Cassazione Penale, Sentenza n. 47389/2024 del 23/12/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Spanò ha impugnato l'ordinanza che aveva rigettato la sua opposizione al diniego di riabilitazione. Il ricorrente sosteneva che, avendo ottenuto dal Comune di Trabia la revoca dell'ingiunzione a demolire, la concessione in sanatoria delle opere edilizie e la dichiarazione di abitabilità, fossero state eliminate le conseguenze del reato e quindi venisse meno l'ostativo mancato ravvedimento in relazione alle obbligazioni civili.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che, ai fini della riabilitazione, è imprescindibile l'adempimento delle obbligazioni risarcitorie o l'attivarsi concreto del condannato per eliminare tutte le conseguenze civili del reato. Il Tribunale di sorveglianza aveva correttamente ritenuto che le iniziative amministrative di regolarizzazione dell'immobile non dimostravano un'emenda concreta rispetto ai danni urbanistici, paesaggistici, ambientali e sismici e che permangono profili di danno e soggetti lesi diversi dal solo Comune di Trabia. Perciò il rigetto della riabilitazione è stato ritenuto privo di vizi logici o giuridici. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
La norma sulla riabilitazione viene interpretata insieme alla giurisprudenza nel senso che l'adempimento delle obbligazioni civili derivanti dal reato è condizione imprescindibile per la concessione della riabilitazione; l'adempimento non è valutato solo con criteri civilistici ma anche come indice dell'emenda e della condotta postuma del condannato.
L. n. 47 del 1985, art. 20, lett. c)
Richiamata per indicare che il Tribunale originario aveva deciso di non procedere soltanto rispetto ad alcune fattispecie (opere abusive ai sensi dell'art. 20 lett. c)), ma che permanevano altre condanne per reati collegati.
Richiamato quale norma relativa all'alterazione delle bellezze naturali: il Tribunale aveva dichiarato non doversi procedere per tale reato in alcuni aspetti, ma restavano altri profili di responsabilità penale collegati all'attività edilizia.
Norma procedurale applicata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali in cassazione a seguito del rigetto del ricorso.
Massime di principio
- Per ottenere la riabilitazione è necessario dimostrare l'adempimento delle obbligazioni civili derivanti dal reato o almeno iniziative concrete e dimostrabili volte a eliminare tutte le conseguenze dannose; non basta una mera regolarizzazione amministrativa dell'opera se permangono danni ad interessi diffusi.
- L'emenda rilevante per la riabilitazione si valuta anche in base al valore dimostrativo della condotta successiva: azioni simboliche possono essere considerate solo se attestano una reale volontà riparatoria verso tutti i soggetti lesi.
- La regolarizzazione edilizia nei confronti di un solo ente pubblico (es. ottenimento di una concessione in sanatoria) non implica automaticamente la rimozione di tutte le conseguenze del reato quando sussistono danni urbanistici, paesaggistici, ambientali o rischi sismici che colpiscono interessi diffusi.
- Il ricorrente ha l'onere di fornire prove concrete dell'attività riparatoria nei confronti di tutti i soggetti danneggiati o delle misure adottate per eliminare gli effetti pregiudizievoli del reato.
- In presenza di reati 'satellite' o profili di danno aggiuntivi rispetto a quelli regolarizzati amministrativamente, il giudizio sulla riabilitazione richiede una valutazione complessiva delle iniziative poste in essere e del loro valore come indice di emenda.
- In fase di impugnazione in Cassazione la Corte verifica sia la correttezza giuridica sia la coerenza logico-argomentativa delle motivazioni del giudice di merito circa l'assenza di emenda: motivazioni chiare e riferite a fatti concreti rendono il rigetto difficilmente illogico o illegittimo.
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