giudice di attivarsi con i poteri integrativi d'ufficio quando le prove acquisite non consentano una decisione affidabile e dagli atti risulti la possibile decisività di ulteriori prove.
- La facoltà del giudice di assumere prove ex officio non è limitata dalla sola rinuncia delle parti all'esame di un testimone, se la prova appare rilevante per completare in modo non esplorativo il quadro probatorio.
- Quando dagli atti emerge che una prova ulteriore potrebbe incidere in modo determinante sull'esito del giudizio, il giudice deve esplicitare le ragioni del mancato esercizio del potere di integrazione probatoria; la sua omissione integra vizio di legittimità della sentenza.
- Il giudice non può scegliere tra proscioglimento e acquisizione della prova decisiva come se si trattasse di opzioni equivalenti, ma deve prima verificare se l'accertamento del fatto richieda l'esercizio del potere-dovere di completare l'istruttoria.
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